L’orata ghiotta di mitili dà un po’ meno problemi e così i muscolai spezzini quest’anno puntano a nuovi progetti: dare vita in Liguria al nuovo hub logistico dei mitili italiani. «Perché il nostro centro della Spezia è in grado di gestire grandi quantità di prodotto e la vicinanza all’autostrada, consente ai camion di arrivare velocemente al mercato di destinazione» spiega il presidente della cooperativa mitilicoltori Paolo Varrella. Mentre in barca da Le Grazie ci dirigiamo verso quell’ampio tratto del Golfo dei Poeti in cui vengono coltivati i muscoli (il termine cozze non esiste per i liguri), Varrella spiega come la produzione stia continuando ad aumentare: «Quanto siamo a livello di numeri? Diciamo che mediamente ci attestiamo sui 25-30mila quintali. Negli ultimi anni abbiamo avuto grossi problemi di predazione per colpa delle orate, diverse da quelle locali probabilmente erano di origine atlantica, forse fuggite da qualche allevamento, per cui la produzione locale ne ha risentito. Ora ne vediamo meno, per fortuna». Merito anche della tecnologie: sono state installate telecamere subacquee in grado di monitorare i mitili e i loro predatori. Con l’intelligenza artificiale si possono riconoscere i predatori e realizzare un’immagine dettagliata, per riuscire poi a prendere le contromisure migliori. L’idea di un hub dei mitili potrebbe dare ulteriore slancio al settore e alla cooperativa: il giro d’affari dei muscoli spezzini si attesta sui 6 milioni di euro all’anno e la filiera dà lavoro a oltre 100 persone.
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«L’età media dei soci si sta abbassando» spiega il presidente della cooperativa» e infatti poco più in là incontriamo Alberto Borio, 26 anni, il più giovane tra i soci, sesta generazione: «È vero che la mia famiglia ha sempre fatto questo mestiere, ma io non avrei mai potuto farne un altro. Sono contento, mi piace e dopo il primo anno che è stato duro, adesso sono molto soddisfatto». I muscoli vengono raccolti dalla primavera a fine estate («Ora con il riscaldamento globale la stagione si allunga ancora un po’ spiega Varrella») portati sulla barca «vengono poi sgranati, lavati, tolte le incrostazioni, selezionati e poi vengono portati al nostro centro di depurazione dove viene fatta un’ulteriore pulizia, la cernita e poi vengono mandati in impianto di depurazione per 24 ore». Ecco questa fase produttiva può dare nuovo impulso industriale al distretto spezzino a San Terenzo di Lerici.
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Altro capitolo: le ostriche. Quelle del Golfo stanno prendendo sempre più piede: «La produzione sta aumentando, dal 2023 al 2024 abbiamo raddoppiato e continuiamo a crescere anche nel 2025, sfiorando ora le 30 tonnellate annue di produzione di ostriche, che è un bel numero». La caratteristica del prodotto è una leggera colorazione verde, data dal mare e dal fitoplancton di cui si nutrono durante la crescita. «Ho iniziato una sperimentazione all’inizio degli anni 2000 – spiega Varrella – poi abbiamo visto che le ostriche crescono molto bene, molto velocemente e allora ci siamo messi in gioco e abbiamo iniziato anche l’allevamento del nostro prodotto: a livello italiano abbiamo creato subito una rete degli ostricoltori, siamo tutti collegati, ci diamo consigli e c’è anche una sana concorrenza a chi fa meglio, per cui abbiamo impostato tutto il lavoro sulla qualità». E la possibilità di penetrazione sul mercato italiano è enorme: «I margini di crescita sono molto alti: l’Italia produce solo un decimo delle ostriche che consuma». Intanto nel centro si lavora anche sul fronte della sostenibilità: «Abbiamo avviato da diversi anni il recupero di tutta la merce di lavorazione in mare: le plastiche della lavorazione che vengono completamente recuperate dalla cooperativa e lo smaltiamo con costi per noi maggiori. In mare non finisce nulla. Partecipiamo a un progetto per una macchina che consente il lavaggio e la trasformazione in pellet di tutto questo materiale che potrà essere così venduto all’industria» spiega Federico Pinza, direttore della cooperativa.
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