Paroli: “Ecco come faremo tornare protagonisti i porti di Genova e Savona”

Matteo Paroli

Ultimo aggiornamento 8 agosto 2025 - 16:20

Genova – Un porto che recuperi il suo ruolo di centralità in Italia, e possa diventare un centro sperimentale per lo sviluppo dei nuovi carburanti e sulle politiche del lavoro, oltre che rafforzare la sua posizione come riferimento della cantieristica, riparazioni navali in particolare. Commissario e ormai quasi presidente (una volta ultimati i passaggi tra parlamento e ministero) del porto di Genova e Savona, Matteo Paroli non nasconde le sue ambizioni per il principale scalo del nostro Paese.

Ma partiamo dalla vicenda che giocoforza caratterizza l’inizio di questo suo mandato, ossia la concessione di Spinelli-Hapag Lloyd a Ponte Eritrea.
“Nello specifico, è in istruttoria la riedizione della concessione, le cui modalità, glielo devo dire francamente, sono ancora allo studio. Inoltre dobbiamo attendere il pronunciamento del Consiglio di Stato sulla revocazione della sentenza, così come richiesto da Avvocatura e terminalista. Alla luce di questa ultima sentenza, avremo gli elementi per procedere. Come sarà la concessione “rieditata”? Nei fatti, non molto diversa dall’attuale concessione-ponte con cui oggi opera il gruppo Spinelli, ossia un titolo adeguato al dettato del Consiglio di Stato. Però, quello che mette in moto questa sentenza va ben oltre il singolo caso Spinelli-Hapag Lloyd”.

Perché?
“Perché come noto ci sono più pezzi del porto che oggi potrebbero non operare in linea con il dettato della sentenza. Attenzione, questo non significa che automaticamente per ognuna di queste concessioni sarà necessaria una riedizione, perché i casi sono diversi, ma indubbiamente vanno presi in esame. E questa attività è alla redazione del nuovo Piano regolatore portuale, di cui ora – anzi dal 2022 – è già pronto il Documento di programmazione strategica di sistema”.

Il rischio è quello di aprire tanti fronti di battaglia. Lei parlando con i sindacati ha detto che è necessario un processo di pacificazione fra terminalisti.
“Guardi, il tipico porto che allontana i traffici, è quello belligerante in cui le aziende si fanno guerra a colpi di ricorsi basati su virgole e apostrofi. È provato dai fatti. L’applicazione del diritto amministrativo non può mai essere esercitata in maniera asettica, con la squadretta e il righello, ha bisogno di trovare una sua elasticità, all’interno della quale vanno trovati gli opportunit equilibri. Per questo dovrà esserci un confronto e una revisione dell’attuale regolamento d’uso del demanio marittimo, che dovrà diventare omogeneo nell’applicazione dei suoi aspetti di massima”.

Ma lei ha parlato con i vertici del gruppo Psa, che ha iniziato la battaglia con Spinelli in un momento in cui pareva che effettivamente questa azienda stesse traendo vantaggi da un rapporto privilegiato con l’amministrazione?
“Ho parlato con tutti. I principi devono essere buon senso, trasparenza, uniformità di regole – anche tra Genova e Savona – legittima concorrenza, in modo che tutti possano lavorare con armonia. Poi, siamo onesti: la condizione perfetta per ogni azienda è quella di porsi a capo di un monopolio, ma la storia dimostra che questo porta a effetti perlomeno discutibili. Dunque anche all’interno di un porto è necessario trovare una convivenza, e concorrere all’obiettivo ultimo che viene posto dalla legge portuale, che è piuttosto chiaro: far crescere i traffici. Ecco perché questo ente deve riallacciare i contatti non solo Piemonte, Lombardia, Emilia Romagna, ma anche Svizzera e Germania. Abbiamo incontrato l’ambasciatore tedesco, organizzeremo un incontro a Basilea per promuovere l’attività di Genova e Savona. Riportare le banchine al centro, in una condizione di armonia e produttività, è un dovere nei confronti degli ultimi governi che si sono succeduti, anche di valenze politiche opposte, ma che hanno tutti investito miliardi per lo sviluppo infrastrutturale di questo sistema portuale e logistico. Basti pensare al Nodo ferroviario, al Terzo valico, alla Diga o al retroporto di Alessandria”.

A proposito di Piano regolatore: all’ultima cerimonia per le navi Explora a Sestri Ponente, Fincantieri ha rilanciato le sue ambizioni per sul Ribaltamento a mare.
“Siamo in materia di Piano regolatore, e certamente l’estensione a mare è del cantiere è un obiettivo da conseguire. Ma sempre in argomento, mi faccia ricordare anche le necessità delle Riparazioni navali, un’area che occupa stabilmente 700 persone e alla quale oggi bisogna dare l’opportunità di crescere ancora. Qui il bacino più lungo è 270 metri. Questo va bene per grandi yacht e navi di piccole dimensioni, ma ormai lo standard è cresciuto. Serve insomma un nuovo bacino, più grande”.

Torniamo all’ipotesi del Bacino galleggiante? E dove sarà posizionato? Alle Riparazioni o sfruttando aree del Porto Petroli, come suggerito dalla precedente amministrazione del Comune di Genova?
“Non sono un tecnico, né un ingegnere navale: non so dirle sa sarà galleggiante, in muratura, dove si troverà. Quindi per ora posso limitarmi a risponderle che questi aspetti saranno discussi nel quadro del Piano regolatore con i tecnici delle nostre strutture. Però penso sia una condizione fondamentale, sempre nell’ottica di garantire e aumentare la competitività dei nostri porti”.

A proposito di cantieri: oggi le navi in bacino alla Fincantieri hanno i permessi per fare rifornimenti di Gnl. A quando l’estensione a tutto il porto e il recepimento delle linee guida del ministero?
“L’obiettivo è acquisire quanto prima i permessi per il maggior numero possibile di combustibili. Non solo il gas naturale liquefatto, ma anche l’Hvo e il metanolo. Non è un caso che il mio primo atto sia stata la firma per i depositi di Gnl a Savona, pratica che giaceva da tanto tempo e abbiamo sbloccato. Genova e Savona dovrebbero diventare un polo di riferimento per i nuovi carburanti, dico anche sotto il profilo della formazione. Le nuove tecnologie attirano nuove professionalità, e qui non si tratta di altro che aggiungere qualcosa a un bagaglio tecnico e formativo già molto presente sul territorio. L’Hvo in particolare è una tecnologia sviluppata dall’Eni molto promettente, basata sugli olii idrogenati, che ha un doppio valore di sostenibilità: oltre a quella ambientale – il carburante è ricavato dall’utilizzo di scarti vegetali – c’è anche quella sociale, visto che deriva da colture di Paesi in Africa e Medio Oriente che dispongono di terreni non atti alla coltivazione destinata all’uso alimentare. Senza dimenticare lo sforzo a livello nazionale portato avanti sul cold ironing”.

A Genova l’ultima banchina attrezzata quando sarà pronta?
“Non mi voglio sbilanciare e dico: all’inizio della prossima stagione crocieristica. L’infrastruttura è pronta, Terna ha garantito che l’apporto di energia elettrica sarà garantito. Rimane da sogliere come noto il nodo della tariffa, e certificare il fatto che l’energia che alimenterà le navi da terra sarà effettivamente pulita. Altrimenti sarà un sforzo del tutto inutile”.

Quali sono i piani dell’Authority sul fronte del lavoro?
“Ho ricevuto una lettera molto cordiale a firma del console della Compagnia Unica, Antonio Benvenuti, che incontrerò a brevissimo. Insieme al ricambio generazionale – e qui bisogna lavorare sul fondo per gli esodi, che zoppica un po’ non per colpa del ministero dei Trasporti ma per questioni di quadratura del bilancio da parte del ministero dell’Economia – la mia ambizione sarebbe quella di incrementare il lavoro femminile in banchina. Senza voler fare generalizzazioni, esistono alcune mansioni in porto che in linea di massima sono meno indicate per la fisicità di una donna, ma in ruoli come gruista o rallista la disparità di genere oggi ha poco senso. E mi piacerebbe discutere sulla possibilità di avviare una sperimentazione per rendere maggiormente sostenibili anche i lavori più pesanti, uno su tutti rizzaggio e derizzaggio. Già a Livorno avevamo iniziato a sperimentare una serie di dispositivi – non a batteria, che sono pesanti e non servono a niente – per facilitare quel tipo di attività, così come esoscheletri per ridurre carichi eventualmente sollevati a mano. Spero Genova possa diventare un centro d’eccellenza anche in questo”.

Infine il segretario generale. Paolo Piacenza, indicato da molti per la presidenza di Gioia Tauro, è comunque ancora in carica, giusto?
“Assolutamente. In proroga del primo mandato. La figura del segretario generale in un’Autorità portuale è fondamentale, anche perché la legge richiede competenze superiori a quelle di un presidente. Per fortuna ho fatto anche quel mestiere”.