Il gruppo armatoriale statale cinese Cosco continua a rafforzare la propria presenza nell’infrastruttura marittima del Vecchio Continente. Attraverso una joint venture con la società argentina PTP Group, il colosso di Pechino si è aggiudicato la gestione del terminal del porto spagnolo di Tarragona, situato in una posizione strategica tra Barcellona e Valencia.
L’accordo, annunciato prima della pausa estiva, prevede una concessione della durata di 50 anni — ben vent’anni in più rispetto agli standard del settore. L’obiettivo dichiarato da Zhu Tao, chairman globale di Cosco Shipping Ports, è quello di creare un hub per le linee portacontainer e la merce convenzionale, espandendo la presenza del gruppo nel Mediterraneo. Oltre all’area portuale, la joint venture si è garantita l’accesso a una compagnia ferroviaria spagnola per collegare Tarragona ad altri snodi chiave come Valencia.
Investimenti e tempistiche del progetto
Per la realizzazione e l’avvio della struttura, le due società concessionarie hanno già deliberato un investimento iniziale di 117 milioni di euro. Il cronoprogramma prevede:
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Inizio operazioni: Avvio graduale nel corso del prossimo anno.
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Piena operatività: Prevista per il 2028.
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Capacità a regime: Obiettivo fissato a 680.000 TEU all’anno.
I timori di USA ed Europa sulla sicurezza nazionale
L’operazione a Tarragona si inserisce in un contesto geopolitico teso, segnato dai crescenti timori per il controllo cinese su asset strategici e infrastrutture critiche dell’Occidente.
In ambito statunitense, l’amministrazione Trump ha recentemente accusato le navi di Cosco di trasportare apparecchiature nascoste per l’intercettazione di comunicazioni militari e la raccolta di informazioni su tecnologie di crittografia. Tali contestazioni seguono un’indagine del Congresso USA del 2024, che aveva rilevato la presenza di dispositivi di comunicazione non pertinenti alle normali operazioni all’interno di gru di fabbricazione cinese installate nei porti americani. Resta inoltre pendente la minaccia dei dazi previsti dalla misura Section 301 sulle navi costruite in Cina o di proprietà cinese.
Anche l’Unione Europea osserva con apprensione la penetrazione commerciale di Pechino. Un report del Parlamento Europeo dedicato agli interessi strategici della Cina evidenzia come le aziende statali abbiano già acquisito quote rilevanti in diversi scali del continente:
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Grecia: Controllo maggioritario e gestione operativa del porto del Pireo (Cosco) e quota di minoranza a Salonicco (China Merchants).
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Belgio: Controllo maggioritario a Zeebrugge e partecipazione di minoranza ad Anversa.
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Germania: Nel 2022, a seguito di uno scontro politico interno che ha visto l’opposizione di sei ministeri tedeschi, a Cosco è stato concesso solo il 24,9% del terminal Tollerort nel porto di Amburgo, trattandosi di un’infrastruttura ritenuta critica.
Nonostante analisti e centri studi sottolineino il rischio che le imprese di Stato cinesi possano essere utilizzate come strumenti di pressione politica, Cosco ha fermamente respinto ogni accusa, ribadendo che le proprie operazioni rispondono esclusivamente a logiche di mercato e commerciali.