«Prima si diceva che La Spezia era una città con un porto. Oggi possiamo dire che è una città portuale». Una dichiarazione d’identità, più che un semplice cambio di prospettiva. È con queste parole che il commissario straordinario dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ligure Orientale Bruno Pisano dà valore a una ricetta che elenca trasformazione, adattabilità e futuro. In un mondo difficile, segnato da repentini cambiamenti geopolitici, il sistema portuale «deve pensare veloce», dice. E a soli dieci giorni dall’insediamento al vertice di Via del Molo, la rotta è già tracciata: «Infrastrutture, ascolto degli stakeholder, transizione ecologica, digitalizzazione». Perché «non basta essere uno scalo telepass, ma occorre dare ricadute concrete al territorio».
L’apertura alle città continuerà?
«È una sinergia fondamentale. Le interlocuzioni con i Comuni, le Regioni e le associazioni sono molto utili. Il porto è un ingombro grande, serve equilibrio tra disagi e opportunità».
Quali sono i dossier più urgenti?
«Parto da Marina di Carrara. Sicuramente il Piano Regolatore Portuale. Ma anche il completamento di tutte le opere già avviate».
E alla Spezia?
«L’autotrasporto. Soprattutto durante la “peak season”. E i dragaggi, indubbiamente».
L’iter procede?
«Sì. Sono progetti che presentano grosse differenze tra loro. Tutti estremamente delicati e complessi. A oggi, comunque, non risultano blocchi. La priorità è la sostenibilità ambientale».
A proposito, La Spezia si conferma porto laboratorio: sarà il primo in Italia ad avere le banchine elettrificate.
«Siamo più avanti di altri, è vero. La spinta è partita tempo addietro e oggi viviamo la vigilia della costruzione delle cabine di derivazione. Entro un breve periodo, completeremo la prima parte dei lavori. Ma le risposte che vogliamo dare non si limitano al cold-ironing».
Prego.
«Puntiamo anche sui carburanti a basse emissioni. Al momento, c’è difficoltà a reperirli. È un problema italiano. Sarà importante lavorare e trovare soluzioni sia alle forniture sia alle procedure operative, che devono essere gestite in sicurezza. Un altro tema e quello dell’innalzamento dei mari».
L’Autorità Portuale ha aperto una pratica?
«Si tratta di un tema di medio periodo. Stiamo facendo esperimenti e studi. Non c’è tempo da perdere. Tra pochi anni ci troveremo di fronte a situazioni di difficoltà, soprattutto in alcune banchine al di fuori dall’ambito portuale. Mi riferisco ad alcuni borghi del Golfo. Perciò, l’Adsp si è già attivata».
Nel frattempo, i dati sull’intermodale sono positivi. Ci sono margini di crescita?
«Certo. E questo nonostante i treni che partono dal porto della Spezia debbano fare lunghissimi giri per arrivare a destinazione».
L’ostacolo è infrastrutturale?
«La Pontremolese aiuterebbe, certo. Ma anche il raddoppio della bretella stradale con Santo Stefano di Magra è vitale. Lo sappiamo bene. Al primo problema, che sia un incidente, un cantiere o altro, arriviamo alla paralisi. E con i flussi di traffico attuali, la situazione può diventare ingestibile. D’altro canto, è importante anche una maggiore integrazione tra porto e retroporto. Lo scalo è storico, compresso alle spalle dalla città. Non ha possibilità di crescita. Di conseguenza, deve trovare sfogo nell’entroterra».
La carenza di spazi limita lo sviluppo?
«Mai come in questo momento, ne soffriamo. Sono necessari per nautica, cantieristica, merci e passeggeri. È un fattore limitante».
I dazi non hanno inciso sui traffici?
«Al momento, la questione pare abbia avuto un grande impatto mediatico e comunicativo, ma ancora non si registrano significativi impatti sui flussi in esportazione dai nostri porti. Il dibattito che ha portato all’annuncio dei dazi, ai rinvii, alle riduzioni, alle sospensioni e ora alle trattative, è ancora aperto».
E i conflitti internazionali?
«Qui serve flessibilità, pensieri veloci. Il sistema portuale deve adattarsi alla realtà che cambia. Solo così si mantiene l’eccellenza».
La Spezia e Marina di Carrara resteranno sotto una sola Authority?
«A noi piace considerarli così. Sono scali integrati. Specializzati in ambiti diversi. Funzionano. Rappresentano un’alternativa interessante a due poli del sistema italiano come Genova e Livorno. E riescono a servire un’area – Emilia Romagna, bassa Lombardia e alta Toscana – che è molto interessante».
Quanto conta la formazione nello sviluppo dei due porti?
«Moltissimo. Significa lavorare sulle competenze che un territorio può mettere a disposizione. E sarà l’unico modo per mantenere il livello di eccellenza traguardato negli ultimi tempi».
A che punto è la digitalizzazione?
«Si può e si deve ancora crescere. Abbiamo già, però, un portale attivo al quale sono collegati tutti gli operatori. Anche in questo caso, siamo stati tra le prime Adsp a realizzarlo. Adesso siamo attesi da una grande partita: quella dell’intelligenza artificiale».
La nautica, invece, continua a essere cuore pulsante della blue economy.
«È un’eccellenza per l’Italia e un orgoglio per La Spezia. E tutto grazie alle intuizioni e agli investimenti di grandi imprenditori, oltre ad un efficiente tessuto produttivo rappresentato dalle aziende dell’indotto che operano sul territorio».
Come sarà il porto del futuro?
«Difficile rispondere. Viviamo in un mondo talmente interconnesso che ogni evento risulta impattante. La difficoltà del fare previsioni è anche il fascino del poter guardare le sue dinamiche da un punto di vista privilegiato: il nostro sistema portuale. Perché, come diceva spesso Giorgio Bucchioni, in quel muro che cinge il porto non finisce la città, ma inizia il mondo».