Il 27 agosto il cda in scadenza di Ente Bacini si riunirà per approvare il bilancio 2024. È un passaggio cruciale di una vicenda che è diventata delicata per diverse ragioni, portando finalmente il consiglio a esprimere un voto che si riferisce ad attività concluse quasi nove mesi fa.
Nel giro di poco tempo, negli ultimi mesi, si sono giustapposte le dimissioni dell’amministratore delegato Alessandro Terrile, diventato vicesindaco di Genova con la giunta di Silvia Salis, l’amministrazione straordinaria dei commissari Seno e Benedetti, arrivata a scadenza a giugno, il protrarsi della votazione sul bilancio, mentre la scadenza della concessione a fine anno si avvicina e resta aperto il dossier sulla privatizzazione. Nel frattempo a marzo scorso il consiglio era scaduto ed è stato prorogato, ma con l’ovvia condizione di maggiore precarietà rispetto agli anni precedenti.
Sul futuro della governance di Ente Bacini i giochi secondo i rumors sono quasi fatti: salvo sorprese dell’ultima ora – e come aveva anticipato questo giornale a fine maggio – amministratore delegato dovrebbe essere Maurizio Anselmo, fino allo scorso anno ad del terminal San Giorgio di Genova che ha guidato prima alla crescita poi al passaggio di proprietà dal gruppo Gavio al gruppo Messina. Di Anselmo si era anche parlato come papabile alla presidenza dell’Authority, prima che la scelta cadesse su Matteo Paroli. Il nome piace molto al governatore Bucci, ma uno dei nodi sarebbe l’emolumento. La via d’uscita potrebbe essere trovata attribuendo ad Anselmo due ruoli: quello di direttore generale in aggiunta al compito di ad. Lo stipendio potrebbe così salire rispetto ai circa 70 mila euro previsti per l’ amministratore.
Alla presidenza di Ente Bacini si profila la conferma di Daniela Boccadoro Ameri, che avrebbe il placet del viceministro alle Infrastrutture Edoardo Rixi. Ameri si è trovata a presiedere l’ente dal 2024 in quanto membro più anziano del cda, nel tormentato momento dell’inchiesta Toti e delle dimissioni di Mauro Vianello che aveva lasciato scoperto il ruolo.
I rumors per quanto riguarda i componenti del cda sono invece più incerti. Due imprese private, Gin e Riparatori Navali, hanno scritto al presidente dell’Autorità di sistema portuale, Matteo Paroli, per chiedere un rappresentante. Ma il numero uno dell’Authority sembra propenso a respingere la richiesta a quanto si apprende da fonti di Palazzo San Giorgio. Le cose potranno cambiare invece quando dovesse riprendere il percorso di privatizzazione. Il tema è sul tappeto da anni, ma continuamente rimandato, dopo un tentativo non andato a buon fine con la gara del 2018. Quando è diventato ad, nel 2022, Alessandro Terrile aveva messo al primo posto la necessità di «continuare a garantire la natura pubblica dei bacini». Più recentemente l’ex ad aveva fatto domanda di proroga della concessione per 4 anni, in modo da completare i lavori di ammodernamento in corso, che riguardano vasche e banchine, e riconsegnare l’Ente all’Authority al termine del periodo, perché poi si decida se procedere con la gara o mantenere l’assetto attuale.
Per il presidente Paroli il futuro del comparto delle riparazioni navali è un banco di prova. In ballo c’è anche la redazione del nuovo Piano regolatore portuale, che dovrà decidere se la funzione industriale rimarrà dov’è adesso o verrà spostata. Attualmente, a quanto si apprende, Paroli non avrebbe nessuna fretta di privatizzare e le priorità del nuovo cda saranno quindi altre. Per quanto riguarda la proroga della concessione, potrebbero esserci sorprese, se il nuovo cda riterrà di lavorare con un obiettivo industriale di sviluppo del lavoro, perché i quattro anni richiesti da Terrile non sarebbero sufficienti per fare investimenti significativi. La gara del 2018, per fare un esempio, prevedeva una concessione di 25 anni.
Intanto le imprese private aspettano di conoscere il loro futuro. «Non abbiamo informazioni dall’ente, vedremo se ci verranno condivise nei giorni precedenti al consiglio o se potremo discuterle», afferma Giuseppe Barbera, amministratore della Gennaro, una delle aziende che hanno fatto di questo comparto un polo d’eccellenza.