Riforma dei porti, basta tabù: i numeri inchiodano il vecchio sistema / ANALISI

Bilanci solidi, investimenti incompleti e governance frammentata riaprono il confronto sull’efficienza, tra risorse accumulate, politica e nuove responsabilità

Fabrizio Vettosi

Ultimo aggiornamento 31 agosto 2026 - 17:23

Leggo ancora molte considerazioni dogmatiche sul presunto scempio di stampo privatistico che si starebbe consumando attraverso il disegno di legge n. 2925 meglio noto come “riforma Portuale”. In perfetto clima di “dagli all’untore” per la possibile adozione del modello privatistico, si continua a ripetere un inutile quanto stantio refrain, ovvero la “riesumazione” dell’art. 11ter della l. 84/94 che prevede la “Conferenza di Coordinamento delle AdSP”, dimenticando tuttavia, come più volte sottolineato dal sottoscritto, che quest’ultima è un “organo consultivo” e “non esecutivo”, cioè un “contenitore vuoto”, o meglio come più volte definito, una tea room dei Presidenti e dei Ministro che la coordinerebbe.

Ma siccome nulla si è fatto, non comprendo per quale ragione si deve demonizzare un tentativo (sottolineo l’unico) per rendere più efficiente un sistema che al momento sembra aver solo accumulato risorse rilevanti con poca visione strategica e tanta influenza della partitocrazia localistica. Con tutti i limiti dell’errare umano che può riservarsi ad un analista che tratta numeri, mi sembra interessante la lettura che ci perviene dai dati di bilancio delle AdSP partendo da quelli disponibili riferiti al 2024. Per la verità, ad esser precisi, il dato riferito all’AdSP del Mar di Sicilia Orientale è relativo al Bilancio di previsione non avendo disponibilità di quello consuntivo dal sito web.

Il dato che colpisce molto è l’elevatissima redditività delle AdSP che sommano un totale Ebitda (Margine Operativo Lordo) di circa 320 milioni. Con una marginalità percentuale del 38% sui ricavi. Non andiamo molto lontano se affermiamo che nell’arco temporale 2019-2024 le AdSP hanno generato un Flusso di Cassa derivante dalla gestione operativa di circa 1,6 mld. A cui vanno ad aggiungersi i trasferimenti dello Stato e quanto previsto dal PNRR; in pratica un consistente ammontare di risorse finanziarie che non sembra essere stato investito in maniera sempre efficiente e, soprattutto, che conferma come l’overlapping che caratterizza le priorità strategiche sia una costante che rende il sistema decentrato molto poco efficace. Ciò soprattutto considerando il fatto che la portualità costituisce l’infrastruttura più rilevante e vitale per un Paese come l’Italia caratterizzato da molteplici distretti manifatturieri e turistici e da una complessità logistica dovuta alla sua orografia.

Se poi andiamo (anche con un po’ di aiuto da parte dell’AI) ad analizzare la percentuale di attuazione dei provvedimenti nell’arco temporale medesimo vediamo che si attesta in poco più del 60%, con un incremento significativo negli ultimi anni probabilmente causato dai vincoli temporali imposti dal PNRR che impone l’esecuzione e realizzazione delle gare entro il 2026.

Indubbiamente si dirà che la burocrazia è il male del Paese e che il compito dei presidenti delle AdSP (per la verità abbastanza ben pagati se si considera che il monte indennità supera i 4,5 mil.) è alquanto improbo. Quindi, a maggior ragione la presenza di un “General Contractor” che ha anche poteri di indirizzo quale la Porti d’Italia SpA potrebbe superare quella che si ritiene una prerogativa imprescindibile, ovvero la competenza dello Stato e delle Regioni sulla politica portuale, e che, invece, è stato uno dei vincoli, per non dire freni, soprattutto nelle nomine dei Presidenti. Così come non si ritiene un constrain il fatto di dover modulare i DPSS con l’accordo di programma previsto dall’art. 5 dello stesso disegno di legge, anzi esso rappresenta un conseguenza della ratio della norma che è modellata proprio sulla centralità strategica che si vuole dare a Porti d’Italia SpA; quindi non una terza sovrastruttura tra AdSP e MIT, bensì una vera struttura con una visione comprensiva, ed in cui il MEF (che ha i cordoni della borsa) ha il giusto diritto di esprimere il proprio giudizio. Ed è forse questa la vera novità su cui non si è prestata attenzione, ovvero la presenza incisiva ed invasiva del MEF che lascia meno spazio all’autoreferenzialità tra MIT e realtà politiche locali.

Venendo poi alla solita litania delle risorse sottratte alle AdSP, il sottoscritto ha più volte esibito le simulazioni previste dalla stessa nota tecnica di accompagnamento in cui si dimostra che le AdSP, post Porti d’Italia SpA, non avrebbero alcunché da lamentarsi in quanto i loro bilanci rimarrebbero tranquillamente in utile, anzi forse anche migliori, alla luce della forte riduzione dei costi operativi (inclusi gli ammortamenti sulle opere) che sarebbero trasferiti sulla Porti d’Italia SpA. D’altro canto, è abbastanza suggestiva e surreale questa tesi alla luce appunto dei circa 320 mil. Di Margine Operativo Lordo generati nel solo 2024 e di oltre 700 mil. Di avanzi accumulati. Ciò a fronte di un costo del personale non banale, visto che lo stipendio medio per gli oltre 1.500 dipendenti delle AdSP sfiora i 100 mila euro l’anno (non proprio da fame), sicuramente superiore alla media degli stipendi di colleghi di altri settori. Quindi non si comprende la lamentela che proviene da più parti, ed in cui si paventano potenziali incrementi delle tasse portuali  merci, passeggeri, ancoraggio e sui canoni concessori; se ciò avvenisse sarebbe completamente ingiustificato.

Soffermandoci poi sulla temuta “cancellazione” di alcune di AdSP per l’eventuale consecutività delle perdite (tre volte su un quadriennio), mi sembra quasi lo studente che fa filone per sottrarsi alla pagella. Ebbene anche in questo caso il Viceministro Rixi ha più volte sottolineato che sia opportuna una ricognizione sull’efficienza delle AdSP (per la verità questo sarebbe un normale esercizio rientrante a pieno diritto tra i compiti del MIT). Anche su ciò c’è da dire che, seppur limitandoci al 2024, si denota una certa polarizzazione delle performance, con alcune AdSP che presentano un’incidenza del costo del personale superiore alle media del 22%, oppure (quasi automatico risvolto della medaglia) con un Margine Operativo Lordo inferiore alle media del 38%.

Evidentemente da questa breve analisi non si vuole emettere un giudizio sull’operato delle singole AdSP, il cui compito dei Presidenti è complesso e reso difficile proprio da quella politica che ne indirizza la nomina; un’analisi più puntuale ed atomistica ci consentirebbe di confermare o smentire una tesi che ci porta ad esprimere un giudizio comunque positivo sulla riforma alimentato forse anche da questa analisi più prettamente di natura economico-finanziaria; ricordiamoci ad ogni modo che Porti d’Italia, seppur costituita in forma di SpA, rimarrà pur sempre a controllo pubblico.