“Grendi e Perioli, patto mediterraneo. Cagliari sarà al centro della strategia”

Antonio Musso, ad del gruppo ligure, racconta gli obiettivi dell’ingresso nella società azionista delle navi algerine. "Un terminal in Nord Africa? Piuttosto difficile, quasi impossibile. Ma mai escludere qualcosa a priori"

Antonio Musso

Ultimo aggiornamento 8 agosto 2025 - 16:18

Genova – L’operazione conferma l’attivismo delle aziende in un porto piccolo ma in forte crescita come Marina di Carrara, e la proiezione verso il Mar Mediterraneo delle aziende liguri che hanno trovato casa e prosperità nello scalo toscano. Mercoledì la Grendi Trasporti Marittimi di Genova ha siglato infatti l’accordo per l’acquisizione del 70% della Dario Perioli della Spezia, con l’obiettivo di creare un nuovo polo da 150 lavoratori e 350 milioni di fatturato per i traffici intra-mediterranei. Antonio Musso, amministratore delegato della Grendi, racconta il valore strategico di questo nuovo patto.

Come è nato l’accordo?
«Dall’intenzione dei soci fondatori della Dario Perioli, le famiglie Fontana e Bisà (che sette anni avevano accolto nella società con ruoli direttivi e di partecipazione societaria, il manager Michele Giromini) di cedere le loro quote. Noi non siamo il primo nome che si è fatto avanti per la Perioli, già lo scorso anno numerose aziende furono accostate all’operazione. Abbiamo cominciato a chiedere dettagli lo scorso novembre per capire la concretezza delle voci che circolavano sul mercato. Da gennaio abbiamo cominciato a lavorare sul dossier: dalla due diligence fino alla firma di mercoledì».

Il valore dell’operazione?
«Per ora rimane riservato. Abbiamo rilevato le quote dei due soci in uscita, insieme a un importante aumento di capitale».

Dove vede le principali sinergie tra le due società?
«In un primo momento, le vedevamo in particolare nel terminal Mdc della Perioli a Marina di Carrara. Non parlo di sinergie operative, perché tra l’altro il nostro e il loro terminal sono fisicamente separati da un tratto urbano. Penso soprattutto a un’integrazione di servizi, visto che la loro attività – il traffico multipurpose, il project cargo – è completamente differente dalla nostra. Ma conoscendo più a fondo la società, sono emerse altre potenzialità importanti, diciamo le altre due gambe del tavolo che sorreggono questa operazione».

E sarebbero?
«La prima riguarda le linee marittime: Dario Perioli possiede il 49% della Cnan, la compagnia di bandiera algerina, e questo potrà estendere l’offerta dei servizi».

Nel senso che vedremo servizi e navi Grendi verso il Nord Africa?
«Penso più che altro alla possibilità per noi di effettuare nostri servizi sulle loro navi, e per loro di effettuare servizi sulle nostre. In particolare siamo interessati alla Tunisia, mercato molto vicino al nostro terminal di Cagliari, che come sa rappresenta il centro della nostra attività».

La terza gamba del tavolo?
«Indubbiamente l’organizzazione della Dario Perioli. Si tratta di un’azienda estremamente ben strutturata, cosa non scontata per società di quella particolare dimensione. E poi l’approccio: dal vertice a scendere, i punti di contatto con noi sono veramente tanti. Senza contare quei mestieri che loro sanno fare e che noi abbiamo frequentato meno, come l’attività di spedizioniere internazionale e agente marittimo».

Una delle caratteristiche della Perioli è la sua proiezione verso l’estero.
«Esattamente, e questo sono certo che porterà dei benefici importanti proprio al terminal di Cagliari. La Perioli infatti si relaziona con importanti aziende che hanno una forte vocazione intramediterranea, per rimanere in Liguria penso alla Tarros o alla Messina. Cagliari ha una buona posizione verso il Nord Africa, e l’auspicio è quello di poter aumentare i clienti terzi verso il nostro terminal. Che in ultima analisi significa portare più traffico su questo porto, confermando i nostri impegni, specie ora che su questa infrastruttura possiamo vantare una concessione ventennale».

Le due aziende hanno il peso specifico per aprire un terminal in Nord Africa?
«Si tratta di Paesi con una normativa molto complessa, che nei fatti oggi rende quasi del tutto impossibile aprire un terminal, entrare nelle concessioni portuali. Tuttavia, non si può mai dare niente per scontato nel nostro settore. Come ci insegna la cultura araba: a Dio piacendo, o inshallah…». —