Il porto di Amburgo rallenta nella prima metà del 2026. Tra gennaio e giugno lo scalo tedesco ha movimentato 56,1 milioni di tonnellate di merci, con una contrazione del 3,1% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Un risultato condizionato da due fattori principali: da una parte i lavori di modernizzazione ancora in corso nelle terminal container, dall’altra la riduzione delle importazioni di prodotti petroliferi legata alle conseguenze della guerra in Iran. A pesare sui traffici sono state inoltre le condizioni meteorologiche avverse registrate a gennaio, il cui impatto era stato però in larga parte recuperato entro la fine del primo trimestre.
Il segmento più rilevante resta quello dei container, ma anche qui il bilancio è negativo. Nel semestre Amburgo ha movimentato circa 4 milioni di teu, in calo del 3,8% su base annua, mentre il volume espresso in tonnellate è diminuito del 4%. La flessione è stata particolarmente evidente nel secondo trimestre, quando la riduzione temporanea della capacità operativa provocata dagli interventi di ammodernamento delle terminal ha inciso sull’attività del terzo porto europeo per traffico container.
La fotografia dei mercati di riferimento mostra tuttavia dinamiche molto diverse. Alcuni collegamenti hanno continuato a crescere, con Singapore in aumento del 13,1%, la Finlandia del 24,7%, l’India del 7,2% e il Marocco del 4,7%. Sul fronte opposto, la movimentazione dei container con gli Stati Uniti ha registrato una diminuzione del 13,5%. Andamento negativo anche per i traffici con Cina e Regno Unito, a conferma di un quadro del commercio internazionale ancora caratterizzato da forti differenze tra rotte e aree geografiche.
Nel comparto delle rinfuse il porto ha movimentato 15,9 milioni di tonnellate, l’1,1% in meno rispetto ai primi sei mesi del 2025. La media nasconde però una netta divergenza tra le diverse categorie. Le rinfuse liquide sono crollate del 14%, soprattutto per la diminuzione delle importazioni di petrolio e per il calo dei movimenti di biodiesel a partire da aprile. Le tensioni sui mercati energetici legate alla guerra in Iran hanno quindi avuto un impatto diretto sui volumi dello scalo.
A compensare almeno in parte questa frenata sono state le rinfuse solide, cresciute del 4,2%. A sostenere il risultato sono state soprattutto le maggiori importazioni di minerali e l’aumento delle esportazioni di cereali, che hanno attenuato la perdita registrata nei prodotti energetici.
Più contenuto, ma comunque negativo, il bilancio della merce convenzionale. Fino a giugno sono state movimentate 535.000 tonnellate, il 5% in meno su base annua. La flessione è riconducibile soprattutto alla debolezza delle esportazioni di prodotti siderurgici, anche se il calo è meno marcato rispetto a quello rilevato alla fine del primo trimestre.
Per l’autorità portuale, questo segmento resta inoltre particolarmente volatile: il valore elevato delle merci e il numero relativamente ridotto delle operazioni di movimentazione possono determinare oscillazioni significative nei dati.