“Crescono le otto filiere della blue economy, da nord a sud”. Mentre la riforma dei porti “può rappresentare uno strumento prezioso per affrontare la competizione con gli altri Paesi, ma anche per lavorare all’interconnessione tra la costa e le aree interne”. Prima di entrare in sala per partecipare al forum Risorsa Mare 2026, il ministro per le Politiche del mare Nello Musumeci ha toccato diversi argomenti. Tra questi anche la recente crisi nel Mar Rosso, nella quale l’Italia “dovrà giocare un ruolo di mediazione e responsabilità”.
La riforma portuale ha caratterizzato parte delle attenzioni. “La libera navigazione non è più una certezza – osserva Musumeci -. Le tensioni internazionali hanno cambiato le rotte, allungato i tempi e aumentato i costi. È mutata persino la natura delle merci”. Motivi per cui “l’Italia non può avere più tante Autorità portuali slegate”. Lo spirito, secondo il ministro, deve essere uno soltanto: “Avere un’unica strategia per tornare a essere una potenza marinara”.
Il ministro è stato netto: all’interno del mondo blu, “il piano del mare deve essere la bussola”. Nel settore sono impiegati più di 1 milione di cittadini e 250 mila imprese. Le prospettive offerte ai giovani “sono molteplici”: il mare “può rappresentare una grande opportunità di crescita, tra mestieri nuovi e tradizionali”. Gli imprenditori “stanno lavorando bene” e il Governo è riuscito “a sburocratizzare alcune procedure”. C’è poi la subacquea, che ora ha un regolamento.
Musumeci si è soffermato anche su un dato che emerge dal “Libro Blu Risorsa Mare 2026”: il calo costante della flotta di bandiera. “C’è da lavorare tantissimo – ammette il ministro -. Il tema, in passato, è stato dimenticato”.