E’ stato necessario l’intervento della polizia di frontiera bulgara per evacuare i 186 turisti, tutti provenienti da Paesi Ue, da un battello da crociera che da ieri si era arenato sul Danubio a causa del livello criticamente basso della sua acqua dopo settimane di caldo e mesi di carenza di piogge e nevicate.
A pochi chilometri da Vidin, sulla sponda bulgara del grande fiume nel tratto di circa 470 chilometri che segna il confine con la Romania, la Viking Ullur, battente bandiera svizzera, era rimasta incagliata senza cibo né acqua potabile. Aveva programmato di fare rifornimento nel porto di Vidin, dove avrebbe dovuto terminare la crociera, partita dalla cittadina rumena di Drobeta-Turnu Severin lunedì sera.
Ma la corsa si è fermata 25 chilometri a monte della destinazione, davanti al villaggio di Gomotartsi, dove il letto si trovava a meno di due metri dalla superficie: un livello troppo basso anche per il barcone fluviale, che pure ha un pescaggio di solo 1 metro e 70. L’agente che gestisce la nave ha inviato la nave Vivaldi, battente bandiera francese a recuperarli, ma quest’ultima non è riuscita ad avvicinarsi a sufficienza, rendendo quindi necessario l’intervento della polizia di frontiera bulgara. I 52 membri dell’equipaggio sono per ora rimasti a bordo, visto che la Viking Ullur potrebbe rimanere incagliata per un periodo prolungato, a seconda delle condizioni di navigazione.
Il Danubio nei suoi circa 2.850 chilometri di corso dalle Foresta Nera, in Germania, al delta sul Mar Nero, fra Romania e Ucraina, dove si getta dopo aver toccato 10 Paesi e attraversato quattro capitali europee, è mediamente profondo fra i 4 e i 10 metri nei tratti di pianura – fa eccezione il tratto stretto delle gole delle Porte di ferro che dividono la Serbia dalla Romania, con acque molto profonde. Ma la carenza di piogge e il caldo hanno ridotto il livello in alcune zone pianeggianti a meno di due metri in molti punti.
Il livello del Danubio ha toccato in questi giorni un record minimo che non si registrava dal 1996, con una portata ridotta di quasi due terzi: in Romania è scesa a circa 1.700 metri cubi al secondo rispetto ai 4.700 abituali. Con un impatto economico che preoccupa i Paesi della regione balcanica, costretti a fare i conti con la bassa navigabilità, con chiatte merci semivuote o bloccate, riduzioni di potenza alla centrale nucleare rumena di Cernavodă e restrizioni all’irrigazione agricola, solo per elencare i problemi maggiori