Terre rare, partita a tre in Adriatico: in ballo la riserva strategica europea

Ravenna studia l’alleanza con Venezia, ma in pista c’è anche Trieste. Il dossier nelle mani del ministro Urso

Ravenna

Ultimo aggiornamento 23 maggio 2026 - 19:18

«Quello delle materie prime strategiche è un treno per la verità partito un paio di anni fa, che noi abbiamo preso non alla rincorsa… di più: ci siamo lanciati sopra con il casco e il deltaplano». Francesco Benevolo, presidente del porto di Ravenna, descrive così una delle più ambiziose scommesse di questo scalo: diventare il polo di stoccaggio delle terre rare per l’Europa meridionale, anche in rete con altre Autorità portuali.
«Il treno infatti – spiega – è un progetto europeo partito ormai due anni fa, un po’ in sordina per la verità. E prevede due punti di stoccaggio, uno nel Nord Europa e uno affacciato sul Mar Mediterraneo. Non si tratta di un bando, i singoli porti presentano un proprio dossier di candidatura. Prima di noi in Italia era partita Venezia. Anzi, diciamo che loro, per rimanere alla metafora del treno, ci sono saliti con il biglietto e il posto riservato». Benevolo a Ravenna è presidente da meno di un anno, e non vuole che il porto perda possibili occasioni di crescita.

Le terre rare sono un gruppo di 17 elementi chimici fondamentali per l’industria tecnologica e la transizione ecologica. Non sono realmente scarse in natura, ma si trovano ovunque in concentrazioni molto basse, rendendo l’estrazione e la separazione complesse e costose. Per effetto delle loro proprietà magnetiche, ottiche e conduttive, sono l’anima di moltissimi dispositivi moderni: magneti per i motori delle auto elettriche e i generatori delle turbine eoliche, schermi a led, hard disk, laser, circuiti degli smartphone, satelliti e componenti aeronautici.
Oggi il loro monopolio è in mano alla Cina, non tanto perché il colosso asiatico ne sia un estrattore, quanto piuttosto perché ne è un trasformatore, e ovviamente utilizza questa posizione di potere come leva geopolitica.

Proprio nei giorni scorsi ci sarebbe stata un’accelerazione da parte di Bruxelles sul tema, con l’individuazione di una prima lista di materiali considerati prioritari: non solo terre rare, ma anche tungsteno e gallio, ai quali potrebbero aggiungersi magnesio, germanio e grafite.
La Commissione europea (l’affare è gestito dal vicepresidente Stephane Sejourné) avrebbe già preso accordi con il porto di Rotterdam per il polo di stoccaggio del Nord Europa, mentre allo stato attuale la partita è in sospeso per il Mediterraneo.

In Italia, in pista ci sono Trieste, Venezia e Ravenna, con il ministro delle Imprese Adolfo Urso che a marzo ha detto che Trieste è il posto perfetto per questo scopo, pochi giorni fa ha detto che a giugno sarà pronto lo studio di fattibilità per Venezia, mentre ieri nella sua lettera di saluti al Deportibus a Ravenna non ha toccato l’argomento. «La nostra idea – dice Benevolo – sarebbe quella di presentarci con Venezia». Del resto, è sempre una questione di capienza: il porto di Rotterdam in un anno muove l’equivalente dei 16 porti italiani, le dimensioni e possibilità dello scalo sono conseguenti. Se i porti italiani, più piccoli e meno funzionali di Rotterdam (tant’è vero che in campo ci sono gli scali di riferimento delle rinfuse, tutti sull’Adriatico) devono predisporre aree di stoccaggio, il ragionamento su una collaborazione in rete per offrire più spazi è naturale, e potrebbe avere anche una funzione verso il Nord Africa, o almeno così si è ragionato in occasione della tre giorni della portualità italiana organizzata proprio a Ravenna dall’Authority con il patrocinio del ministero dei Trasporti.

Le terre rare tuttavia non sono l’unica partita messa in piedi: tra i molti, uno che viene tenuto particolarmente a cuore dall’Autorità portuale ravennate è quello del polo del freddo: «Oggi – spiega Benevolo – la catena dei prodotti freddi, penso ad esempio alla frutta, non è funzionale. Lungo tutto l’Adriatico non esiste un polo del freddo per gestire la logistica, mentre noi avremmo gli spazi per poter organizzare questo tipo di attività. So che sembra un problema vecchio, ma in realtà provare a risolverlo sarebbe fondamentale per l’efficienza logistica del Paese». L’efficienza logistica è tema che riguarda anche il traffico di eccellenza del porto di Ravenna, cioè le argille in arrivo da tutto il mondo che alimentano il distretto emiliano della ceramica, una delle voci di punta del Made in Italy. Non c’è solo il fatto dei dragaggi e della manovra, con la necessità di mantenere sempre in efficienza il Canale lungo cui si sviluppa il porto, come illustrato dal comandante del porto, il capitano Maurizio Tattoli. «Di quattro milioni di tonnellate che arrivano ogni anno a Ravenna – dice infatti Mario Roncaglia, presidente della commissione Trasporti e logistica della Confindustria ceramica – solo 300 mila viaggiano su treno: un convoglio al giorno, quando nel 2020 erano quattro». Il motivo è legato alla concorrenza tra aziende, che per tagliare i costi della logistica si affidano al camion, che costa meno: «Sono poche le società disposte a pagare mezzo milione in più l’anno, ma così ci troviamo 20 mila camion in più sulle strade». La richiesta degli industriali è un incentivo strutturale per poter ammortizzare i costi. Forse non facile in epoca di austerity.