I dati di traffico container dell’Alto Adriatico mostrano una crescita dei porti della sponda orientale, come Capodistria in Slovenia e Fiume in Croazia, a fronte di dati meno brillanti del sistema italiano, a partire da Trieste. C’è un problema di competitività del sistema Italia? L’economista Paolo Costa è un osservatore privilegiato di quest’area grazie ai numerosi ruoli ricoperti: oltre che ministro dei Lavori pubblici e Europarlamentare, anche sindaco e poi presidente dell’Autorità portuale di Venezia. Il suo invito è a allargare lo sguardo a una dimensione europea.
«Se – afferma Costa – consideriamo la portualità italiana come un servizio all’economia del Paese, allora va bene così, è proporzionata al nostro Pil, con piccole variazioni di traffico. Se invece ne vogliamo fare un’industria che intercetta i traffici verso l’Europa, allora non ci siamo. Negli ultimi dieci anni Spagna, Grecia e Nord Europa sono cresciuti a due cifre».
La chiusura del Mar Rosso ha influito?
«Anche prima di Suez, le cose non andavano meglio. Non abbiamo avuto gli investimenti necessari. Certo, con la circumnavigazione dell’Africa, l’Adriatico è diventato un angolo remoto. Gli operatori del Far East hanno comprato terminal in Nord Europa, mentre noi in Italia facevamo i bravi cassando, su indicazione da oltre oceano, il progetto cinese in Alto Adriatico».
Ci sarebbe stato spazio di crescita?
«Bisogna rendere conveniente l’arrivo delle navi e questo paradossalmente si riesce a fare dove c’è una capacità superiore a 10 milioni di teu piuttosto che di 3-4 milioni come oggi in Adriatico. Possiamo essere competitivi mettendo insieme i traffici verso la Pianura Padana e verso quella Pannonica, ma non sono stati fatti investimenti di scala né tecnologici».
Come fare concretamente?
«Lo strumento c’è già, un comma della riforma portuale Delrio del 2016 prevede la possibilità di ulteriori aggregazioni delle Authority. Anche Genova e Trieste rispetto a quelli del Nord sono porticcioli. Un’opera come la Diga del capoluogo ligure permette di far arrivare una nave più grande ogni tanto, ma non cambia i flussi di traffico. Il gigantismo navale ha modificato completamente le cose. O facciamo un sistema unico con Ravenna, Venezia, Trieste, Capodistria e Fiume, e dall’altra parte Savona, Genova, La Spezia e Livorno, o ci dovremo accontentare dei feeder. Bisognerebbe avere al massimo sei Autorità di sistema, ma non c’è la forza politica per farlo, perché non c’è la visione di una portualità che diventi un’industria europea».
L’Italia è tagliata fuori?
«Il più grande collo di bottiglia europeo è al confine italo-sloveno, da Lubiana a Venezia ci vogliono sei ore e mezzo. Abbiamo immaginato il corridoio Barcellona-Kiev, ma oggi da Leopoli la merce va a Nord, sul corridoio Rotterdam-Mariupol, più solido per i traffici terrestri. È stato un errore di Italia e Slovenia non investire su questo collegamento».