Lo stallo politico che impedisce al governo di nominare i presidenti dei porti / COMMENTO

Il mirino degli alleati è puntato su Salvini e Rixi, accusati di aver piantato la bandierina a Genova e Trieste, di aver monopolizzato le nomine e di aver stretto accordi con il Pd in alcuni scali

Matteo Salvini

Ultimo aggiornamento 4 giugno 2025 - 00:00

Lo smacco di non riuscire ad accelerare sulle nomine nei porti, come aveva anticipato questo giornale ormai diversi giorni fa, è esclusivamente un problema politico. Sono gli attriti tra i partiti della maggioranza ad aver fermato il processo vitale per gli scali italiani che porta alla nomina dei presidenti. Il momento economico globale è delicato e le banchine del nostro Paese, senza guida, rischiano di finire nelle secche. Anzi, ci sono già. Non è sfuggito il pressing di Assiterminal, una delle due associazioni dei terminalisti, nei confronti della commissione parlamentare: «Datevi una mossa!» era il succo del comunicato. Da lì infatti passano i via libera ai nomi di Salvini e Rixi. Ma per diverse fonti romane si cela, dietro a quel pressante invito, una mossa più politica. Il destinatario era il presidente meloniano della commissione, Salvatore Deidda. E parte di FdI ora pare convinta che sia una manovra della Lega. Lo scopo: lasciare nelle mani di Forza Italia e dei meloniani il cerino del pantano in cui sono finite le nomine dei porti. E questo clima del sospetto non fa altro che portare alle stelle la tensione tra alleati.

La contromossa: sono pronti emendamenti al Decreto Infrastrutture voluto da Salvini. Fuoco amico, insomma. In quel provvedimento ci sono 4,2 milioni di euro per assumere altro personale in Ram, la società del ministero guidata da Davide Bordoni, big della Lega nel Lazio. Il mirino degli alleati è così puntato su Salvini e Rixi, accusati di aver piantato la bandierina a Genova e Trieste, di aver monopolizzato le nomine e di aver stretto accordi con il Pd in alcuni scali, invece di consultare gli alleati. Diversi porti sono persino ancora alla fase della trattativa sui nomi. Lo spettro del Papeete si agita adesso sugli scali e i più scaramantici ricordano quanti governi siano caduti mentre si discuteva la riforma portuale. —