Il Forum della Blue Economy ha fatto tappa a Bari. La cronaca degli interventi / VIDEO

Il programma degli interventi del Forum di Blueconomy

L'intervento di Francesco Mastro

Ultimo aggiornamento 1 dicembre 2025 - 22:08

Il video del convegno

Settimo appuntamento oggi a Bari, al teatro Kursaal Santalucia, per il Forum sulla Blue Economy, tappa del Road to Best, il ciclo di eventi promosso da Blue Media in avvicinamento al prossimo Blue Economy Summit and Trade, in programma a Genova dal 9 al 12 marzo 2026. A moderare l’evento i giornalisti Francesco Ferrari e Simone Gallotti della redazione del Secolo XIX-Blueconomy Hub.

La mattinata ha visto, dopo il saluto dell’ammiraglio Donato De Carolis, direttore marittimo della Puglia e Basilicata Jonica, l’intervista a Francesco Mastro, presidente AdSP del Mar Adriatico Meridionale.

A seguire si è svolta la Tavola Rotonda su “Merci, traghetti e crociere: un ecosistema da preservare”, con Vincenzo Prencipe, presidente regionale Associazione Agenti Raccomandatari e Mediatori Marittimi di Puglia (Raccomar); Giacomo Erario, direttore generale Terminal Crociere; Felice Panaro, presidente Associazione Spedizionieri Pugliesi; Antonio Maria Vasile, presidente Aeroporti di Puglia; Mario Aprile, presidente Confindustria Bari; Vito Totorizzo, Istop Spamat.
Poi l’intervento frontale “Infrastruttura e logistica sostenibile” di Ugo Patroni Griffi, professore ordinario di diritto commerciale, Università di Bari Aldo Moro. In chiusura “La presenza femminile nello shipping” con Marella De Matteo, Port Operations Specialist, Bari-Brindisi Cruise Terminal, e Francesca Tempesta, Sales & Operations, Fiore Viaggi.

Il saluto dell’ammiraglio De Carolis

L’intervento dell’ammiraglio De Carolis

L’ammiraglio De Carolis ha sottolineato l’importanza di fare cultura per creare lavoro valorizzando la risorsa mare e di interagire con le comunità locali. “La Puglia – ha detto è fortunata per quanto riguarda la blue economy, che contribuisce con porti, cantieri, e anche nella gastronomia. E’ un assett che va valorizzato. La Guardia costiera tutela il mare e l’ambiente da 160 anni. Con la Regione Puglia portiamo avanti progetto che guarda alla risorsa mare in orizzonte 2030 per una gestione integrata dello spazio marittimo. Con le Adsp lavoriamo al futuro dei porti green”.

Francesco Mastro: “Due grandi opere per risolvere la carenza di spazi del porto di Bari”

Nella sua intervista, il presidente Mastro ha fatto una panoramica degli obiettivi e delle sfide del suo mandato di quattro anni, appena cominciato. “

Due grandi opere – ha detto – stravolgeranno in meglio porto Bari. Una è l’ultimazione della colmata della Marisabella. Il  porto di Bari ha limitazione spazi, puoi solo ottimizzare. Arriverà a completamento a inizio 2027. Una ulteriore immensa opera che migliora anche  l’impatto ecologico è la camionale, lunghissima strada a 4 corsie, un investimento da 260 milioni, che collegherà autostrada e porto attraverso l’interporto, agevolando lo sviluppo del traffico merci. Il porto di Bari, oggi è raggiungibile solo attraverso la viabilità cittadina. Ma interverremo anche sulla viabilità interna.  C’è una strada lungo dorsale portuale e soltanto due varchi, un di ingresso e uno di uscita. Voglio aprire un ulteriore varco. Poi, altra chicca: la sistemazione dello specchio acqueo esterno alla nostra circoscrizione, ma importante. Riguarda accessibilità nautica della città, un problema da 44 anni”. Mastro intende muoversi velocemente, superando le lentezze burocratiche.

Mastro: “La burocrazia dei controlli anti-mafia non deve paralizzare lo sviluppo”

Mastro ha poi spiegato il rapporto spesso difficile fra porto e città. “Io ho certe esigenze, il sindaco altre. Tuttavia la legge del 2016 stabilisce che ci debba essere integrazione. Un esempio concreto: l’apertura di un ulteriore accesso al porto. Oggi abbiamo un accesso inutilizzato in via Caracciolo, ma non riusciamo ad aprire il varco che alleggerirebbe il traffico portuale in modo significativo. Abbiamo un sistema di digitalizzazione straordinario per sbloccare i flussi, ma poi i camion restano in coda. Perché? Perché l’ufficio tecnico urbanistico del Comune dovrebbe installare semafori al varco, ma teme che intralcino la viabilità esterna. Speravo che la riforma a cui sta lavorando il ministero delle Infrastrutture affrontasse questo tema, ma non trovo nulla sull’abbattimento delle burocrazie. Porti e retroporti devono essere snelli. Dobbiamo smettere di avere paura dei fenomeni mafiosi al punto da iper-controllare tutto: i controlli sono giusti, ma non devono paralizzare. Serve una grande capacità di comunicazione”.

Mastro: “La sfida del Prp: lo approveremo in quattro anni”

Mastro ha proseguito parlando anche della realizzaizone del nuovo Piano regolatore portuale di Bari. “La riforma non interviene a stravolgere l’istruttoria prevista dalla riforma del 2016: introduce solo una maggiore presenza del Governo nel finanziamento delle grandi opere. Il problema principale resta la deburocratizzazione, che si riflette anche sul Prp. La riforma del 2016 non ha migliorato molto, come dimostra il caso di Genova.

In Puglia abbiamo avuto i migliori tecnici, come Vespasiani, che in soli cinque anni hanno approvato il Piano Strategico di Sistema (Pss) di Brindisi. I difetti della burocrazia sono sempre gli stessi: procedure antimafia e la necessità di appagare l’ego di chiunque. Eppure, il Prp di Brindisi è stato approvato in cinque anni dall’inizio dell’istruttoria, insieme al Pss valido per tutti e sei i porti.

Per Bari, consapevoli delle limitazioni di spazio, puntiamo ad approvare il Prp in quattro anni. Stiamo iniziando a identificare i tecnici che dovranno realizzare tutto. Io sono tenace: è una sfida che accetto e voglio chiudere entro il mio mandato. A Brindisi pensavo di trovare più resistenza; Bari è più levantina e pragmatica, mi aspetto un iter anche più veloce dei cinque anni di Brindisi. Il nostro piano attuale risale al 1974: è ora di cambiarlo”.

Mastro: “I tempi della Riforma? Dipenderà dal Parlamento”

“Rixi ha detto che la riforma è agganciata al Pnrr, con scadenza a fine giugno. Il Governo può fare in un mese, ma quando entri in Parlamento non sai quando ne esci. Perché far durare anni una discussione su problemi che sappiamo vanno risolti? Io introdurrei tempi certi: tre mesi, massimo un anno. Il Governo dice che il Ddl sarà presentato entro dicembre, poi vedremo. In forma migliorabile magari, ma va bene. Presidenti, segretari generali e responsabili tecnici sono chiamati a dare contributi e proposte. Il 3 dicembre saremo all’assemblea di Assoporti, a cui parteciperanno anche i componenti del Comitato di Gestione: sono previsti 3.000 partecipanti. A latere, a pranzo e nel pomeriggio ci sarà un riunione ristretta dei presidenti per discutere la riforma e il nuovo presidente di Assoporti”.

Mastro: “L’ingerenza governativa nelle Adsp rischia di rallentare le decisioni”

Ha proseguito ancora Mastro: “La riforma portuale prevede la nascita di Porti d’Italia S.p.A., una novità che spaventa molti. Le perplessità si possono risolvere solo con una riflessione approfondita sul testo. Ciò che preoccupa davvero è il bilancio: quanto dovranno sborsare le Autorità? Si parla di 150 milioni complessivi, con Genova che ne verserebbe 45 e noi circa 6 milioni. Se si vuole trovare un modo per far saltare i presidenti, l’unico è il bilancio negativo. So che in Parlamento questo aspetto della riforma non è considerato il massimo. La governance della S.p.A. sarebbe avulsa dal controllo parlamentare, sotto l’esclusiva del Governo. Le proposte attuali prevedono rappresentanti del Mef e del Mit per segretario generale, direttore generale e presidente. Noi, presidenti delle AdSP, siamo spettatori: daremo le nostre impressioni e visioni su ciò che è la gestione del porto, ma poi il Governo sarà libero di fare ciò che vuole. Certo, l’ingerenza governativa nelle AdSP diventerà molto più pregnante, con un controllo che rischia di allungare i tempi delle decisioni, invece di velocizzare le procedure. Intanto – ha concluso Mastro – finito il Pnrr nel 2026, non saremo più assillati dalle scadenze, ma dovremo fare tesoro di questa velocizzazione, altrimenti torneremo al difetto tipico dell’Italia: rimandare”.

Mastro: “Infrastrutture, lavoro per utilizzare i finanziamenti”

“Abbiamo quasi un miliardo di finanziamenti: a me tocca vigilare perché vadano a buon fine. Qualche mese fa abbiamo rischiato di perdere 120 milioni a Manfredonia per il suo lunghissimo molo; ora potremo modernizzarlo per accogliere più navi. Patroni Griffi ha fatto un’opera straordinaria di raccolta fondi: è stato uno dei migliori presidenti di porto, io mi considero un suo adepto. Devo mantenere questi progetti e portarli alla fine. Inoltre, la Capitaneria sta progettando tre pattugliatori, foresterie e alloggi per allievi. All’interno di quest’ansa ho detto a Patroni Griffi: “Perché non mettiamo qualche barca da diporto?”. Io sono l’unico presidente AdSP velista: il centro cittadino lo valorizzi con la nautica, non certo con le rinfuse. Insomma, da Termoli a Brindisi, tutti i porti hanno ricevuto finanziamenti: io devo portare a termine le opere”.

Le imprese: “Gli spazi inutilizzati devono essere resi disponibili, prioritario il Prp”

Alla tavola rotonda che ha visto intervenire i rappresentanti delle imprese legate al porto ha tenuto banco il tema degli spazi, come riportiamo in un altro articolo (LEGGI QUI).

Patroni Griffi: “Bari torna a avere la vocazione di porto hub come nell’Ottocento”

Ugo Patroni Griffi

Il professor Ugo Patroni Griffi, già alla guida dell’Adsp, ha sottolineato i cambiamenti in corso che coinvolgono la vocazione stessa del porto di Bari. “Da qualche anno – ha detto – Bari è parte di due corridoi core europei. Uno che attraversa il Tirreno e poi fa una sorta di uncino verso taranto e appunto Bari. L’altro Baltico-Adriatico che arriva fino a Bari e vorremmo prolungare fino a Brindisi. Con questo secondo lo scalo si incammina su un grande progetto geopolitico. Oltre alla Via della Seta, esiste oggi una via più interessante, del Cotone, che unirà l’India con l’Europa. Attraversa la penisola arabica fino a Israele, è quindi intermodale, con anche una parte terrestre oltre che marittima.

Cambia la vocazione del porto di Bari, che era legata allo short sea coi Balcani. Torna la vocazione ottocentesca di porto hub, per movimentare quelle che sono le merci del futuro: energia, che arriverà dal Nord Africa col Piano Mattei, e dati.

Un porto deve giocare con la doppia transizione. Blue Economy è un termine polisemico, che indica due diversi concetti: sia l’economia del mare, sia il fenomeno del ciclo produttivo basato sul riciclo, che supera quello di consumo. Abbiamo due transizioni: la classica verde, energetica, con obiettivo di diventare carbon neutral e  di produrre nuovi carburanti. La Puglia ha la capacità di produrre carburanti di fine transizione, come le biomasse, è una regione agricola, e l’eolico offshore. Abbiamo banchine per realizzare le opere pesantissime che servono per gli impianti eolici. Ma poi c’è un’altra transizione, digitale, di cui nessuno parla. Ci permette di valorizzare un concetto intuito qualche anno fa: la metabolizzazione dei Big Data. Oggi abbiamo tante informazioni come mai nella storia. Si possono gestire soltanto con AI generativa. Che non sostituisce l’uomo, ma lo aiuta. La macchina non è intelligente, l’uomo gli dice che cosa fare. I Big Data ci permettono di predire il futuro come Nostradamus. Pochi sanno che proprio questo sta avvenendo in Puglia. A Taranto si sta facendo il gemello digitale del porto per realizzare gli stress test dello scalo, fisici e economici, che aiutano a capire dove investire le risorse. E’ uno strumento che crea uno scenario predittivo, di probabilità. L’AI si usa per ottimizzare, ad esempio il percorso del camion, la rotta di nave o aereo. Così risparmiamo carburante e tempo e siamo più efficienti.

Ogni anno la Banca mondiale dà la classifica degli Stati. L’Italia non se la passa bene. Una volta però l’Italia ha scalato decine di posizioni, quando per prima ha permesso lo sdoganamento a mare. Questo progetto si era un po’ fermato, adesso è ripreso, si sta ampliando il numero dei porti attrezzati. Quello è tutto risparmio di tempi per gli operatori.

L’Ue lo ha capito. C’è un programma poco conosciuto: rende possibile avere risorse per creare una rete di dati. Ci sono 9 milioni di euro, finanziano con bando fino a 3 milioni per ogni progetto. Non è poco. Siamo riusciti a fare dialogare i sistemi telematici dei porti con l’Aida delle dogane. Se si riuscisse a fare lo stesso con altre istituzioni come la polizia frontiera? E soprattutto coi privati? Dobbiamo creare sistemi di dati che dialogano fra di loro.

Ultima considerazione: a Bari c’era un paradosso. Mancava un porto turistico, i fondali per decenni si sono insabbiati. E’ necessario dare alla città un porto turistico: ma questo richiede molte risorse. L’Adsp ha difficoltà a usare risorse per il diporto per la legge 84, mentre il privato non ha il Capex. Allora con Mastro è venuta l’idea: cerchiamo dove stanno i fondi. La Guardia costiera ha fondi per l’acquisrto di pattugliatori e per l’allargamento della banchina del molo San Cataldo. Perché non creare darsena con questi soldi? La Capitaneria prende la parte esterna, lascia quella interna a uso civico. Siamo stati i primi a farlo in un momento, 2018, in cui si dubitava si potesse fare. Sembravano inconciliabili l’esigenza militare e del diporto nautico. Lo abbiamo fatto. L’anno scorso con la regolamentazione delle nuove reti TenT l’Ue ha detto che i porti devono favorire il dual use. L’Ue ha messo 35 miliardi per il dual use. L’idea era giusta e può essere portata avanti. Bari al 2030 sarà un porto che ha tutto, traffici, sperimentazione, ricerca, digitalizzazione, pronto a essere offerto al mercato”.

Tavola rotonda sul turismo: “In Puglia in costruzione nuove strutture ricettive, porteranno lavoro”

Marella De Matteo e Francesca Tempesta

Proiettata verso il futuro, quello dello shipping in chiave turistica, anche la sessione finale con gli intervento di Marella De Matteo e Francesca Tempesta. Un settore, quello del turismo, dove la presenza femminile è maggiore rispetto a altri campi dello shipping. Ma la strada da fare per una piena parità è ancora lunga.

“Se devo dire – ha esordito De Matteo – quanta strada è stata fatta per il lavoro femminile nello shipping, da 0 a 10 abbiamo fatto 5. Io ho cominciato a 19 anni, era difficile trovare donne ai piani alti. Era difficile anche trovare comandanti delle navi donna, oggi è più frequente. Difficile trovare donne ai vertici, per motivi culturali. Anche perché il cambiamento è avvenuto negli ultimi dieci anni, ai vertici ci vuole qualche anno per arrivare”.

Anche per Francesca Tempesta “resta ancora da fare. Io come Marella ho cominciato dalle basi, da hostess di terra, a contatto col passeggero. Quando ho cominciato eravamo tutte donne. In quel settore abbiamo un occhio più adatto rispetto all’uomo. Abbiamo un valore strategico”. Per quanto riguarda poi il lavoro per gestire il flusso dei vacanzieri, Tempesta ha proseguito: “Il settore del turismo in Puglia è cambiato molto. Prima era stagionale, adesso tutto l’anno, anche nel periodo da novembre a marzo. Vedere tanti turisti in Puglia porta sviluppo in diversi settori, dalla gastronomia al trasporto”. Per De Matteo “dal punto di vista del turismo, abbiamo sempre più strutture e resort che apriranno nei prossimi anni. Quindi ci sarà lavoro nella hotellerie, per i laureati che hanno studiato lingue, ma anche per chi dovrà seguire la gestione economica degli investimenti”.

“Avere figure competenti e professionali nel turismo – è intervenuta Tempesta – è fondamentale, dagli hotel alle agenzie di viaggi, che sappiano risolvere le problematiche e tutelare le persone. Nel momento in cui una persona viene a prenotare il viaggio in agenzia, io mi occupo di albergo, escursioni e trasporto. E’ fondamentale avere una persona in loco. Anche a livello di sicurezza è fondamentale punto di riferimento”.

Infine le crociere. De Matteo: “Il traffico delle crociere va bene. Dal primo settembre scorso abbiamo in concessione i terminal a Bari e Brindisi, faremo di tutto perché si sviluppino”.