“Ets, una battaglia di sopravvivenza. L’Italia è pronta al confronto con l’Ue”

Il presidente di Assoporti, Roberto Petri: "Con le prime modifiche è stata aperta una breccia. Ora dobbiamo allargarla. Spaccatura coi porti del Nord Europa? Più che altro diverse sensibilità, dovute a motivi geografici"

Ultimo aggiornamento 21 luglio 2026 - 20:15

Genova – «Per noi quella dell’Ets è una battaglia di sopravvivenza. Tuttavia, in politica non bisogna mai dire mai: le modifiche introdotte dalla Commissione europea sono timide, ma sono pur sempre una breccia. Che si può allargare, se l’Italia saprà dialogare in maniera efficace con Bruxelles. E le premesse perché ciò avvenga, ci sono». Così Roberto Petri, presidente di Assoporti, l’associazione delle Autorità di sistema portuale italiane, sulle recenti modifiche introdotte al sistema europeo di tassazione delle emissioni delle navi dalla Commissione europea. Novità che, come è emerso in questi giorni, hanno sostanzialmente deluso gran parte delle aspettative del mondo armatoriale italiano.

Il nodo più evidente sembra essere quello della navigazione di corto raggio.
«Certamente. A fronte di qualche piccola soddisfazione ottenuta con le recenti modifiche all’Ets, c’è da dire che vincolare all’attuale meccanismo le grandi Isole come sono la Sardegna e la Sicilia rende meno competitivo il trasporto via mare, che quindi dove possibile viene sostituito nuovamente dal trasporto su gomma, invertendo una tendenza che era in atto da tempo. E producendo paradossalmente il classico effetto del cane che si morde la coda: introduci delle norme per ridurre l’inquinamento, e in realtà quell’inquinamento lo sposti, e pure in misura aumentata, da un’altra parte: una contraddizione».

Per quanto riguarda le banchine, la Commissione ha introdotto nuovi criteri sull’individuazione degli scali di transhipment extra-Ue. Sui cui l’associazione europea dei porti ha espresso il proprio scetticismo. Detto questo, c’è una spaccatura tra porti del Sud e del Nord Europa?
«Diciamo che c’è una diversa sensibilità data dal fattore geografico. I porti italiani e del Mar Mediterraneo soffrono maggiormente il tema dell’Ets perché, a differenza del Nord Europa, si trovano a fronteggiare la concorrenza diretta delle banchine nel Nord Africa, dove non a caso sono in corso grandi investimenti infrastrutturali. Inoltre, servendo bacini di utenza ridotti, i porti di destinazione mediterranei sono più piccoli e in numero maggiore rispetto al Nord Europa. E questi sono nel complesso tutti elementi che pongono a nostro carico un impatto dell’Ets più pesante».

Vero è, tuttavia, che per l’adozione definitiva delle modifiche al meccanismo i passaggi in Europa sono ancora molti.
«E il percorso che abbiamo davanti è prettamente politico. Vede, mai come in questo caso vale bene il detto “chi è causa del suo mal pianga sé stesso”. Negli ultimi 20 anni, l’Italia si è disinteressata quasi del tutto di quello che accadeva a Bruxelles, specie su queste tematiche legate all’ambiente. Oggi invece c’è la consapevolezza che se si vuole far sentire il proprio peso e la propria voce, in Europa è necessario esserci e dialogare in maniera continuativa con le sue istituzioni. Per quanto ci riguarda, oggi in sede di Espo siamo costantemente presenti a rappresentare gli interessi dei porti italiani. Ma anche a livello politico, posso garantire che su questo tema c’è l’attenzione massima della Presidenza del Consiglio. In sede europea abbiamo già visto le osservazioni espresse dal vicepresidente della Commissione, Raffaele Fitto, e sono diversi gli esponenti del governo che hanno denunciato la problematica, non ultimo il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso. Per non parlare del ministero dei Trasporti, dove il tema, lo posso assicurare, è seguito in maniera mi permetterei di dire ossessiva. Il varco è stato aperto, la discussione è in atto. Sono sicuro che ci sarà il modo e il tempo per rendere il meccanismo funzionale alla condizione dei porti italiani e mediterranei. Del resto, come si diceva all’inizio, questa è realmente una battaglia di sopravvivenza». —