Alla Camera dei deputati comincia a entrare nel vivo l’iter della riforma dei porti italiani: è partito in commissione Trasporti il voto sugli emendamenti al disegno di legge. In totale sono 622 le proposte di modifica presentate entro la scadenza del 3 agosto a seguito del confronto parlamentare e delle audizioni avvenute nelle scorse settimane.
Il provvedimento modifica la riforma vigente dell’ordinamento portuale, la legge 84 del 1994, che aveva istituito le autorità portuali e i piani regolatori degli scali marittimi per gestire meglio gli spazi e le destinazioni d’uso al loro interno.
La nuova legge prevederebbe, tra le altre misure, la nascita di una società al 100% a capitale pubblico chiamata Porti d’Italia Spa: i suoi compiti comprenderebbero la programmazione e la realizzazione delle opere strategiche.
Soddisfazione da parte del governo che vede avvicinarsi la fase operativa. Ha dichiarato il viceministro Edoardo Rixi: “Vogliamo una portualità più efficiente, una regia nazionale più forte sugli investimenti strategici e tempi più rapidi per realizzare le opere. Senza togliere ruolo e autonomia ai territori, dobbiamo mettere i porti italiani nelle condizioni di competere nel Mediterraneo e sui grandi traffici internazionali.”
Critiche invece dall’opposizione del Partito Democratico. Il responsabile economico del partito Antonio Misiani e la deputata Valentina Ghio in conferenza stampa hanno presentato 230 emendamenti e dichiarato che “con Porti d’Italia Spa il governo crea un carrozzone che sottrae ai territori risorse e competenze per la gestione dei nostri porti: una società che potrebbe aprire ai privati per decidere la governance dei nostri scali. I nostri emendamenti restituiscono ai territori competenze e risorse, mettono indicazioni ferree per evitare l’ingresso dei privati nella governance e propongono strumenti per migliorare il coordinamento nazionale e la competitività dei nostri scali all’estero”.