Eolico offshore, tagliati i fondi per Taranto: nel 2027 il reintegro promesso dal Mase

La dotazione destinata al porto per il 2026 scende a 13,94 milioni di euro rispetto ai 28 milioni assegnati. Il ministro Pichetto Fratin rassicura: riduzione temporanea e risorse da reintegrare nel 2027

Ultimo aggiornamento 24 settembre 2026 - 13:07

Il porto di Taranto dovrà fare i conti con una sforbiciata ai fondi destinati allo sviluppo della filiera dell’eolico offshore. Nel 2026 la dotazione per gli interventi dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ionio scende a 13,94 milioni di euro, rispetto ai 28 milioni che erano stati assegnati nell’ambito del programma nazionale per lo sviluppo degli impianti eolici galleggianti in mare.

La riduzione rientra nei tagli lineari ai capitoli di spesa del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica. Il ministro Gilberto Pichetto Fratin ha però assicurato che si tratta di una riduzione temporanea e che le risorse saranno reintegrate nel corso del 2027. Anche gli uffici del ministero, secondo quanto riferisce l’AdSP, avrebbero confermato che la dotazione prevista per il 2027 resterà invariata e che la quota non utilizzata nel 2026 potrà essere recuperata sulla base dei cronoprogrammi degli interventi.

Il tema riguarda un programma che inizialmente disponeva di 78 milioni di euro per sostenere lo sviluppo della filiera italiana dell’eolico offshore. La dotazione oggi disponibile sui relativi capitoli del Mase ammonta complessivamente a 38,3 milioni. Per Taranto, dunque, la riduzione incide direttamente sulla capacità di spesa prevista per quest’anno.

L’Autorità portuale era stata individuata come beneficiaria di 28 milioni di euro con il decreto interministeriale adottato il 4 luglio 2025, in attuazione dell’articolo 8 del decreto legge 181 del 2023. Il provvedimento era arrivato dopo la manifestazione di interesse presentata dall’AdSP nel maggio 2024.

Il presidente dell’Autorità, Giovanni Gugliotti, legge nelle rassicurazioni del ministro un elemento di continuità del progetto, ma chiede che il reintegro venga formalizzato. «Nella prospettiva di un reintegro, il Ministero ha evitato di modificare il rilievo strategico degli interventi e di inficiare gli obiettivi della misura», sottolinea Gugliotti.

La vicenda presenta anche un problema di tempi. La normativa prevedeva che le aree demaniali portuali interessate dagli interventi fossero individuate entro 120 giorni dalla scadenza del bando Mase, fissata al 18 settembre 2024. L’individuazione è arrivata invece con il decreto del luglio 2025. Da allora l’AdSP sostiene di aver rispettato le richieste del ministero: il 26 febbraio ha trasmesso gli elaborati progettuali esecutivi richiesti il 21 gennaio e il 25 maggio ha risposto alla richiesta di aggiornamento del cronoprogramma arrivata il 20 maggio.

La rimodulazione delle risorse, riferisce l’Autorità, è stata comunicata solo questa settimana, rendendo necessario adeguare il progetto alla nuova disponibilità finanziaria.

Ora Taranto chiede dunque un passaggio formale sul 2027. Per l’AdSP la certezza delle risorse residue è una condizione necessaria per costruire un quadro finanziario stabile e procedere con gli investimenti destinati a rafforzare il ruolo del porto nella filiera dell’eolico offshore.

Il tema potrebbe tornare al centro del confronto l’8 e 9 ottobre, quando Taranto ospiterà l’evento Offshore Wind Revolution. Gugliotti auspica la presenza di Pichetto Fratin: «Un chiarimento complessivo è necessario per un porto e una Città che hanno subito troppe volte in passato le conseguenze negative di cambi di programma».