Genova – Con la chiusura estiva del parlamento, si ferma anche il cantiere della riforma portuale. Pochi giorni fa sono stati depositati gli emendamenti, la cui discussione in commissione Trasporti riprenderà alla Camera riprenderà il 9 settembre. L’auspicio del viceministro ai Trasporti, Edoardo Rixi, è che il mese prossimo si concluda l’iter alla Camera, e il testo possa essere quindi trasmesso al Senato. Di certo, in commissione sarà un mese di discussione intenso, perché gli emendamenti presentati, una volta audite decine di rappresentanti dei vari soggetti coinvolti nella riforma, sono stati in tutto 622.
«Di questi – spiega Valentina Ghio, vicecapogruppo del Partito democratico alla Camera e membro della commissione Trasporti – noi ne abbiamo presentati 237, il M5S 45, Avs 74. Quello che trovo curioso, è che il principale partito della maggioranza, FdI, ne abbia presentati ben 121. Il nostro ufficio legislativo li esaminerà: chissà se qualcuno potrà essere votato anche da noi…». Da Fratelli d’Italia per il momento non danno dettagli sulla natura degli emendamenti, ma in generale la riapertura dei lavori sarà interessante per pesare la nuova geografia della commissione, che ha visto al suo interno lo spostamento d’asse di due figure di primo piano.
La prima è rappresentata da Domenico Furgiuele, scelto nella Lega (partito di cui Rixi è anche segretario regionale in Liguria) come primo firmatario del ddl del governo, poi passato nella “sporca dozzina” di Futuro Nazionale. La seconda figura è quella di Roberto Traversi: già sottosegretario ai Trasporti nel Conte II con delega ai porti, uomo di punta dei pentastellati proprio nel dibattito sulla riforma (definita «mal impostata e priva della necessaria copertura finanziaria»), di recente passato è passato nelle fila di Fratelli d’Italia. Oltre a questo, bisognerà capire il ruolo del gruppo di esperti (lievitato a 33 persone, tra cui il top manager Zeno D’Agostino, spesso indicato come possibile guida della Porti SpA, appena dietro, nelle quotazioni, al direttore generale del ministero, Donato Liguori).

A Montecitorio ci si interroga sulla loro funzione in parallelo all’attività parlamentare («pure col massimo rispetto che meritano i componenti del gruppo – taglia corto Ghio – ci pare un’offesa alle prerogative del parlamento»). Al di là degli assetti politici, Rixi non ha mai fatto mistero di aspettarsi cambiamenti del testo rispetto come era entrato in commissione a maggio, avendo specificato più volte che per avere efficacia, la riforma deve godere della massima condivisione.
«Ed è ascoltando le preoccupazioni dei rappresentanti di lavoratori, delle imprese, ma anche dei governatori della maggior parte delle Regioni che si affacciano sul mare – contrattacca Ghio – che nei nostri emendamenti abbiamo chiesto modifiche sostanziali a questo disegno di legge. La prima cosa, e noi lo abbiamo sempre sostenuto, è l’inutilità della Porti SpA. Tutti condividiamo la necessità di un maggior coordinamento delle scelte in materia portuale, e che in tutti i porti ci siano le stesse regole».
«Ma per fare questo non pensiamo ci sia bisogno di creare l’ennesimo carrozzone di Stato, per di più con compensi previsti in deroga rispetto alla norma sulle Partecipate, e drenando risorse dalle Autorità di sistema portuale. Usiamo bene gli strumenti che già oggi la legge mette a disposizione: rinforziamo e facciamo funzionare il Tavolo di coordinamento tra i presidenti delle Autorità di sistema portuale, che a livello di governance, opportunamente sostenuto da una struttura pubblica di raccordo, può garantire lo stesso risultato senza togliere risorse alle Authority».
«La Porti SpA pone poi un altro problema: l’introduzione di un suo rappresentante, insieme a quello del ministero, all’interno dei Comitati di gestione delle Autorità portuali produrrebbe un evidente sbilanciamento a sfavore degli enti locali, le cui prerogative sarebbero ulteriormente compresse. Non solo, ma il timore espresso anche da molti operatori è che, trattandosi di una SpA, l’ingresso anche in quote residuali di privati nella compagine azionaria finisca per dare a questi accesso agli stessi Comitati di gestione».
«Detto poi che operativamente il compito della SpA è quello di realizzare opere strategiche – prosegue Ghio – non si capisce però quali siano queste opere, visto che i grandi cantieri sono stati già avviati e che oggi i porti hanno invece bisogno soprattutto di interventi sull’ultimo miglio. Rimarrebbe il ruolo all’estero: è un’ottica condivisibile, ma allora pensiamo piuttosto a un ente pubblico che possa aumentare il peso dell’Italia nei porti esteri, e ragioniamo su come possa essere organizzata la sua attività». Non da ultimo, dice Ghio «rimaniamo convinti che la SpA, togliendo risorse alle Autorità portuali, a catena possa far venir meno i fondi a sostegno del lavoro nei porti, penso al 15 bis per le compagnie. Per questo abbiamo riproposto i nostri emendamenti a sostegno del lavoro, a partire dal riconoscimento delle attività usuranti».