La crisi legata allo Stretto di Hormuz sta mostrando effetti più rilevanti rispetto a quelli provocati dalla crisi del Mar Rosso sui traffici del sistema portuale del Mar Ligure Occidentale e potrebbe, se dovesse protrarsi, erodere il vantaggio competitivo dell’intero Mediterraneo a favore dei porti del Nord Europa. Lo ha affermato Matteo Paroli, presidente dell’Autorità di sistema portuale del Mar Ligure Occidentale (Genova e Savona), intervenendo all’Euromed Convention in corso a Cagliari.
Analizzando lo scenario internazionale, Paroli ha invitato a distinguere tra le diverse crisi geopolitiche che hanno interessato il commercio marittimo negli ultimi anni. “Molto spesso tendiamo a sovrapporre le ultime due crisi, ma in realtà nascono in periodi diversi e hanno conseguenze diverse, perlomeno sui porti della Liguria occidentale”, ha spiegato.
Secondo il presidente dell’Adsp, la crisi apertasi nell’ottobre 2023 nel Mar Rosso ha avuto effetti limitati sugli scali liguri. “Per quanto riguarda la prima crisi devo darvi delle cifre assolutamente rasserenanti”, ha detto, precisando che sull’export containerizzato verso il Medio Oriente, pari a circa 120 mila teu annui, “c’è stata una contrazione intorno al 7-8%, ma nel complesso dei 3 milioni di teu che movimentano i nostri porti direi assolutamente marginale”.
Ancora più significativo, ha aggiunto, l’andamento delle importazioni energetiche. “Nel 2024 e nel 2025 sulle rinfuse liquide energetiche abbiamo registrato un incremento dell’1,2%. Quindi nessuna contrazione ma un incremento derivante anche da un flusso maggiorato di merci provenienti dal Medio Oriente, ma dal mercato turco in particolare”. Per questo, ha osservato, “Genova non ha avuto significative ripercussioni negative, anzi in alcuni settori energetici abbiamo addirittura avuto un incremento”.
Diverso il quadro emerso dopo l’apertura della crisi di Hormuz nel febbraio 2026. “Si cominciano a vedere dei segnali di criticità”, ha affermato Paroli, evidenziando come i dati dei primi mesi mostrino “una contrazione intorno al 10% dell’export in contenitori” verso l’area mediorientale e “una riduzione di circa il 4% sulle importazioni di greggio dall’area mediorientale”.
Per il presidente dei porti di Genova e Savona, il problema principale non riguarda tuttavia gli effetti immediati, bensì le conseguenze di medio e lungo periodo sulle rotte marittime globali. “Sono più preoccupato della permanenza di una situazione di crisi e non degli effetti che la crisi ha sino ad oggi comportato”, ha spiegato.
Molte compagnie di navigazione, ha ricordato, avevano ripreso a utilizzare il Canale di Suez dopo la fase più acuta della crisi del Mar Rosso, ma le tensioni su Hormuz stanno nuovamente modificando gli equilibri. “Stanno sperimentando un significativo aumento dei costi di carburante e un non marginale aumento dei costi di assicurazione” e per questo “si sta rivalutando la possibilità di passare da Capo di Buona Speranza”.
Secondo Paroli, se questa scelta dovesse consolidarsi, “tenderebbe a erodere il vantaggio competitivo non dei miei porti liguri, ma del sistema mediterraneo in generale”. In tale scenario, infatti, le grandi compagnie potrebbero scegliere di raggiungere direttamente i porti del Nord Europa, riducendo il ruolo degli scali mediterranei come porta d’accesso ai mercati continentali.
“Il rischio è che i porti mediterranei possano subire una grossa marginalizzazione a vantaggio dei porti nord-europei”, ha avvertito. Un paradosso, ha aggiunto, perché “nel momento in cui i porti del Nord Europa avevano una maggiore criticità legata a congestione, maggiori costi e problemi sulle vie di navigazione fluviale, la crisi mediorientale ha dato loro nuova capacità attrattiva, mettendo a rischio la stabilità in prospettiva dei nostri traffici”.
Paroli ha comunque ribadito la tenuta del sistema portuale ligure. “In termini numerici ritengo che la crisi non abbia scalfito il nostro sistema, che ha mantenuto la sua solidità sostanziale“, ha detto, attribuendo questa resilienza anche alla natura multipurpose degli scali italiani, capaci di compensare con flessibilità le difficoltà che colpiscono singole tipologie merceologiche.
Il presidente ha inoltre richiamato l’attenzione sugli investimenti infrastrutturali in corso e sulla necessità di preservare la centralità del Mediterraneo nelle catene logistiche globali, sottolineando come l’evoluzione degli scenari geopolitici possa influire direttamente sulle scelte strategiche degli armatori e sugli equilibri dei traffici internazionali. Il bilancio finale resta quindi prudenzialmente positivo. “Luci positive sulla situazione fino ad oggi: occorre mantenere grande attenzione su quelle che saranno le dinamiche in prospettiva nei prossimi mesi”, ha concluso.