Genova, un’alleanza con i retroporti per decongestionare strade e ferrovie

La proposta di Connect: utilizzare infrastrutture esistenti per andare in soccorso delle banchine

Camion in coda nel nodo di Genova

Ultimo aggiornamento 3 settembre 2025 - 21:03

Autostrade congestionate, varchi portuali bloccati, code di Tir e perdita complessiva di efficienza. Connect, società organismo di diritto pubblico dedicata al Nord Ovest, gioca la carta dell’innovazione per cadenzare, regolare e diversificare i flussi di mezzi pesanti da e per i porti di Genova e Savona, lanciando il Progetto Buffer Prototype (Pbp). Il progetto è incentrato sulle strutture retroportuali dell’Alessandrino e si pone l’obiettivo di sperimentare una diversa organizzazione dei trasporti volta ad aumentare la capacità di scambi lato terra e a diminuire la congestione stradale nelle fasce orarie in cui gli scambi solitamente avvengono.

Il modello, supportato da soluzioni tecnologiche e informatiche, muove da un concetto nuovo di retroportualità non intesa come una struttura fisica unica e irripetibile ma un insieme di infrastrutture, anche eterogenee, adibite alla gestione logistica della merce, che gravitino intorno a uno o più Buffer merci.

I Buffer merci sono centri logistici che svolgono la funzione di terminal marino a terra costituendo il tramite amministrativo, operativo e doganale con i porti di riferimento. Nei Buffer vengono accolte le Uti (container, casse mobili e semirimorchi) per regolarne l’afflusso e il deflusso dai porti; operano in sincronia con i porti tramite servizi digitali di coordinamento e programmazione e offrono servizi alle merci e agli operatori della logistica. È un deposito temporaneo in cui è possibile depositare in sicurezza Uti e trailer (quest’ultimi accompagnati o meno) per riprenderli e trasportarli in porto in fasce d’orario non congestionate. Il Buffer funziona anche in senso inverso, cioè, ospita merci e trailer provenienti dal porto per garantire continuità operativa (di carico) agli autotrasportatori.

L’obiettivo del progetto è di effettuare il trasporto di una quota parte dei container che viaggiano su gomma in orari poco utilizzati e/o tramite ferrovia, in modo da evitare problemi di congestionamento. Non è di per sé un’opzione risolutiva poiché introduce una rottura di carico, ma il fattore di costo è ampiamente compensato dall’abbattimento di code e tempi di attesa, nonché dalla drastica riduzione del congestionamento.

Il Progetto Buffer Prototype (finanziato nell’ambito del Progetto Genova) mira a confermare operativamente la previsione e a definire i dettagli di implementazione effettuando la “sperimentazione” sul campo dell’efficacia e la sostenibilità del modello concettuale applicato ai porti di Genova e Savona Vado, utilizzando strutture logistiche già esistenti e in esercizio con gli operatori dei porti dell’Adsp del Mar Ligure Occidentale.

«Per Connect – sottolinea il ceo della società, Rodolfo De Dominicis – un modello a Buffer è in grado di fornire risposte immediate a una emergenza che minaccia (specie nel periodo di contemporanea apertura di più cantieri per opere portuali, autostradali e ferroviarie) di minare i livelli di efficienza e produttività dei porti liguri. Di qui la scelta di imprimere una accelerazione al progetto che a regime dovrebbe concretizzare il concetto di “porto lungo” nel quale, attraverso una razionalizzazione dei flussi, parte delle operazioni sono spostate in aree retroportuali. Sarebbe auspicabile – conclude – una buona partecipazione di operatori alla manifestazione di interesse che Connect ha lanciato in questi mesi e che scade a fine settembre».