C’è un numero che aiuta a capire una dimensione nascosta del porto. Si chiama “Port Liner Shipping Connectivity Index”. È stato sviluppato dall’Unctad. E misura il grado di integrazione di uno scalo commerciale nelle reti globali del trasporto marittimo. La Spezia, nel terzo trimestre del 2026, ha toccato quota 304 punti. Non è una percentuale, né un dato di traffico. Ma è un indicatore di come, negli ultimi anni, l’infrastruttura abbia fatto registrare una crescita importante nella “connettività” dei traffici marittimi.
Nel 2006, il porto della Spezia aveva un indice di 187 punti. Oggi, vent’anni più tardi, il valore è salito di molto, avvicinandosi a quello di altri scali italiani. La vicina Genova, ad esempio, si è attestata a 413. Gioia Tauro solo cinque punti più in alto, a 309. Staccati Salerno (190), Napoli (169), Livorno (159), Trieste (147) e Civitavecchia (70). Il confronto cambia scala e diventa proibitivo se si guarda alle prime posizioni mondiali del ranking del “Port Liner Shipping Connectivity Index”. La medaglia d’oro va a Shanghai, in Cina, con 2.439 punti. Sul podio anche Ningbo-Zhoushan (2.110) e Singapore (1.883). Seguono Busan (1.655), in Corea del Sud, e Qingdao (1.422).
I grandi hub asiatici rappresentano, sotto questo profilo, una categoria completamente diversa. Ma la differenza non sta nei container che questi porti mondiali movimentano in confronto a quello spezzino, bensì nella capacità di essere nodi di una rete globale. Per i calcoli infatti, l’indice sviluppato da Unctad in collaborazione con Mds Transmodal tiene conto di diversi fattori: servizi di linea, compagnie presenti, scali programmati, capacità di contenitori offerta, dimensioni delle navi impiegate e numero di scali in giro per il mondo raggiungibili direttamente attraverso le operazioni.
Guardando allo storico del porto situato nell’estremo levante ligure, emerge la salita costante registrata nel corso degli anni Duemila. Secondo l’analisi di Unctad e Mds Transmodal, l’hub spezzino è passato da circa 200 punti agli oltre 300 attuali. Dopo la frenata seguita alla pandemia, quando l’indice era tornato sui livelli del 2006, il valore è tornato a crescere progressivamente fino a raggiungere il picco nel secondo trimestre del 2026: 305.91. Nel terzo periodo dell’anno, quindi, è stata registrata una leggera flessione. Stessa dinamica per Genova (da 424 a 413), Gioia Tauro (da 325 a 309) e Salerno (da 201 a 190). Stabili, invece, le situazioni di Livorno, Trieste e Vado Ligure. Mentre salgono i risultati di Napoli, Venezia e Ancona.
Nel complesso è tutta l’Italia che scende, sebbene di poco: da 289 punti di media a poco più di 287. Un risultato che colloca il Paese al diciassettesimo posto nel ranking dei paesi analizzati da Unctad, subito alle spalle della Turchia.