Serpagli: “La riforma dei porti sia equa con gli interporti. Gli emendamenti? Ci preoccupano”

Il ddl interviene anche sull’intermodalità. Il presidente di Uir sugli investimenti: "Bene il Pnrr sul settore ferroviario grazie al Mit e a Rixi. Adesso la priorità è l'ultimo miglio"

Il terminal intermodale dell'Interporto di Padova

Ultimo aggiornamento 4 settembre 2026 - 21:45

«Il ddl di riforma dei porti tocca temi che riguardano direttamente anche gli interporti. Siamo lieti di dare un contributo, ma vogliamo che non intacchi gli interessi del nostro settore»: a parlare è Gianpaolo Serpagli, presidente di Uir, Unione interporti riuniti, uno degli stakeholder interessati al cammino legislativo che dovrà portare alla nascita di Porti d’Italia Spa.

Gianpaolo Serpagli

Un cammino complesso avviato dal ministero delle Infrastrutture e Trasporti, dal ministro Matteo Salvini e dal viceministro Edoardo Rixi, che si sta dispiegando su diversi tavoli: quello dello stesso ministero, sostenuto dal comitato di esperti coordinato dal direttore generale Donato Liguori e dalla dirigente Benedetta Scotti (ieri Il Secolo XIX ha intervistato il coordinatore del gruppo Semplificazione e ambiente, Ugo Patroni Griffi); e quello della IX commissione Trasporti della Camera.

La pianificazione delle connessioni fra porti e interporti trovava già spazio nel testo del Mit.

«Il Piano generale per l’intermodalità – spiega Serpagli – previsto dalla recente legge sugli interporti (177/2025) è redatto anche in coerenza con la pianificazione portuale. L’inverso, per quanto riguarda il Piano nazionale per le infrastrutture di trasporto marittimo previsto dall’attuale ddl, appare decisamente meno evidente. Andrebbe garantita una configurazione “a specchio” con le previsioni della 177».

Più recentemente un emendamento della Lega vorrebbe dare la possibilità alla Porti Spa di «acquisire o gestire, direttamente o tramite società veicolo interamente controllata (…) interporti di rilievo nazionale e internazionale di proprietà pubblica». Che cosa ne pensa?

«Nell’ambito delle consultazioni svolte dalla IX commissione abbiamo presentato una nostra proposta abbastanza dettagliata. È una proposta che non stravolge l’impianto della riforma: prendiamo atto del percorso avviato e non entriamo nel merito delle questioni strettamente portuali. Ci siamo concentrati invece sugli aspetti che riguardano i retroporti e, in alcuni casi, gli interporti che fanno parte della nostra associazione. Per quanto riguarda l’emendamento, invece, la questione è diversa perché interviene in misura molto maggiore su aspetti che toccano direttamente i nostri interessi. In questi giorni la nostra struttura tecnica lo sta esaminando. Da un lato ci preoccupa, dall’altro potrebbe contenere elementi di interesse per noi. Non abbiamo ancora assunto una posizione ufficiale come associazione, anche perché il testo è stato presentato soltanto da pochi giorni».

Quali sono gli aspetti che vi preoccupano maggiormente?

«Gli emendamenti sono il frutto di una discussione politica ancora in corso e in questa fase preferisco mantenere un atteggiamento prudente. Prima bisogna capire in quale direzione si muoverà il confronto parlamentare e quali saranno i testi destinati realmente ad andare avanti».

Che cosa pensa più in generale del progetto di riforma?

«Bisogna considerare che abbiamo appena concluso un lungo percorso che ha portato alla nuova legge sugli interporti, una riforma che come associazione chiedevamo da molti anni. Fino a poco tempo fa operavamo ancora con una normativa del 1990. La legge 177/2025 non coincide esattamente con quella che avremmo voluto, ma rappresenta comunque un passo avanti importante. Proprio perché è una riforma molto recente, siamo particolarmente attenti a preservarne l’equilibrio. Le disposizioni che riguardano gli interporti e le risorse loro destinate dovrebbero rimanere coerenti con il quadro normativo appena approvato. Proprio per questo vorremmo che non ci fossero interferenze eccessive su un settore che ha appena completato il proprio percorso di riforma».

Avete valutato possibili sovrapposizioni tra la legge sugli interporti e il progetto di Porti S.p.A.?

«Ci sono alcune parti della proposta che riguardano direttamente anche noi e su quelle siamo disponibili a confrontarci. Abbiamo già fornito un contributo e siamo pronti a fornirne altri se necessario. Oltre questo, preferisco non spingermi in valutazioni ulteriori finché il quadro normativo non sarà più definito».

State seguendo anche gli altri emendamenti in discussione, compreso quello di Fratelli d’Italia?

«Sappiamo che è in corso una discussione e che si sta lavorando a proposte diverse. Una volta che la maggioranza avrà definito gli emendamenti sui quali intende procedere, auspichiamo un confronto nel corso dei lavori, essendo gli interporti direttamente interessati da alcune delle proposte in discussione. Sono giorni in cui il confronto sta avanzando rapidamente e noi vogliamo continuare a partecipare ai tavoli e dare il nostro contributo prima che le scelte siano definitivamente assunte».

La legge sugli interporti prevede anche un tetto massimo di trenta interporti. Può essere rilevante per quanto riguarda l’emendamento?

«La normativa sugli interporti introduce un limite preciso e qualunque eventuale intervento o partecipazione da parte di nuovi soggetti dovrà necessariamente fare i conti con questo quadro regolatorio. Tuttavia ritengo che la proposta Porti S.p.A., almeno nella sua impostazione generale, non entri in conflitto con la legge sugli interporti. Le criticità potrebbero emergere solo nel momento in cui si introducessero modifiche o operazioni meno coerenti con l’impianto originario. Al momento è ancora presto per trarre conclusioni».

L’obiettivo dichiarato della riforma è rendere più efficiente il sistema infrastrutturale nazionale. Da questo punto di vista condividete l’impostazione generale?

«In questo momento stiamo vivendo la fase finale dei grandi investimenti ferroviari finanziati negli ultimi anni e, dal nostro punto di vista, si tratta probabilmente dell’investimento più riuscito tra quelli collegati al Pnrr. Esisteva un bisogno enorme di intervenire sulla rete ferroviaria e credo che su questo il viceministro Rixi conoscendo la materia abbia lavorato bene. Naturalmente i lavori hanno comportato disagi, rallentamenti e riduzioni di capacità, ma era inevitabile. Ci auguriamo che questo ciclo di interventi possa essere completato entro la fine dell’anno o all’inizio del 2027».

Quali effetti hanno avuto questi lavori sul traffico merci ferroviario?

«Negli ultimi anni abbiamo assistito a una diminuzione del traffico ferroviario merci. Per circa un decennio la curva era stata costantemente crescente, mentre recentemente ha iniziato a scendere. Non è però un fenomeno che possano governare direttamente porti o interporti. Quello che possiamo fare è continuare a sostenere gli investimenti infrastrutturali. Una volta completato questo ciclo di opere, il lavoro successivo sarà adeguare tutti i porti e gli interporti, soprattutto per quanto riguarda l’ultimo miglio ferroviario, affinché siano coerenti con gli standard della rete nazionale che si sta costruendo».

Quali investimenti saranno necessari nei prossimi anni?

«Oltre al completamento degli interventi principali, sarà necessario intervenire sui collegamenti secondari che non sono stati inclusi nel Pnrr. Penso, ad esempio, alla Pontremolese, che non rientrava tra le opere finanziate ma che rappresenta una infrastruttura molto importante. Su questi temi ci sono già stati incontri e ce ne saranno altri nei prossimi mesi. È un tema che seguo direttamente anche come presidente dell’Interporto di Parma. Queste linee, insieme agli interventi sull’ultimo miglio, rappresentano una delle principali priorità per il futuro».

Uir collabora all’elaborazione da parte di Fermerci della Carta dell’ultimo miglio. Di cosa si tratta?

«Si tratta di una vera e propria roadmap degli interventi necessari per migliorare le connessioni finali tra rete ferroviaria e infrastrutture logistiche. Credo che tutte le associazioni della logistica debbano lavorare insieme. Una volta migliorate le grandi linee ferroviarie, bisogna concentrarsi sui dettagli operativi dei terminal ferroviari, dei porti, degli interporti e delle piattaforme logistiche. Solo così sarà possibile rendere davvero competitivo il trasporto ferroviario».

Il trasporto ferroviario può crescere in modo significativo nei prossimi anni?

«Oggi non esiste più la contrapposizione che esisteva in passato tra ferro e gomma. Dobbiamo integrare meglio le due modalità. Peraltro il trasporto su strada sta vivendo una carenza strutturale di autisti e questo rende necessario spostare una quota crescente di traffico sulle rotaie. Alcune tratte devono necessariamente essere servite dal trasporto ferroviario, altrimenti il sistema nel suo complesso non sarebbe in grado di sostenere i volumi di traffico. L’obiettivo europeo di arrivare al 30% delle merci trasportate su ferro entro il 2030 è probabilmente molto ambizioso e difficilmente raggiungibile, ma rappresenta comunque una direzione verso cui bisogna tendere. Alcuni porti, come La Spezia, sono già molto avanzati sotto questo profilo, mentre altri devono ancora recuperare terreno».

Un soggetto nazionale come Porti d’Italia potrebbe aiutare a coordinare questi processi?

«Al di là di Porti d’Italia, ritengo che le Autorità di sistema portuale siano già pienamente consapevoli dell’importanza di queste tematiche. Probabilmente l’idea alla base di Porti d’Italia è quella di creare un interlocutore più forte nei rapporti con il Governo, soprattutto per quanto riguarda la capacità di attrarre investimenti. Detto questo, sia gli attuali presidenti delle Autorità di sistema sia quelli che li hanno preceduti conoscono bene queste problematiche e sanno che il lavoro prioritario riguarda proprio l’integrazione ferroviaria e logistica. Nel complesso credo che, nonostante molte criticità del Pnrr, sul fronte ferroviario il Paese abbia fatto una scelta corretta e abbia avviato un profondo ammodernamento della rete nazionale».

Quali risorse sono previste dalla nuova legge sugli interporti?

«Il ministero ha aperto a fine luglio un tavolo di confronto e noi abbiamo avanzato alcune proposte che possiamo condividere. Non stiamo parlando di cifre enormi. Le risorse ammontano a 25 milioni di euro. Non è una somma particolarmente elevata, ma per la rete degli interporti è importante potervi accedere e utilizzarla in modo efficace».

Qual è oggi la priorità principale per il settore?

«Senza dubbio l’ultimo miglio ferroviario. Su questo tema possono e devono esprimersi anche le Autorità di sistema portuale. È un ambito nel quale esistono già competenze, proposte e soggetti in grado di contribuire. Per questo ritengo che, almeno sul tema specifico dell’ultimo miglio ferroviario, esistano già competenze, proposte e soggetti in grado di contribuire efficacemente, con i quali sarà importante coordinarsi».