Due autoparchi nel porto di Genova, per un totale di circa quattrocento stalli, la metà degli oltre ottocento che secondo le associazioni dell’autotrasporto sono necessari a assorbire il traffico camionistico del porto di Genova: secondo una fonte vicina al dossier è l’idea a cui sta lavorando l’Autorità di sistema portuale del mar Ligure occidentale nel percorso di elaborazione del Piano regolatore portuale dello scalo genovese.
La proposta è emersa nei giorni scorsi proprio durante il confronto sul Prp. Il presidente dell’Authority, Matteo Paroli, ha cominciato incontri con gli stakeholder della comunità portuale testando alcune delle idee a cui sta pensando per la crescita dello scalo. Ad esempio, è emersa quella di sistemare i depositi portuali all’attuale porto petroli, con una soluzione interrata. La proposta sta già facendo discutere e riguarda quella che forse è la partita più delicata e complessa dell’intero Prp. Ma ci sono altre funzioni che aspettano una sistemazione, come il distretto dell’industria navale, che spera in un ampliamento in parallelo allo spostamento della diga foranea, attualmente in costruzione, più al largo. Il dossier autoparco fa parte di quelli su cui c’è maggiore attenzione e che l’Authority conta di affrontare a questo giro, dopo anni di discussioni e di delusioni per l’autotrasporto.
Secondo quanto risulta a “Il Secolo XIX”, sono state prese in considerazione due aree. La prima, per più di un centinaio di stalli, nel porto storico sotto la Lanterna, a ridosso degli ingressi dei terminal Sech e Bettolo. La seconda in spazi lungo la foce del Polcevera in corrispondenza del nuovo varco di Ponente: da vedere se l’idea sia di riprendere il progetto multipiano dell’Osservatorio Trasporti di cui ha parlato “Il Secolo XIX” a luglio scorso, nel quadro della rifunzionalizzazione degli spazi cosiddetti di Erzelli 2. In questo area, gli stalli a disposizione dei camion sarebbero circa trecento. Naturalmente gli autoparchi non dovranno essere unicamente parcheggi o aree buffer, ma avere servizi per camion e autisti, nella fase di passaggio fra il viaggio di andata e quello di ritorno fra entroterra e porto.
Sempre secondo i rumors, l’area del porto storico sarà principalmente destinata ai Tir, cioè ai camion che trasportano i container verso e dalle banchine dedicate, come sono appunto il Sech e Bettolo, ma anche per quelle che trattano questa tipologia di merce accanto a altre, come il vicino terminal del gruppo Spinelli. L’area lungo il Polcevera sarà invece rivolta ai cosiddetti rotabili, ossia i mezzi che utilizzano le navi ro-ro. In questo caso, nelle vicinanze sbarcano e imbarcano ad esempio le navi di questo tipo della Messina e della Grimaldi.
Le ipotesi non sono ancora state presentate formalmente alle associazioni dell’autotrasporto. L’incontro che in un primo momento era previsto per lo scorso giovedì 10 settembre, è stato rinviato al 30 settembre per impegni del presidente Paroli. Il programma degli incontri per il Prp è fitto. L’Adsp ha annunciato che ci saranno 20 appuntamenti nel corso di 40 giorni, a partire dallo scorso 4 settembre. Sono già passati terminalisti e operatori logistici (Uniport, Assiterminal, Assologistica e Federlogistica), operatori ferroviari (Agens e Fercargo) e Confindustria, prossimamente sarà la volta degli agenti marittimi di Assagenti.
Il tema dell’autoparco è annoso. Risolverlo significherebbe ridurre le code di attesa ai varchi portuali e rendere più efficiente il flusso delle merci in entrata e uscita dal porto, con beneficio anche per l’interazione con il traffico non commerciale. Si allenterebbero anche le tensioni fra categorie sorte con l’introduzione di sovrapprezzi per le code. Passi avanti sono stati fatti con la realizzazione della nuova sopraelevata portuale e con il Ponte del Papa, che consentono di collegare le banchine di Sampierdarena direttamente alla rete autostradale. La prima localizzazione di un autoparco era stata ipotizzata negli anni 1990 nell’area del Campasso, a Certosa, che però è legata al traffico ferroviario. Un’altra possibilità che era emersa, sempre in Valpolcevera, è stata quella dell’area ex Colisa. Dal 2005, con la chiusura dell’area a caldo dell’acciaieria, si è cominciato a guardare alle aree dell’ex Ilva, ma finora senza trovare una quadra.