Niente accordo sui presidenti dei porti, il governo tentato dal commissariamento

Sulla lista delle mosse, al primo posto, c’è “l’opzione commissario”. In sintesi: visto che in Parlamento i partiti di maggioranza fanno ostruzione sui nomi dei presidenti proposti dal ministero dei Trasporti, per fare prima e non dover attendere il via libera delle commissioni di Camera e Senato, tutti quelli che sono ad un passo dal vertice delle Authority potrebbero essere nominati commissari

Matteo Salvini

Ultimo aggiornamento 6 giugno 2025 - 00:00

Il bottone rosso, quello che serve per superare con un atto di forza tutti gli ostacoli, è pronto: basta solo schiacciarlo. E in fondo era stato proprio il massimo dirigente dei porti, Donato Liguori, ad anticiparlo a Monaco come ha raccontato Il Secolo XIX: «Il ministero ha dei poteri che può esercitare». E quei poteri il Mit, guidato da Matteo Salvini ed Edoardo Rixi, pare voglia esercitarli per uscire dal pantano, tutto interno alla maggioranza, che sta bloccando le nomine nei porti italiani.

Sulla lista delle mosse, al primo posto, c’è “l’opzione commissario”. In sintesi: visto che in Parlamento i partiti di maggioranza fanno ostruzione sui nomi dei presidenti proposti dal ministero dei Trasporti, per fare prima e non dover attendere il via libera delle commissioni di Camera (guidata dal meloniano Salvatore Deidda) e Senato, tutti quelli che sono ad un passo dal vertice delle Authority potrebbero essere nominati commissari. Tra questi c’è Matteo Paroli per Genova, ma ci sono anche gli altri che adesso si trovano nel limbo del sigillo parlamentare. E l’indiscrezione, pubblicata dal sito Shipmag, ha mandato in fibrillazione il mondo portuale. «Si tratta di una soluzione temporanea, poi calmate le acque si potrebbe procedere con il consueto iter di nomina» spiega una fonte ministeriale. La mossa ha due vantaggi: fare presto e togliersi dalle sabbie mobili della crisi di maggioranza. Ma avrebbe però una controindicazione: il conflitto tra Lega, da un parte, e Fratelli d’Italia con Forza Italia dall’altra, potrebbe finire in una battaglia senza quartiere, con il rischio di un allargamento del conflitto. Perché comunque questa mossa sarebbe vista come una forzatura. Seconda opzione: la legge permette al governo di agire sostanzialmente d’imperio passati 30 giorni. Una tagliola inserita nelle legge 84/94 che, anche in questo caso, ha come controindicazione una guerra con i parlamentari. La strada su cui ormai Salvini e Rixi sembrano orientati, è comunque la prima. Tanto che i rumors dicono che la decisione di nominare i commissari nei primi scali (compresa Genova) potrebbe arrivare a giorni. Per il futuro si vedrà: anche un’eventuale reazione delle commissioni con una bocciatura del candidato presidente, non fermerebbe il governo. Il precedente c’è già, quando nel 2016 il ministro Graziano Delrio nominò Pietro Spirito presidente di Napoli nonostante il parere negativo del Senato. Altro elemento che ha infastidito FdI e FI: Zeno D’Agostino, ex presidente del porto di Trieste, ora in Technital, – area centrosinistra – è sempre molto ascoltato da Rixi. Una convergenza che non piace ai duri e puri del centrodestra che starebbero preparando una controriforma, in alternativa a quella del viceministro. «La piantino di giocare, e diano guide solide ai nostri porti, magari evitando per una volta il ricorso completo all’amichettismo. Di tempo se n’è perso troppo» tuona intanto Roberto Traversi, parlamentare dei 5 Stelle.