Nuove banchine in Siria e Turchia: così la guerra sta spostando i porti

Scali a lungo nell’ombra adesso diventano strategici: i piani di governi e grandi gruppi per rilanciarli. Il ministro turco Uraloğlu: "La presenza di corridoi sicuri, alternativi e sostenibili non è una scelta, ma una necessità"

L'arrivo delle nuove gru Tartous

Ultimo aggiornamento 19 agosto 2026 - 20:28

Genova – Dopo aver modificato le rotte marittime, le guerre intorno all’area mediterranea ora stanno cambiando la geografia dei porti. Non solo per la diversa collocazione e organizzazione dei traffici, ma anche per la posizione e rilevanza stessa delle banchine. Si tratta di processi lunghi, ma che progressivamente si stanno trasformando in realtà, coinvolgendo sia Paesi votati alla mediazione mercantile (Turchia, Emirati Arabi) sia Paesi che dalla guerra provano faticosamente a uscire e riconquistare le antiche posizioni strategiche un tempo ricoperte (è il caso della Siria). A muovere questi fenomeni, sono sia guerre radicate da anni (come quella tra Ucraina e Russia) sia crisi la cui risoluzione pare oltre l’orizzonte, cioè il conflitto fra Stati Uniti e Iran.

Sul Mar Nero

Quasi in linea con i tempi annunciati, la Turchia sta completando la costruzione del nuovo porto logistico di Iyidere, nella provincia di Rize, nel Nord-Est del Paese affacciato sul Mar Nero. Attualmente, il sito ha raggiunto l’82% della fase di completamento strutturale, con il termine previsto per la fine dell’anno per tutte le opere di infrastrutturazione. Lo spiega a Trt Haber il ministro turco dei Trasporti, Abdulkadir Uraloğlu, secondo cui i rischi geopolitici, in particolare la guerra russo-ucraina, la situazione nel Mar Rosso e nello Stretto di Hormuz, dimostrano la necessità di sviluppare corridoi di trasporto alternativi: «Stiamo trasformando questo porto – spiega Uraloğlu – in uno snodo logistico che collegherà meglio la regione orientale del Mar Nero con le reti commerciali nazionali e internazionali. La presenza di corridoi sicuri, alternativi e sostenibili non è una scelta, ma una necessità».

I numeri previsti per il nuovo porto turco non sono stellari, ma ben tarati sull’area economica compresa fra il Nord della Turchia, il Caucaso e il Mar Caspio: l’obiettivo è movimentare annualmente tre milioni di tonnellate di merci varie, otto milioni di tonnellate di merci alla rinfusa, 100 mila container (misurati in teu): per fare un raffronto, sarebbero all’incirca i volumi di merci varie e rinfuse gestiti lo scorso anno in un porto come Venezia, mentre il numero di container si avvicina a quello di Marina di Carrara.

La struttura è progettata per accogliere navi di grande tonnellaggio nel Mar Nero, con un’area logistica di 660 mila metri quadrati e una lunghezza totale delle banchine di 2,2 chilometri. Il progetto si inserisce nella più ampia strategia di sviluppo del Corridoio Mediano, la rotta commerciale tra Asia ed Europa che aggira la Russia, lungo la quale Turchia, Azerbaigian e Georgia hanno anche riaperto, due mesi fa, la linea ferroviaria tra Baku – Tbilisi – Kars (nella Turchia Nord Orientale, a circa cinque ore e mezza da Iyidere) dopo l’ammodernamento del tratto georgiano, la cui capacità è stata quintuplicata.

Il Levante mediterraneo

Con il suo terminal principale bloccato dal conflitto nel Golfo Perisco (si tratta del Jebel Alì, alla periferia di Dubai, dove ha il suo quartier generale) il mese scorso il gruppo Dp World aveva già annunciato la costruzione di due nuovi terminal container e merci varie a Fujairah, lungo la costa emiratina affacciata sull’Oceano Indiano, oltre lo Stretto di Hormuz. Su Tartous, Dp World – tra i maggiori terminalisti globali – sta investendo 800 milioni di dollari a fronte di una concessione 30ennale, in quello che è il secondo porto della Siria dopo Latakia.

Le tre gru appena installate, spiegano dal colosso emiratino, aumenteranno la capacità di movimentazione merci del porto di circa il 40%. Nei prossimi anni il programma di investimenti comprenderà il dragaggio per consentire l’attracco di navi più grandi, il rifacimento delle banchine, l’installazione di ulteriori attrezzature per la movimentazione delle merci, l’introduzione di tecnologie digitali e il continuo sviluppo della forza lavoro locale.

Il motivo di questo impegno, lo spiega Mohammad Shihab, vicepresidente esecutivo della Dp World per l’Egitto e il Mediterraneo Orientale: «Tartous è in una posizione strategica e ha il potenziale per diventare un vitale snodo commerciale e logistico, collegando la Siria con i principali mercati regionali, tra cui Iraq, Giordania, Libano e Turchia, e rafforzando al contempo i flussi commerciali nel Mediterraneo orientale, nel Golfo Persico, in Europa e in Nord Africa. Il nostro investimento mira quindi a ridurre i colli di bottiglia nella catena logistica e rafforzare la connettività, offrendo alle imprese un accesso più affidabile ai mercati regionali e globali».