Savona primo porto italiano dell’idrogeno verde: nuovo impianto entro il 2030

Firmato l'accordo tra Authority, Edison e Fs Logstix: il combustibile a zero emissioni sarà utilizzato per alimentare la manovra ferroviaria, camion e mezzi di banchina.

Ultimo aggiornamento 28 settembre 2026 - 22:37

Savona sarà il primo porto italiano dell’idrogeno. Tra 2029 e 2030 infatti sorgerà all’interno dello scalo della Torretta un impianto sperimentale che raccoglierà l’energia prodotta dai pannelli fotovoltaici collocati sugli edifici portuali, e la trasformerà in idrogeno verde. Il combustibile a zero emissioni inquinanti sarà utilizzato per alimentare la manovra ferroviaria ma anche i camion e i mezzi di banchina, come le gru, i trattori interni e i carrelli elevatori.

Il progetto è stato annunciato ieri dall’Autorità di sistema portuale di Genova e Savona, corredato dalla firma di un protocollo d’intesa tra le parti interessate: oltre all’Adsp, il gruppo energetico Edison, la Fs Logistix – ossia il braccio cargo delle Ferrovie dello Stato – le associazioni di categoria Alis (logistica sostenibile) e Assocostieri (distribuzione e depositi di carburanti).

«Abbiamo individuato Savona – spiega il presidente dell’Adsp, Matteo Paroli – per questo progetto proposto una decina di mesi fa da Edison perché qui ci sono gli spazi e un surplus di energia che può essere convogliato nella produzione di idrogeno. L’esigenza di spazio per la verità è piuttosto esigua, l’impianto nella sua interezza occupa il volume di un paio di container. Ma l’obiettivo è soprattutto quello di creare una best practice con tutti i soggetti interessati, per mettere a punto, attuandolo, un modello normativo e organizzativo che consenta, con Savona capofila, di produrre e utilizzare porti all’interno dei porti italiani».

L’ambizione, prosegue Paroli, è in ultima analisi quella di rendere il porto in grado, almeno in parte, di produrre una parte dell’enorme quota di energia che consuma annualmente, circa 1,7 terawattora – numero peraltro destinato a salire ancora, considerato che in breve tempo entrerà in servizio anche la fornitura di elettricità da terra per le navi, mediante il sistema del cold ironing.

A regime, l’impianto di Savona dovrebbe garantire circa 45 chili di idrogeno verde al giorno: «Considerato che una motrice per la manovra ferroviaria consuma 30 chili di idrogeno in una settimana, si capisce bene come questo sistema possa garantire un buon approvvigionamento di energia anche per gli altri mezzi portuali» calcola Paroli, che a margine precisa come l’impianto sarà a servizio principalmente dei numerosi terminal dello scalo savonese, interessando meno il bacino di Vado Ligure.

Con l’ambizione di diventare un modello nazionale, il caso di Savona ricopre un valore strategico, come sottolinea Edoardo Rixi: «Quello che succede ogni giorno – spiega infatti il viceministro ai Trasporti – mette in evidenza come l’Europa abbia bisogno di garantirsi una propria autonomia energetica rispetto allo scenario geopolitico globale. Questo di Savona, che è un piccolo seme, ma intanto abbiamo cominciato a piantarlo, è un ottimo esempio. Un motivo di orgoglio, perché si concretizzerà all’interno del sistema portuale più importante d’Italia, e un tassello che conferma la strategicità dei porti. In un contesto – conclude – di neutralità energetica, dove ogni risorsa deve aiutarci a raggiungere l’obiettivo dell’autonomia dagli altri Continenti: quindi l’idrogeno, ma anche il nucleare, i biocarburanti, le fonti rinnovabili».

«Calcolata la fase progettuale, le autorizzazioni e la fase realizzativa, penso saremo pronti tra 2029 e 2030 – dice Fabrizio Mattana, executive vice president Gas Assets di Edison -. Costi e tempi non devono spaventare: se ben costruito, e integrato con altre tecnologie in un contesto di neutralità energetica, questo è uno dei progetti che nel lungo termine può garantire la decarbonizzazione dei porti al 100%».

Sabrina De Filippis, amministratore delegato di Fs Logistix – il gruppo gestisce la manovra ferroviaria nel porto di Savona – ha sottolineato come, se il progetto avrà successo, potrebbe essere esportato anche fuori Italia, come ad Anversa, dove recentemente l’azienda è entrata con una partecipazione del 30% (con opzione fino al 49%) insieme all’operatore Lineas nell’Antwerp Mainhub, il terminal intermodale dello scalo belga – che per movimentazione delle merci è il secondo in Europa dopo Rotterdam.

«Il coinvolgimento dell’intera filiera è fondamentale – aggiunge Dario Soria, direttore generale di Assocostieri -. L’approccio bottom up, partendo dal mercato con un progetto pilota, è essenziale e ci permette di non fare errori come nel passato: penso ad esempio agli incentivi per i distributori di idrogeno sulla rete stradale, che hanno permesso la nascita di molte stazioni di rifornimento, senza che però ci fossero i mezzi a rifornirsi». «Grazie all’azione del governo – chiude Antonio Errigo, vicedirettore di Alis – si passa dalle strategie all’attuazione, anche sull’idrogeno: penso ai treni in Lombardia, o al polo di Marghera. Questo carburante può essere realmente parte della soluzione». —