La Spezia – «Rispetto a Genova e Livorno, alla Spezia mancano i traghetti». Lo aveva detto a chiare lettere dal palco del roadshow de Il Secolo XIX sulla Blue Economy, Andrea Fontana. E lo ha ribadito focalizzando l’attenzione su una specifica area portuale, come Calata Paita: «Potrebbe contenere un parcheggio da oltre 400 auto. Di fatto, ponendo rimedio a uno dei principali ostacoli allo sviluppo del servizio in città».
Fontana, che oggi è presidente degli Agenti marittimi spezzini, parla con cognizione di causa. In passato, ha gestito la linea tra il Golfo dei Poeti alla Corsica, attiva tra il 1979 e il 1996. E ha ricoperto incarichi anche a Genova, curando il collegamento con il Marocco. «Sono stato nel settore per molti anni», racconta tracciando un quadro dei possibili sviluppi dello scalo spezzino. I vantaggi di ricreare un ponte con l’isola francese e la Sardegna, a suo dire, sarebbero diversi: «Poca manodopera, una tassa per passeggeri e mezzi imbarcati, e anche un’opportunità per il refitting». Prospettive che la città ha già avuto in passato. Ma che poi, alla fine degli anni Novanta, ha abbandonato.
L’idea è tornata di recente al centro del dibattito in quella che doveva essere una tavola rotonda sullo scalo e che si è presto trasformata in un serbatoio di spunti e riflessioni. «La Spezia non ha mai voluto incanalarsi con convinzione nel settore dei traghetti – aggiunge Fontana –. Un filone che, però, potrebbe dare tanto alla città». Sarebbe un jolly. «Una carta da giocare per concorrere ancora di più con Genova e Livorno, due colossi». Ma, soprattutto, per «attrarre ricchezza». Sul punto, il presidente degli agenti marittimi è netto: «Una linea aperta con le isole porterebbe in città un flusso di persone. Gente che spende. Che si ferma a dormire nel Golfo dei Poeti prima della partenza o dopo l’arrivo. E che, magari, resta colpita da posto e vi torna in vacanza. È un volano». Senza dimenticare benefici più diretti, strettamente legati al settore: «Non richiede manodopera portuale, se non per il personale impegnato nelle operazioni di rizzaggio. Può aumentare il fatturato della stazione marittima, grazie a una “fee” su ogni mezzo e passeggero imbarcati. Il che non è un dettaglio, visti i costi di mantenimento della struttura». Infine, ci sono i temi di rimessaggio e refitting: «Il territorio ha le competenze per diventare un punto di riferimento in tal senso».
Restano, però, alcuni nodi. Uno cruciale, per Fontana: lo spazio. «Il traffico traghetti non ha avuto successo nel territorio per la mancanza di grandi piazzali dove far parcheggiare i mezzi», rileva. Zone che però, sempre secondo una sua idea, potrebbero essere individuate a Calata Paita. «È una soluzione percorribile, almeno ipoteticamente – conclude –. Dedicare un’area a 400 o 500 stalli sarebbe un passo decisivo per provare a riportare il servizio nel Golfo. Senza la carta dei piazzali, ogni rotta resterà semplicemente un’ipotesi».