Genova – Rivendica il lavoro della commissione e si augura che il progetto complessivo della Riforma dei porti possa andare a buon fine, «perché questa è la dimostrazione del funzionamento e della centralità del Parlamento». Salvatore Deidda, presidente della commissione Trasporti alla Camera, dirige il cantiere del disegno di legge che promette di cambiare in profondità il governo della portualità italiana. Un processo che, dal suo punto di vista, quindi non può quindi non essere condotto nella massima condivisione possibile.
Eppure proprio il suo partito, Fratelli d’Italia, ha presentato 121 emendamenti su un totale di 622. La principale forza della maggioranza ha così tanti dubbi sulla riforma?
«Al contrario, la lettura di questo numero emendamenti deve essere di segno opposto: proprio perché crediamo in un percorso largo e condiviso, abbiamo fatto nostre molte delle istanze presentate dalle associazioni di categoria che abbiamo audito in questi mesi, con l’obiettivo di arrivare a un testo che risponda nel miglior modo possibile alle richieste della moltitudine di soggetti che lavorano all’interno dei porti. Anche il numero complessivo degli emendamenti, che è appunto 622, non deve spaventare: è il frutto di un lavoro di ascolto condotto dalla commissione. Questa è una riforma aperta, non blindata, gli emendamenti servono per aprire un grande dibattito. Poi come sempre ci sarà un lavoro di scrematura. Gli emendamenti poi diminuiranno: si arriverà alla sintesi del dibattito».
Quali sono a suo giudizio le istanze più rappresentate dalle categorie portuali?
«Da quello che ho potuto percepire, la principale richiesta da parte degli operatori è la quella di stabilire una gerarchia all’interno del mondo portuale. Un quadro chiaro in cui siano definiti i ruoli e le mansioni di ognuno lungo la filiera. La seconda è la necessità di stabilire una strategia nazionale, che riesca anche a metterci tutti insieme di fronte alle sfide poste dai mercati internazionali, a partire da confronto con il Continente africano, e qui penso anche agli obiettivi del Piano Mattei. E l’unione in questo contesto è la cosa più importante: non può esistere che in una missione internazionale si presentino, da soli, i porti della Sardegna o quelli liguri. Il sistema deve essere rappresentato e di conseguenza muoversi nella sua interezza».
E lo strumento per gestire tutto questo è la Porti SpA?
«Sì, e in effetti mi dispiace che i colleghi del Partito democratico, come ho letto sul vostro giornale, vogliano “scardinare” questa struttura, o farla deragliare o naufragare… o altre azioni che insomma, male si associano a una commissione parlamentare come questa, dedicata ai trasporti. Scherzi a parte, l’appello è quello di continuare a lavorare tutti insieme. Anche perché devo dire che questo è un mio obiettivo personale: portare a casa una riforma con un ampio dibattito parlamentare, in base al quale c’è chi è favorevole, c’è chi è contrario, ma senza demonizzazioni tra le parti. Questa è l’occasione per un dibattito costruttivo, capace di fare emergere diverse posizioni e trovare alla fine la migliore composizione».
La Porti SpA rimarrà pubblica?
«Per noi, quello del controllo pubblico è un punto che non si può toccare. La nostra idea è quella di un soggetto pubblico che opera nel mercato. Il soggetto pubblico ha un ruolo di garanzia, significa poter non stare dalla parte del più forte o del più grande a tutti i costi. Lo Stato ha già dimostrato che può operare soggetti di questo genere: pensiamo alle Poste».
Non si sente un po’ esautorato dalla commissione di 33 esperti nominati dal governo che stanno lavorando sulla riforma?
«No, anzi mi pare una bella sfida. Si tratta di un’ulteriore occasione di confronto finalizzata a realizzare la riforma migliore. Conoscendo chi fa parte di quella commissione, tutti esperti di alto livello, penso che sarà un ulteriore momento di crescita».
FdI ha presentato due emendamenti relativi al finanziamento dei fondi per le Infrastrutture strategiche e della Porti SpA: uno riduce a un massimo del 3% il prelievo dal gettito delle Autorità portuali, in luogo della forbice tra il 15 e il 25% previsto dall’attuale ddl, e l’altro tempera il prelievo sulla base delle effettive capacità delle Adsp.
«Questo dimostra una volta di più che nel dibattito parlamentare sarà valorizzata ogni posizione».
A proposito di ascolto delle associazioni: molte categorie hanno spesso invocato il ritorno, se non dei vecchi Comitati portuali, sicuramente di una maggiore incisività delle categorie negli organi decisionali dei porti.
«Corretto. L’obiettivo della Porti SpA non è certo togliere autonomie ai territori, e questa riforma vuole essere di aiuto alle Autorità di sistema portuale. Tra l’altro abbiamo la possibilità di discutere di questo tema con Assoporti, che è l’associazione che riunisce le Authority e che al suo interno rappresenta tutte le anime politiche. È anche per questi motivi che chiedo al Partito democratico di non buttare via il bambino con l’acqua sporca».
Un emendamento su cui immagino ci sia un generale accordo è quello dell’introduzione del fondo per l’esodo dei lavoratori e il riconoscimento delle attività usuranti in porto.
«Un tema del quale parlerò con il ministro del Lavoro, Marina Calderone. C’è un tema di contabilità dell’Inps, ma stiamo lavorando per ottenere questo risultato. Sono sicuro che ci accorderemo».