Il mercato torna a mettere sotto pressione i titoli delle crociere. Giovedì Norwegian Cruise Line Holdings è scesa fino a 14,48 dollari, toccando il minimo delle ultime 52 settimane, mentre Carnival Corporation è arrivata a 22,28 dollari, anch’essa sui minimi annuali. In calo anche Royal Caribbean, Lindblad e Viking, senza però raggiungere i livelli più bassi dell’ultimo anno.
A pesare sono soprattutto due fattori. Il primo è il costo del carburante, tornato sotto i riflettori con l’escalation in Medio Oriente e il prezzo del petrolio americano oltre i 100 dollari al barile. Per le compagnie di crociera il carburante rappresenta una delle principali voci di costo operativo e un aumento prolungato del greggio può trasformarsi rapidamente in una pressione sui margini.
Il secondo problema riguarda il mercato caraibico, dove diversi analisti di Wall Street stanno guardando con cautela al primo trimestre del 2027. L’offerta di capacità prevista rischia infatti di essere superiore alla domanda, con possibili conseguenze sui prezzi dei biglietti.
Nel mirino c’è in particolare Norwegian Cruise Line Holdings. Una nota agli investitori diffusa questa settimana ha indicato proprio la compagnia come uno dei fattori che potrebbero contribuire alla pressione sui prezzi nel mercato.
Norwegian ha infatti modificato il proprio modello commerciale, puntando maggiormente sul caricamento anticipato delle navi attraverso prezzi più convenienti offerti con largo anticipo rispetto alla partenza. Una strategia pensata per ricostruire la curva delle prenotazioni, ma che secondo gli analisti rischia di avere un effetto più ampio sul mercato, spingendo anche gli altri operatori a rivedere le proprie tariffe.
È il secondo fronte aperto per il settore. Dopo anni di forte crescita della domanda e di capacità assorbita rapidamente dal mercato, il nodo diventa ora quanto le compagnie riusciranno a mantenere i prezzi in un contesto caratterizzato da maggiore capacità disponibile e costi energetici in aumento.
Per Norwegian e Carnival la Borsa sta già presentando il conto. E il mercato sembra guardare oltre l’impatto immediato della crisi mediorientale: il vero interrogativo è se nel 2027 l’offerta di cabine nei Caraibi sarà diventata troppo grande rispetto alla domanda, aprendo una nuova guerra dei prezzi tra le compagnie.