Genova – Si sono concluse questa settimana le prime riunioni alla commissione Trasporti della Camera sulla riforma dei porti. Dopo la riammissione di tutti e 622 gli emendamenti al testo al disegno di legge del governo – a seguito delle proteste dell’opposizione e in particolare del Partito democratico presso la presidenza della Camera e della commissione – nella prima settimana di discussione sono stati affrontati i primi quattro articoli della riforma, illustrati dai due relatori al testo, Maria Grazia Frijia (Fratelli d’Italia) ed Elena Maccanti (Lega) alla presenza del viceministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Edoardo Rixi.
Nella sostanza, sono stati bocciati gli emendamenti dell’opposizione (a parte 16 accantonati, quindi né approvati, né respinti). Accantonate anche le 37 proposte di modifica della maggioranza, al netto di quattro emendamenti ritirati. È anche vero che il succo della riforma comincia ad arrivare adesso: l’articolo 5 del ddl, di cui per ora sono solo stati dati i pareri e la lista degli emendamenti accantonati o ritirati, infatti introduce il meccanismo di individuazione delle infrastrutture strategiche da realizzare in via prioritaria, cioè quelle che dovranno finire nell’Accordo di programma attuato dalla Porti Spa, la società pubblica che si dovrà occupare della loro progettazione e realizzazione, e che costituisce il perno vero e proprio della riforma di settore.
I primi quattro articoli della riforma, quelli discussi questa settimana, sono essenzialmente modifiche agli articoli introduttivi della legge 84/94, che riguardano quindi finalità, definizioni, ordinamenti portuali e classificazione dei porti: il ddl ovviamente riscrive questi capitoli sulla base del nuovo assetto centrato sulle funzioni della Porti Spa. «Il fatto che la maggioranza abbia accantonato quasi tutti gli emendamenti, senza alcuna discussione in merito, ci fa pensare che su diversi aspetti della riforma non si sia ancora trovata una quadra tra il governo e le forze politiche che lo sostengono» è il commento di Valentina Ghio, vicecapogruppo alla Camera del Partito democratico e membro della Commissione Trasporti. —