Addio al vecchio stereotipo del rude camallo con i bicipiti tatuati come Braccio di Ferro: nel terminal portuale Vado Gateway e nel vicino Reefer Terminal è in costante aumento la percentuale di addette, personale femminile operativo sulla piattaforma container e sulle banchine. In quel piccolo mondo che è un porto industriale, storicamente chiuso e molto legato alla tradizione che vede al lavoro soltanto uomini, le donne si stanno facendo largo anche nei ruoli di gruiste e operatrici di banchina, arrampicandosi anche fino alle cabine delle gru a 80 metri di altezza. Le due società vadesi del gruppo Apm Terminals già oggi presentano in organico 62 addette, pari al 16% del totale della forza lavoro. E l’obiettivo è aumentare le assunzioni femminili, senza però parlare di quote rosa. Quello che conta sono le capacità di ogni persona, perché anche una donna neoassunta come gruista può aspirare a posizioni di vertice in azienda.
«I traffici stanno andando bene e abbiamo in previsione ulteriori ingressi di personale – spiega Santi Casciano, amministratore delegato di Vado Gateway, controllata da Apm Terminals (60%) e Cosco Shipping Ports (40%) -. I dati del primo semestre indicano una crescita dell’85% rispetto allo stesso periodo del 2024, ma restiamo prudenti. Va tenuto conto che l’anno scorso i traffici via mare hanno subìto il contraccolpo delle crisi del mar Rosso e del canale di Suez, inoltre quest’anno è diventata operativa Gemini Cooperation (joint venture fra Maersk e Hapag Lloyd, ndr) con nuove rotte. Abbiamo anche gestito diverse chiamate extra, ospitando a Vado navi inizialmente programmate su altri scali. Quindi il dato parziale va considerato nei termini reali, anno su anno sarà intorno al +15%, l’andamento è comunque positivo e puntiamo a incrementare il trend». Solo nei primi tre mesi del 2025 sono stati movimentati oltre 31.800 teu, con una media di 28 all’ora per ciascuna delle quattro gru di banchina. La previsione è di chiudere l’anno con 450 mila teu.
Per quanto riguarda l’occupazione femminile, lo scalo vadese ha intrapreso una rotta in controtendenza rispetto alla tradizione. «Negli uffici la maggior parte del personale è costituito da donne, ma vogliamo superare i pregiudizi anche sulle banchine», sottolinea Roberto Gastaldo, direttore delle risorse umane. Arrivato da pochi mesi, sta portando avanti un piano di livellamento di ruoli e retribuzione tra uomini e donne, in collaborazione con il Rina e i sindacati. «Crediamo nell’aumento del personale femminile – prosegue Gastaldo – non per prendere una medaglia per la parità di genere, ma perché siamo profondamente convinti che i pregiudizi si possano superare. Lo facciamo già dalla selezione del personale: l’operatrice ha le stesse capacità di un uomo, si tratta di dare la possibilità di applicarle. Il 16% dell’organico è composto da donne e lo incrementeremo». Il reclutamento senza pregiudizi è una grande scommessa in un pianeta tradizionalista come quello portuale. Da sei mesi l’azienda sta lavorando con i sindacati per allineare anche le retribuzioni. Ma come viene accolta questa rivoluzione dagli uomini? «Abbiamo fatto un sondaggio: la prendono piuttosto bene – risponde Gastaldo -. Abbiamo la fortuna di avere una forza operativa molto giovane e con un importante attaccamento al lavoro. Ci impegniamo nel miglioramento delle condizioni, con una squadra a riposo e quattro in banchina, e nell’attenzione ai dettagli, sia dal punto di vista formale sia nel quotidiano».
Sono già partiti corsi e incontri formativi dedicati ai temi De&I (acronimo dei termini inglesi diversity, equity e inclusion) rivolti, in una prima fase, al top management e ai responsabili di reparto, successivamente, all’intero organico aziendale. Un percorso finalizzato al conseguimento della certificazione Uni/Pdr 125:2022, l’unica sulla parità di genere in Italia. «Soprattutto – aggiunge Gastaldo – stiamo lavorando affinché chiunque entri in organico possa avere accesso a posizioni di vertice. Pensiamo anche alla leadership del futuro».

Un esempio è rappresentato da Veronica Spotorno: entrata 20 anni fa nel Reefer Terminal, oggi è la terminal supervisor di Vado Gateway, ossia la coordinatrice di tutte le squadre al lavoro sulle gru della piattaforma. La sua storia è emblematica. Prima controllava gli ingressi dei camion, oggi presiede i briefing con le squadre a inizio turno, “psicanalizza” ogni operatore e coordina i movimenti sulla piattaforma. «In un sistema come il nostro ogni lavoratore deve essere in condizioni ottimali, tra i miei compiti c’è il coordinamento, ma ci deve essere anche la capacità di capire se qualcuno non è al meglio – dice -. Dobbiamo lavorare nella massima sicurezza e non possiamo rischiare un incidente se un operatore non è concentrato per problemi personali». Con la sua esperienza, Veronica ha un ruolo di responsabilità: sa prendere le decisioni al volo senza discussioni, ma anche essere un po’ mamma dei colleghi più giovani: «Devo avere la capacità di capire se una persona ha un problema, serve empatia. Io sono con loro sul campo, gestisco 25-30 persone, a volte fino a 40. Le vedo a inizio turno, le seguo nel lavoro, capisco se uno ha bisogno di una pausa. La sicurezza prima di tutto: se uno aggancia male un container perché non è concentrato, si rischia un incidente».
Un altro esempio è quello di Sara Toffi: «Sono una shuttle carrier operator – spiega -. Il mio compito principale è quello di movimentare container tra le aree chiave del terminal. A giugno taglierò il traguardo dei tre anni in azienda». Un lavoro particolare, che si svolge in autonomia, essendo da sola in cabina, ma anche in coordinamento con il resto della squadra, dato che sulla piattaforma ogni operatore si muove in un sistema iperorganizzato. Ogni spostamento deve essere coordinato con gli altri, perché il lavoro procede come in un gigantesco ingranaggio in cui tutte le ruote devono muoversi in modo sincronizzato e nella massima sicurezza. Lei è una delle prime ragazze assunte come operatrici di banchina, proprio quando la piattaforma stava per essere inaugurata. Sul fronte delle pari opportunità, si è trattato di una buona premessa.