Tensione sulle banchine di Trieste, Hhla: “Terminal Plt aperto a tutti”

La società titolare dell’hub al centro del caso delle navi ro-ro risponde alle critiche e chiede di sviluppare i binari

Una nave ro-ro a Trieste

Ultimo aggiornamento 25 agosto 2025 - 22:23

«Hhla Plt Italia è un terminal multipurpose che opera a Trieste in maniera aperta e neutrale. Le nostre banchine sono egualmente accessibili a tutti gli operatori sul mercato»: così Antonio Barbara, managing director del terminal triestino, rispondendo a Blueconomy.com respinge le polemiche che nei giorni scorsi hanno visto protagonisti alcuni dei suoi clienti, le compagnie marittime Grimaldi e Dfds.

Entrambe desiderose di aumentare i propri traffici ro-ro, hanno lamentato un problema di carenza di spazio proprio da parte di Plt. Per cui Grimaldi ha rivendicato di potervi accedere in via prioritaria con le proprie navi, visto che Dfds ha in concessione anche il Molo V. Mentre l’agente marittimo di quest’ultima, Samer, ha replicato che anche quel terminal è saturo e l’alternativa, per Trieste, è perdere traffici. In tutto questo l’Authority e il ministero delle Infrastrutture hanno scritto a Hhla perché accogliesse le richieste di Grimaldi.

«Non facciamo commenti sui nostri clienti», afferma ancora Barbara, che però ridimensiona i problemi operativi di cui hanno parlato gli altri protagonisti della vicenda: «I problemi che erano sorti in passato per l’accesso al terminal sono stati risolti, anche grazie al sostegno dell’Autorità di sistema portuale, della Guardia di Finanza e dell’Agenzia delle dogane. L’operatività è migliorata in maniera significativa e i tempi di attesa si sono ridotti».

Il porto di Trieste ha urgente bisogno di uscire dall’impasse della governance in cui è entrata con il nuovo commissariamento. Quello giuliano è lo scalo italiano più votato ai bacini internazionali: un atout significativo, ma con la controindicazione di renderlo particolarmente sensibile ai cambiamenti globali, sia in positivo sia in negativo. Se la crisi ucraina, coinvolgendo il Mar Nero, ha dato inizialmente respiro all’Adriatico, quella in atto in Medio Oriente, con la riduzione dei traffici a Suez, ha invece favorito gli scali del Mediterraneo occidentale. Altro cambiamento importante è quello che ha riguardato le alleanze armatoriali. Si è sciolta la 2M, cliente di Trieste, e Maersk negli ultimi mesi ha spostato navi nei vicini porti di Capodistria e Fiume, con quest’ultimo scalo che a settembre inaugurerà nuove banchine.

Gli effetti sui traffici container si sono fatti sentire: nel primo semestre il traffico è sceso dell’1,74 per cento (383mila teu) e, secondo i dati di Trieste Marine Terminal, anche a luglio la discesa è proseguita in maniera accentuata. Per contro la vicina Capodistria ha segnato un semestre record: 624mila teu (+14 per cento), che si è aggiunto a quello delle auto nuove (+10 per cento). Fra i porti del Mediterraneo centrale, anche il Pireo ha avuto una buona performance nel primo semestre, nonostante Suez: 2 milioni e 55mila teu, +4,9 per cento rispetto allo stesso periodo del 2024.

L’Authority di Trieste sta portando avanti cantieri che una volta conclusi favoriranno lo sviluppo dei traffici, sia sul fronte mare (come ad esempio il Molo VIII proprio di Hhla, con anche un nuovo accosto ro-ro) sia su quello dei collegamenti a terra (la stazione Aquilina). Ma per accelerare serve una governance con una prospettiva di lungo periodo, mentre l’attuale commissario Donato Liguori, un funzionario del ministero mandato a gestire l’emergenza, lascerà alla fine di settembre. «È essenziale – avverte Barbara – che Rfi e la Port Authority avanzino rapidamente coi progetti di espansione ferroviaria, particolarmente quelli che riguardano la nuova stazione di Servola»