Porto di Pra’, Paroli riapre il dossier dell’allungamento della banchina

Nel confronto sul nuovo Piano regolatore portuale l’Autorità valuta un’estensione oltre la soluzione oggi prevista. Paroli: «La crescita rimane il nostro obiettivo», ma servono sostenibilità e compatibilità con la città

Il terminal Psa di Genova Pra'

Ultimo aggiornamento 14 settembre 2026 - 19:06

Il porto di Pra’ potrebbe allungarsi ancora. L’ipotesi torna sul tavolo nel confronto sul nuovo Piano regolatore portuale del sistema genovese, con l’Autorità di Sistema Portuale che ha aperto un approfondimento su una possibile estensione della banchina superiore a quella prevista nell’attuale proposta di Piano.

È uno dei passaggi più rilevanti emersi dagli incontri organizzati dall’AdSP del Mar Ligure Occidentale nella fase che precede la preadozione dei nuovi strumenti di pianificazione. Nel confronto con le organizzazioni sindacali è stata infatti sollevata la necessità di approfondire gli scenari relativi al bacino di Pra’, valutando un possibile maggiore allungamento della banchina rispetto alla configurazione oggi inserita nell’ipotesi di Piano.

L’Autorità precisa che la soluzione attualmente presentata è più contenuta rispetto agli scenari considerati in precedenza. Restano però disponibili gli studi sulle configurazioni di maggiore espansione, che potrebbero essere ripresi qualora emergessero nuove esigenze operative e di traffico ritenute sostenibili e condivise dal cluster portuale.

È un equilibrio che Matteo Paroli, presidente dell’Autorità di Sistema Portuale, lega direttamente alla capacità del porto di crescere senza perdere di vista il territorio. «Un Piano regolatore non può limitarsi a stabilire dove collocare una funzione portuale: deve creare le condizioni perché il sistema continui a produrre traffici, lavoro e valore e possa farlo meglio di oggi», ha detto Paroli.

La discussione sulla pianificazione non riguarda però soltanto le banchine. Nel confronto con la Rete delle Associazioni di San Teodoro, l’attenzione si è concentrata sull’impatto delle attività portuali sulla città, dalla qualità dell’aria alla salute. L’Autorità ha annunciato una convenzione pluriennale con l’Istituto Superiore di Sanità, attualmente in fase di formalizzazione, che coinvolgerà nove quartieri genovesi e circa 122 mila abitanti. I dati sanitari saranno messi in relazione con quelli ambientali e con i modelli di dispersione degli inquinanti. Il 2020, anno della forte contrazione delle attività portuali provocata dalla pandemia, sarà utilizzato come riferimento.

A fine settembre partirà inoltre una sperimentazione sulla capacità di alcune specie vegetali di intercettare il particolato atmosferico, nell’ambito di un progetto europeo dedicato al ruolo del verde nella mitigazione dell’inquinamento.

Sul fronte delle infrastrutture ambientali, procede il cold ironing per il traffico crocieristico. L’impianto raggiungerà una potenza massima di 60 MW e prevede due accosti elettrificati, a Ponte dei Mille Ponente e Ponte Andrea Doria Levante, con predisposizione per un terzo. I due sistemi robotizzati ShoreLink sono già stati consegnati e a ottobre sono previsti i primi test con il passaggio di corrente. In seguito l’elettrificazione dovrebbe essere estesa ai traghetti, con cinque punti di presa, e al comparto commerciale. L’obiettivo è arrivare all’operatività nel 2027, dopo aver definito entro dicembre il sistema di approvvigionamento dell’energia e le modalità di gestione e manutenzione del servizio.

Nel confronto con i sindacati è emersa anche la necessità di difendere le rinfuse e le relative funzioni occupazionali. Positivo il giudizio sulla scelta, almeno nell’attuale configurazione del Piano, di non prevedere il trasferimento dei depositi chimici a Ponte Somalia. Restano invece da approfondire le alternative.

C’è poi il capitolo della cantieristica, con la richiesta di mantenere una destinazione produttiva delle aree interessate dai processi di riorganizzazione e di rafforzare le riparazioni navali e la cantieristica di Genova Levante.

La Compagnia Unica ha infine riportato al centro il tema del lavoro e della crescita dei diversi traffici, dai container alle rinfuse fino ai passeggeri.

È dentro questo quadro che Paroli ha collocato anche la questione Pra’. La linea dell’Autorità è tenere insieme crescita e vincoli: «La nuova pianificazione deve evitare due errori opposti: un porto nel quale le funzioni si sovrappongono senza regole, generando interferenze e conflitti, e un sistema tanto rigido da non riuscire ad accompagnare l’evoluzione dei traffici, delle tecnologie e del mercato».

L’allungamento della banchina di Pra’ resta dunque un’ipotesi, non una decisione. Ma il fatto che l’Autorità abbia scelto di riaprire gli studi sulle configurazioni più estese segnala che, nel nuovo Piano regolatore, lo spazio per una futura crescita del bacino non è stato definitivamente chiuso.