Genova – E’ ancora polemica politica sulle nomine dei presidenti delle Autorità di sistema portuale, dossier allo studio del governo e oggetto, secondo l’opposizione, di un difficile confronto all’interno delle forze della maggioranza, che starebbe prendendo tempo per trovare la quadra sui nomi rimanenti. Da questo deriverebbe, secondo Raffaella Paita, capogruppo al Senato di Italia Viva, il possibile rinvio del voto alla Commissione Ambiente e Lavori pubblici a Palazzo Madama sui 10 nuovi presidenti delle Autorità di sistema portuale.
“La geopolitica sta cambiando il mondo non solo dei porti: i dazi rischiano di modificare i traffici, gli investimenti del Pnrr sono rallentati, l’Europa mette in difficoltà il settore marittimo con gli Ets che favoriscono gli scali del Nord Africa. E il governo cosa fa? Cancella una intera classe dirigente portuale – attacca Paita – che in molti casi ha operato bene, per dar vita alla peggiore stagione di lottizzazione della guida dei porti. Lollobrigida, dopo aver bloccato il treno, ora vorrebbe gestire le cariche portuali come fossero segretari di sezione del partito. E dopo questa interminabile e vergognosa trattativa sui presidenti che sembra non avere fine per le lotte intestine nella maggioranza, dovremo assistere anche alla ripartizione cencelliana dei segretari generali e magari anche di Assoporti? I porti sono le arterie fondamentali della nostra economia – ricorda Paita – e garantiscono 14 miliardi di entrate annue allo Stato di Iva e accise. Non possono essere trattati in questo modo”.
E per un tema di conflitto di interessi finisce nel mirino del MoVimento 5 Stelle la nomina di Eliseo Cuccaro alla guida dell’Autorità di sistema portuale di Napoli-Salerno. Secondo i deputati Antonino Iaria, Roberto Traversi, Giorgio Fede e Agostino Santillo, questa è “un caso da manuale di conflitto d’interessi. Un cortocircuito tra pubblico e privato che mina la credibilità delle istituzioni e riduce la fiducia dei cittadini nella trasparenza amministrativa”.
Fino al 15 luglio scorso, a meno di 10 giorni prima della nomina, Cuccaro ha detenuto cariche apicali in Navauro e Alilauro: “Aziende – dicono i pentastellati – che intrattengono rapporti diretti e continuativi con la stessa Autorità che ora dovrebbe dirigere. Non è una questione marginale: siamo di fronte a una sovrapposizione strutturale tra interessi privati e funzioni pubbliche. Non si tratta di una svista, ma di una violazione della legge e della logica democratica: l’Anticorruzione ha già chiarito che in casi simili l’incompatibilità è generalizzata e permanente, e non può essere rattoppata con semplici dichiarazioni di astensione”.
“Qui non è in discussione la persona – dicono dal M5S – ma il rispetto di una regola fondamentale: chi controlla non può essere, anche solo fino a ieri, parte controllata. Il rischio ora è lampante: parziale invalidità degli atti, ricorsi a valanga, caos operativo. E a seguire, la probabile paralisi amministrativa proprio nel cuore strategico della logistica italiana. C’è una avvilente quanto evidente responsabilità politica e diretta del governo Meloni, che continua a trattare la cosa pubblica come una cosa propria. Se alla maggioranza il conflitto di interessi non “interessa”, per il MoVimento 5 Stelle è invece una questione centrale. Senza legalità, trasparenza e imparzialità, non c’è crescita possibile. Vogliamo un Paese che cresca su basi solide, non su scorciatoie dubbie”.