La compagnia danese Maersk, attraverso la controllata Apm Terminals, ha stretto un accordo da oltre un miliardo di dollari per la gestione di tre terminal container nello stato dell’Andhra Pradesh, in India. Si prevede che l’investimento porti alla creazione di circa diecimila posti di lavoro fra diretti e indiretti. Si tratta di un passo significativo per Maersk, ma soprattutto per Nuova Delhi, che sta portando avanti un programma per diventare una delle maggiori nazioni marittime mondiali.
Il primo ministro Narendra Modi si sta muovendo con una serie di iniziative economiche favorite dallo scontro commerciale fra Stati Uniti e Cina, che sta mettendo Pechino in difficoltà e aprendo opportunità a nuovi attori. Secondo Washington l’India si starebbe anzi muovendo in maniera fin troppo spregiudicata: a causa del suo ruolo nel traffico di petrolio russo, Donald Trump l’ha minacciata al principio di agosto di imporle pesanti dazi del 50 per cento.
L’India ha superato la Cina come paese più popoloso del mondo, ma non ha ancora avuto lo stesso boom economico del vicino asiatico, in parte a causa del diverso sistema produttivo, in parte perché questo non è favorito da un sistema logistico adeguato, sia in termini di infrastrutture sia di servizi. Adesso il governo nazionalista di Modi vuole cambiare le cose e punta molto sul settore marittimo-portuale. Non per nulla, l’accordo con Maersk, per i porti di Ramayapatnam, Machilipatnam e Mulapeta, prevede anche lo sviluppo dei collegamenti dalle banchine verso l’entroterra.
L’Andhra Pradesh si trova lungo la costa orientale dell’India. In occasione delle firma con Maersk, il primo ministro dello Stato, N. Chandrababu Naidu, che a livello nazionale è alleato di Modi, si è impegnato a sviluppare infrastrutture marittime come porti mercantili, porti pescherecci e centri di sbarco del pesce ogni 50 chilometri di costa dello Stato, che è lunga oltre mille chilometri, per creare una fitta rete marittima in grado di supportare il commercio nazionale e internazionale e rafforzare le comunità costiere. Attualmente, lo Stato dispone di 5 porti minori già operativi e 4 porti in costruzione che saranno operativi entro il 2026.
Apm Terminals è presente in India dal 2004 e gestisce due terminal importanti del Paese, Gujarat Pipavav Port nel distretto di Amreli nel Gujarat e Gateway Terminals India a Mumbai. I nuovi terminal dovranno garantire il rispetto di standard di qualità internazionali, sia sul fronte della sicurezza sia del rispetto ambientale, per poter essere inseriti nella rete dei servizi di navi transoceaniche che devono rispettare le normative dell’Imo. Anche questo aspetto rappresenta per Apm una possibile opportunità di modernizzazione tecnologica e di acquisizione di know-how da parte dell’industria locale.
L’India, con Pakistan e Bangladesh, è al primo posto al mondo per demolizione di navi, ma i suoi standard di lavoro sono da tempo contestati ed è esclusa dalla lista dei paesi virtuosi dell’Unione europea. Per questo sta facendo sforzi per migliorare la propria immagine, non soltanto nel settore delle demolizioni, ma anche in quello delle costruzioni e riparazioni. Nel 2024, il ministero indiano dei Porti, del Trasporto marittimo e delle Vie d’acqua ha annunciato un programma di investimenti per l’industria nazionale delle costruzioni navali fino al 2035. Il quell’occasione, il segretario del ministero, T. K. Ramachandran, ha fissato obiettivi ambiziosi: salire dal 22esimo posto alla top 10 della cantieristica navale mondiale entro il 2030 e nella top 5 entro il 2047