Contro i dipendenti infedeli (Edoardo Rixi usa l’espressione “non trasparenti”) serve una «strizzata ai bulloni». Significa, evidentemente, stringere le maglie. Il suggerimento è ai commissari -e ai tre presidenti – presenti all’incontro organizzato allo stand del Ministero al Meeting di Rimini. Ma il riferimento, nemmeno troppo velato, è a Genova (dove sarebbero stati presi provvedimenti nei confronti di un funzionario), e a Trieste, dove sotto la lente della magistratura è finita una serie di consulenze dell’ex commissario Antonio Gurrieri, non dichiarate quando ricopriva il ruolo di dirigente dell’Autorità di sistema portuale. E che sono costate allo stesso Gurrieri le dimissioni dal ruolo in cui era stato nominato poco tempo prima.
Rixi parla ai nuovi vertici dei porti italiani, nominati con fatica e forse bisognosi di trovare un punto di riferimento, mentre infuria la battaglia in maggioranza proprio su alcune delle loro teste. In prima fila c’è la commissaria di Palermo, Alessandra Tardino, accanto a lei Matteo Paroli a destra e Davide Gariglio a sinistra. Ci sono tutti (o quasi: Annunziata, reggente di Napoli e Salerno era assente), e si rivedono anche gli ex: primo ad arrivare al mattino l’ex numero uno di Venezia, Fulvio Lino di Blasio in «visita privata».
Rixi sullo stato di salute delle Authority va giù duro: serve «tolleranza zero per conflitti d’interesse e attività private incompatibili nei ruoli pubblici» spiega dal palco e suggerisce ai neo-nominati di vigilare, perché «non possiamo permetterci la guerra civile all’interno delle Authority». E c’è persino un riferimento alla politica estera, come se qualcuno lavorasse contro la rotta del governo e servisse un «allineamento delle scelte portuali». Ecco la strizzata di bulloni («Io l’ho già data, come ben sai» si affrettano a sussurrargli diversi commissari-presidenti all’orecchio, mentre Rixi scende dal palco dell’incontro. «Bisogna garantire parità di trattamento agli operatori – continua il viceministro – E non passare al proprio partito di riferimento documenti della pubblica amministrazione. A me non interessa a chi si dà il voto alle elezioni, mi interessa che si compia il proprio dovere di pubblico ufficiale imparziale».
Rixi battezza così i nuovi nominati ai porti, un po’ azzoppati da fuoco amico e ricorsi a Tar. La battuta migliore, attribuibile a Gariglio, il commissario di Livorno, è un’ottima sintesi di realismo e persino ottimismo: «Siamo tutti precari, è solo questione di tempo». Serve anche per stemperare la preoccupazione di iniziare il mandato più deboli, per esorcizzare un caos che potrebbe allargarsi anche alle nomine dei segretari generali. E Rodolfo Giampieri, presidente di Assoporti, l’associazione italiana dei porti che raduna le Authority nazionali, spiega in apertura: «Momento di profonda trasformazione. Ma ci saranno ulteriori slanci e nuove opportunità che il sistema saprà cogliere».
Rixi sa che c’è tensione e per questo sottolinea che il calendario sta tornando favorevole. «C’è un accordo: di votare i presidenti in commissione alla riapertura dei lavori. Penso che entro fine settembre avremo i presidenti» e dà appuntamento a tutti a metà del prossimo mese per il tavolo di coordinamento a Roma.
Lollobrigida e la questione di metodo
La sicurezza di Rixi sulla possibilità che almeno questa volta non salti l’accordo sul voto in commissione dei presidenti dei porti, poggia probabilmente sulle consapevolezza che Fratelli d’Italia è in linea con la Lega sulla partita delle banchine.
E infatti, intercettato dal nostro giornale, il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida, big dell’inner circle della premier Giorgia Meloni, è netto quando proviamo a incalzarlo sul conflitto intestino tra il partito di Salvini e Forza Italia: «Il ragionamento secondo me è più ampio – spiega mentre cammina tra gli stand del Meeting di Rimini – Bisognerà riformare il sistema delle Autorità portuali in Italia che senza dubbio ha delle criticità oggettive. La vicenda delle nomine, però, non mi sembra che stia portando a grandi problematiche. C’è una discussione attenta – ammette – Certo, cercare di definire le nomine in maniera diversa da come si è fatto in passato, quando i presidenti venivano calati dall’alto dai ministri e imposti magari alle Regioni, è un fatto che esiste. Oggi però non mi sembra affatto che ci sia alcun problema particolare. C’è una discussione in atto su alcune Autorità portuali, ma credo che il ministro Salvini ha capacità e competenza e senza dubbio riuscirà a essere sintesi di tutte le esigenze, in particolare del nostro sistema della logistica, più che del resto».