Genova – Tre anni fa spuntava dalle carte della variante della nuova Diga un dente con due approdi per altrettanti traghetti. Il disegno lo collocava in arancione sul lato più estremo del Terminal Messina, quello che si appoggia al torrente Polcevera: il confine tra il porto di Genova e le aree di ex Ilva ed aeroporto. Tre anni sembrano pochi, ma per lo scalo più importante d’Italia hanno significato invece il passaggio tra diverse ere politiche, gestionali, quasi storiche. Da Paolo Signorini, ai commissari pre e post inchiesta, per arrivare a Matteo Paroli.
Quell’idea del “dentone” portuale è sopravvissuta e anzi ora torna di strettissima attualità. Tanto che è riemersa negli ultimi incontri che l’Autorità di sistema portuale ha organizzato in vista del lungo iter del nuovo piano regolatore portuale. L’idea è di dotare lo scalo di Genova di un nuovo terminal per i traghetti merci. Nessun passeggero quindi. Un’esigenza che il porto pensa di soddisfare con questo nuovo approdo.
Genova, due soluzioni per l’autoparco. Tir nelle aree ex Ilva e nel porto storico
Non tutto però è così semplice. Intanto l’analisi su domanda e offerta di quel mercato. Detta più semplicemente di quanto diversi analisti abbiano provato a spiegarci, Genova potrebbe così passare dagli attuali pochi e angusti spazi per i traghetti a un’ampia disponibilità: il Sech, come dice da tempo radio banchina, dovrebbe diventare (parzialmente?) un’area anche per traghetti merci e passeggeri; alcuni terminal già oggi movimentano questa tipologia di traffico; infine c’è l’area di Stazioni Marittime.
Il fronte mare, insomma, non manca. Servirebbe però più spazio a terra, aree fondamentali per la gestione dei traghetti merci. La Stazione Marittima, ad esempio, al netto della parte dedicata alle crociere, ha un ampio terminal traghetti che ha necessità di maggiori spazi a terra, necessari per intercettare e ampliare il traffico dei rotabili. Basta pensare alla dimensione delle navi: quelle degli anni Novanta sono infinitamente più piccole delle ultime ammiraglie ordinate dalle compagnie. E la complessità delle operazioni è, evidentemente, aumentata.
Non sfugge inoltre che al di là degli attuali operatori di traghetti (Gnv e Moby) questa grande disponibilità di terminal che potrebbe essere varata dal piano regolatore portuale che sarà approvato, potrebbe favorire l’ingresso di un operatore che da tempo opera su Genova, ma che chiede anche un terminal proprio: Grimaldi. Ecco perché quel dentone dei traghetti merci non è esattamente un banale terminal per i ferry.
È un tassello fondamentale del risiko delle banchine nel porto di Genova. Non sfuggirà che la realizzazione è favorita dagli spazi che la nuova Diga è in grado di garantire nella zona portuale di Sampierdarena. Intanto proseguono gli incontri tra Authority e stakeholder come previsto dal percorso del Prp. Ieri è stato il giorno degli incontri con la Regione e in particolare con il governatore Marco Bucci. Nel pomeriggio invece i comitati di Pra’: sul tavolo l’allungamento della banchina del terminal container gestito da Psa.