Le crisi geopolitiche aiutano il porto di Los Angeles: la stagione di “picco” continua oltre le previsioni

I dati dell'import dello scalo maggiore della Costa Occidentale Usa restituiscono un flusso di merci superiore alle aspettative della vigilia: gli importatori vogliono sfruttare al massimo questo momento di quiete con l'Asia

Ultimo aggiornamento 10 agosto 2026 - 16:42

La stagione di picco del porto di Los Angeles si sta allungando molto più del previsto. E i container continuano ad affluire in abbondanza. Così dicono i dati di giugno e così sarà anche quando si avranno i numeri consolidati sul mese di luglio. Lo ha dichiarato Gene Seroka, direttore esecutivo del grande scalo californiano in un’intervista alla Cnn, dove si è detto “sorpreso” da questa bonanza inaspettata. A giugno poi il dato dell’import che viene restituito è il terzo più grande di sempre: oltre 530mila container, mentre secondo il capo dell’autorità portuale a luglio i numeri si dovrebbero assestare tra i 475mila e 500mila.

Come si spiega? Con un insieme di fattori concomitanti: in primis la pace commerciale tra Washington e Pechino, dovuta anche alla cordialissima visita di Donald Trump in Cina lo scorso 13 maggio, ha favorito un boom di ordinativi anticipati dalle fabbriche in Asia, con alti volumi di abbigliamento, mobili e componentistica, soprattutto da parte degli importatori medio-piccoli che in questo modo hanno cercato di contenere i costi alla luce dei rialzi inevitabili sul costo del carburante dovuti alla chiusura a singhiozzo dello Stretto di Hormuz. Ed è anche per questo che l’afflusso di cargo continua, afferma Seroka: “molti altri container devono ancora arrivare”.

Non c’è la sola crisi geopolitica iraniana a favorire Los Angeles e il vicino scalo di Long Beach. Qualche giorno fa l’Autorità del Canale di Panama ha annunciato una doppia riduzione in arrivo sul pescaggio sulle imbarcazioni che intendono usufruire del passaggio: dal prossimo 26 agosto si passa da 14 metri e 63 centimetri e il 3 settembre si cala a 14 metri e 48. Il motivo è la siccità dovuta al El Niňo che sta impattando sul fondale del lago Gatun, che scenderà a poco più di 25 metri il prossimo mese. Ergo, sostiene Seroka, “gli importatori cercano certezze” e questo potrebbe far aumentare anno su anno l’import del 5%.

Una stagione quindi di sostanziale ottimismo che va avanti da qualche tempo: lo scorso 16 giugno la stessa autorità portuale aveva diffuso i dati di maggio e anche in quel caso si registrava, quindi comprendendo anche i giorni precedenti all’incontro tra Trump e Xi, un dato positivo anno su anno, con un robusto +26% di import.

I buoni dati dello scalo della Costa Occidentale arrivano in un momento in cui i dati sul lavoro non sono buoni, con le statistiche diffuse dallo U.S. Bureau of Labor Statistics che ci parlano di un giugno dove sono stati persi 23mila posti di lavoro e le paghe che sono cresciute soltanto del 3,2% in media, il dato più basso dal maggio 2021, e il costo del carburante continua ancora a mettere alle strette gli autotrasportatori, con il prezzo del diesel che è salito di un terzo.

Poi c’è anche, oltre la crisi di Hormuz, quella mai del tutto risolta dei ribelli Houthi in Yemen che periodicamente scelgono di ripartire con una campagna militare contro il passaggio di navi commerciali ritenute “nemiche”.  Anche per questi motivi le autorità locali guardano già al futuro del porto e alla sostituzione dell’iconico ponte Vincent Thomas: per sostituirlo, nel giro di una decina di anni, con uno nuovo che consenta il passaggio di navi container più alte. Un futuro non prossimo quindi dove, grazie anche all’integrazione dell’uso dell’intelligenza artificiale in tutta la fase di smistamento dei teu, i volumi sono destinati ad aumentare, sempre che rimanga un certo livello di pace commerciale con l’Asia.