“I dazi? Nessun impatto per il porto di New York. Ora il rimbalzo: sui moli sarà un’estate calda”

Mike Bozza: “Non abbiamo visto impatti nemmeno sulle merci provenienti dalla Cina. La nostra quota di mercato con la Cina è quasi identica a quella dell’anno scorso in questo periodo”

Il porto di New York

Ultimo aggiornamento 6 giugno 2025 - 00:00

New York – Mike Bozza è il Deputy Port Director dello scalo di New York. È l’uomo che gestisce l’operatività quotidiana delle banchine, conosce ogni angolo del porto della Grande Mela e di Newark. Guida il piccolo pulmino che dall’edificio della Port Authority ci porta più vicino al mare (e ai container). Non è semplice paragonare l’Autorità americana con quella italiana: anche negli Usa si considerano sostanzialmente pubblici, ma con l’aggiunta di una managerialità dovuta al perimetro della gestione. In parole più semplici: l’Authority gestisce sì le banchine, ma anche gli scali aeroportuali della città (Jfk e Newark), tunnel, ponti e altre infrastrutture di trasporto. «Sa quanto valgono le entrate dell’Authority di New York? Nove miliardi».

Bozza (Port Authority of New York): “”I dazi? Nessun impatto per il porto di New York. Ora il rimbalzo: sui moli sarà un’estate calda”

A proposito di numeri: nel 2024 il vostro sistema portuale ha raggiunto ottimi risultati in termini di volumi. Quale tipologia di merce ha avuto le migliori performance?

«Abbiamo buoni risultati in molte categorie, ma direi che le merci che importiamo di più sono mobili, vini e liquori, e anche parti di macchine e ricambi per auto».

Nei primi mesi del 2025 le cose stanno andando ancora meglio rispetto al 2024?

«Esatto, sì. Siamo cresciuti di oltre il 9% rispetto ai volumi del 2024 fino ad aprile. E ricorda, l’anno scorso in questo periodo avevamo avuto anche un picco di traffico dovuto alle deviazioni da Baltimora (dopo l’incidente che aveva provocato il crollo del ponte, ndr). Quindi, se escludessimo il traffico di Baltimora dell’anno scorso, l’aumento sarebbe ancora più grande».

Vi aspettate un rimbalzo in questo periodo o nel prossimo futuro?

«Sì, sulla base di ciò che sta accadendo ora con la riduzione dei dazi doganali, prevediamo che giugno e luglio saranno mesi molto intensi, poiché gli importatori cercheranno di anticipare le importazioni per la stagione natalizia. Quindi ci aspettiamo un’estate molto intensa qui al Porto di New York e New Jersey».

Quindi quale impatto prevedete da dazi doganali sui volumi del 2025?

«Nessun impatto».

Sino ad oggi non avete visto praticamente alcun impatto?

«Esatto, praticamente nessun impatto. Infatti non abbiamo visto impatti nemmeno sulle merci provenienti dalla Cina. La nostra quota di mercato con la Cina è quasi identica a quella dell’anno scorso in questo periodo».

Parliamo della visione futura del settore container. Sono previsti molti investimenti al Porto di New York. Può riassumerli?

«Al Porto di New York e New Jersey stiamo investendo moltissimo, sia noi come ente pubblico sia i nostri partner concessionari. La Port Authority sta realizzando un progetto stradale da 220 milioni di dollari, il Port Street Corridor Improvement Project, che riqualificherà completamente le strade nella parte nord del porto, migliorando l’efficienza e aumentando la capacità. Inoltre stiamo lavorando a un progetto di rifacimento dei moli da 180 milioni di dollari, per rimettere tutte le nostre banchine in uno stato ottimale. Stiamo anche avanzando con un progetto ferroviario per un collegamento verso Sud, per aumentare l’efficienza e la capacità del nostro terminal ferroviario più grande. In aggiunta, i nostri partner stanno investendo molto in nuove gru, attrezzature di movimentazione, e al Pnct, dove ci troviamo oggi, hanno appena completato un importante progetto di impianto solare da 7,4 megawatt che coprirà più della metà del fabbisogno energetico dell’intero impianto. Quindi si tratta davvero di una partnership pubblico-privata, con investimenti sia da parte nostra che dei nostri partner».

Parliamo ora dei passeggeri. Avete intenzione di sviluppare il settore crocieristico e i terminal crociere? Ci sono piani?

«Abbiamo un’ottima collaborazione con Royal Caribbean e il Cape Liberty Cruise Port di Bayonne. È un settore molto resiliente per noi. Dopo la pandemia i volumi passeggeri sono arrivati a circa 850.000 l’anno scorso, e abbiamo visto una forte crescita nel numero di crociere che partono da quella struttura. Da maggio a ottobre è la stagione di punta, con tre o quattro crociere a settimana, tutte le settimane. Continuiamo a investire per attrarre il maggior numero di clienti possibile».

Avete bisogno di nuovi terminal crociere o pensate di costruirne altri?

«Nella regione di New York ci sono tre terminal crociere. La Port Authority gestisce uno a Bayonne. Ce ne sono altri a Brooklyn e Manhattan. Al momento queste tre strutture riescono a gestire la domanda proveniente dalla regione».

Parliamo degli sforzi per la decarbonizzazione. Oltre all’impianto solare, su cosa state puntando?

«La Port Authority ha una lunga tradizione di lavoro sulla decarbonizzazione. Da anni abbiamo un programma di sostituzione dei camion, con contributi per chi sostituisce i vecchi mezzi più inquinanti con camion più nuovi. Abbiamo anche vietato l’accesso ai camion più vecchi e più inquinanti. Inoltre abbiamo un programma di incentivi alle navi: paghiamo alle compagnie marittime un contributo se riducono la velocità di navigazione a 10 nodi o meno quando si avvicinano al porto, per ridurre l’inquinamento atmosferico. Recentemente abbiamo ricevuto un finanziamento di 451 milioni di dollari dalla US Epa Clean Ports Grant, che, insieme ai nostri partner terminalisti, ci permetterà di fare grandi investimenti in decarbonizzazione: acquisto di attrezzature elettrificate, installazione di cold ironing e shore power, altre tecnologie, e collaborazioni con le comunità locali per continuare a ridurre le emissioni. La Port Authority ha anche pubblicato nel 2023 un piano per arrivare a emissioni nette zero entro il 2050, e questo finanziamento ci aiuterà a portare avanti molte di queste iniziative.

È evidente il legame forte tra questo porto e l’Italia. C’è un servizio diretto dall’Italia al porto di New York. Ci sono diversi operatori italiani che lavorano qui. È un rapporto solido? Come sta evolvendo?

«Sì, è un rapporto molto solido. Essendo di origini italiane, ne sono molto orgoglioso e fiero di portare avanti questa tradizione. L’Italia è uno dei nostri principali partner commerciali, uno dei primi cinque. È quindi fondamentale continuare a coltivare questo rapporto. Alcune delle merci che l’Italia esporta qui? Beh, non vi sorprenderà: pomodori, vino, pasta… tutte cose che anche io adoro mangiare e bere. È una partnership forte e contiamo di continuare a farla crescere».—