Il porto di Trieste torna al centro dell’attenzione della magistratura. Sono due le inchieste che coinvolgono i vertici, attuali e passati, dello scalo giuliano: una penale sui finanziamenti pubblici destinati al terminal container del Molo VII e una contabile sulle indennità di reperibilità riconosciute ai dirigenti dell’Autorità di sistema portuale del Mare Adriatico orientale. A ricostruire i due filoni è Il Piccolo, con due articoli che riprendono l’anticipazione di ShippingItaly (qui l’articolo) e delineano un quadro di contestazioni ancora al vaglio degli inquirenti.
Il primo procedimento riguarda 17,7 milioni di euro di incentivi pubblici che, secondo la Procura della Repubblica di Trieste, sarebbero stati indebitamente trasferiti o utilizzati attraverso una triangolazione fra Alpe Adria, Trieste Marine Terminal (Tmt) e To Delta. Nel registro degli indagati figurano Antonio Gurrieri, amministratore delegato della società pubblica Alpe Adria, e Stefano Selvatici, ai vertici di Tmt e To Delta. A entrambi è stato notificato l’avviso di conclusione delle indagini preliminari.
Le ipotesi di reato, riferite al periodo 2020-2025, comprendono, in alternativa, il peculato mediante profitto dell’errore altrui, la malversazione di fondi pubblici e l’indebita percezione di erogazioni pubbliche. Si tratta, dunque, di contestazioni che dovranno essere valutate nell’eventuale prosieguo giudiziario. I due amministratori non hanno rilasciato dichiarazioni e possono ancora presentare memorie e svolgere indagini difensive. Sarà poi la Procura a decidere se chiedere il rinvio a giudizio o l’archiviazione.
La triangolazione degli incentivi
Alpe Adria è una società interamente pubblica, partecipata in parti uguali dall’Autorità portuale, dalla holding regionale Friulia e da Mercitalia. Tra i suoi compiti c’è la promozione dei servizi intermodali, cioè il trasferimento delle merci fra nave e ferrovia, attraverso incentivi che consentono di ridurre il costo del trasporto ferroviario e rendere il porto di Trieste più competitivo rispetto agli scali di Capodistria e Fiume.
Tmt è invece la società concessionaria del Molo VII, il terminal container dello scalo giuliano. To Delta, che detiene una partecipazione in Tmt e alla quale vengono subappaltati alcuni servizi, è il veicolo attraverso cui, secondo la ricostruzione accusatoria riportata da Il Piccolo, sarebbe transitata una parte rilevante dei fondi.
L’ipotesi dei pubblici ministeri Federico Frezza e Matteo Tripani è che, a fronte di circa 5 milioni di euro annui erogati da Alpe Adria a Tmt, To Delta avrebbe assorbito circa 2,5 milioni all’anno attraverso fatture con voci di costo gonfiate. Nel periodo considerato, la somma complessiva contestata raggiungerebbe così i 17,7 milioni di euro. Secondo gli inquirenti, non vi sarebbero state prestazioni riconducibili alle finalità dei finanziamenti pubblici.
La vicenda si inserisce in un contesto già segnato da un’altra indagine che riguarda Gurrieri, quella per riciclaggio relativa a somme versate da società asiatiche alla sua impresa austriaca per presunte consulenze. Il procedimento è distinto e si trova ancora nella fase delle indagini preliminari. Il nuovo filone sui finanziamenti al terminal container, invece, è giunto alla conclusione delle indagini.
La Corte dei conti e il milione di euro
Il secondo articolo pubblicato da Il Piccolo riguarda un procedimento di natura contabile. La Procura regionale della Corte dei conti ha notificato, a fine agosto, un atto di costituzione in mora relativo a un presunto danno erariale di quasi un milione di euro. Nel mirino ci sono le indennità di reperibilità riconosciute ai dipendenti dell’Autorità portuale nel periodo 2021-2024.
L’accertamento coinvolge l’ex presidente dell’Authority Zeno D’Agostino e dieci dirigenti che, in base ai ruoli ricoperti all’epoca, avrebbero contribuito all’introduzione o all’applicazione del regolamento. Tra i destinatari figurano anche Antonio Gurrieri, allora responsabile della Direzione Amministrazione e finanza, e Vittorio Torbianelli, già segretario generale.
La contestazione riguarda il modo in cui lo strumento della reperibilità sarebbe stato utilizzato. Secondo la Corte dei conti, le indennità avrebbero finito per assumere le caratteristiche di un’integrazione sistematica dello stipendio, anziché costituire un riconoscimento legato alla disponibilità del dipendente a essere richiamato in servizio durante la notte o nei fine settimana.
Fra gli aspetti contestati figurano il mancato rispetto delle regole di alternanza e rotazione, il ricorso prolungato alla reperibilità per alcuni dipendenti, l’assenza di report sulle chiamate in servizio straordinario effettivamente effettuate e la sovrapposizione con altre indennità. La Corte avrebbe inoltre rilevato casi di riconoscimento del supplemento anche a dipendenti assenti per malattia.
L’atto notificato non equivale a una condanna: si tratta di un passaggio istruttorio che precede l’eventuale invito a dedurre e la successiva valutazione delle responsabilità. La vicenda, riferita ad atti amministrativi adottati prima del 2025, è stata separata dall’Autorità di sistema portuale dall’indagine penale sui finanziamenti al Molo VII.
L’Authority: procedimenti distinti
L’attuale presidente dell’Autorità di sistema portuale, Marco Consalvo, ha ribadito che le due questioni sono completamente distinte. L’ente ha precisato che gli accertamenti della Corte dei conti riguardano atti amministrativi adottati prima del 2025 e che l’attività è ancora nella fase istruttoria. L’Authority ha inoltre espresso fiducia nella professionalità dei propri dirigenti e assicurato la massima collaborazione con gli organi competenti.
Sul fronte delle indennità, il regolamento dovrebbe essere modificato. Resta da capire quale sarà l’esito dell’istruttoria contabile e se le contestazioni produrranno effettive richieste di restituzione. Come ricorda Il Piccolo, la disciplina sulla responsabilità erariale per colpa grave, introdotta nel 2020 e prorogata fino al 31 dicembre 2025, prevede limitazioni alle condanne per danno erariale in assenza di dolo. L’applicazione della normativa al caso concreto sarà comunque oggetto delle valutazioni degli organi competenti.