Crociere, la flotta investe nella sostenibilità ma i porti restano indietro

Le navi predisposte per collegarsi alla rete elettrica sono 193, il 65% della flotta CLIA. Ma nel mondo solo 41 porti hanno almeno una banchina elettrificata. Crescono anche motori multi-fuel, sistemi per il trattamento delle acque e tecnologie per ridurre consumi ed emissioni.

Ultimo aggiornamento 16 settembre 2026 - 11:08

La crocieristica continua a investire nelle tecnologie ambientali, ma la transizione della flotta corre più veloce di quella dei porti. È questa una delle indicazioni che emergono dall’Environmental Technologies and Practices 2026, il rapporto annuale pubblicato da CLIA, l’associazione internazionale delle compagnie crocieristiche.

Il dato più evidente riguarda il collegamento alla rete elettrica di terra. Le navi predisposte per l’onshore power supply (OPS) sono più che triplicate dal 2018: erano 55 e oggi sono 193, pari al 65% della flotta considerata dal rapporto e al 72,5% della capacità in termini di posti letto. Secondo gli ordini già acquisiti, saliranno a 279 nel 2039, il 74% delle navi e l’82% della capacità.

Il problema è che a terra le infrastrutture non hanno tenuto lo stesso passo. Nel mondo sono appena 41 i porti dotati di almeno una banchina elettrificata, meno del 3% del totale. Una sproporzione destinata a diventare sempre più evidente con l’aumento delle navi in grado di spegnere i motori durante la sosta e alimentarsi dalla rete. In Europa, il quadro è destinato a cambiare anche per effetto del pacchetto Fit for 55, che prevede l’OPS nei principali porti del continente entro il 2030.

Sul fronte della propulsione, le navi dotate di motori multi-fuel, capaci di utilizzare combustibili convenzionali e carburanti a basse o zero emissioni, sono passate da una nel 2018 alle 30 attuali. Il portafoglio ordini indica 56 unità entro il 2030 e 69 entro il 2039.

Anche il mix dei combustibili sta cambiando. Secondo i dati IMO utilizzati da CLIA, la quota di utilizzo dell’olio combustibile tradizionale è scesa dal 74,2% del 2019 al 60,6% attuale. Nello stesso periodo il GNL è passato dallo 0,3% al 6,9%.

I numeri sul consumo e sulle emissioni indicano una riduzione. A livello mondiale, sempre secondo i dati IMO, le emissioni medie di CO₂ per nave da crociera sono diminuite dell’11%, mentre il consumo medio di carburante è sceso del 10,6%. In Europa la riduzione rilevata dall’Agenzia europea per la sicurezza marittima è ancora più marcata: tra il 2018 e il 2025 il consumo medio per nave è calato del 18,5% e le emissioni medie di CO₂ del 19,4%.

Il rapporto registra progressi anche sul fronte degli ossidi di azoto. Le navi dotate di sistemi di riduzione catalitica selettiva conformi allo standard IMO Tier III sono passate da sette nel 2018 a 96 nel 2026, pari al 32,3% del totale.

La flotta delle 45 compagnie aderenti a CLIA conta oggi 327 navi e circa 692 mila posti letto, oltre il 95% della capacità crocieristica mondiale. Il 72% delle unità ha meno di 3.000 posti letto e, secondo l’attuale portafoglio ordini, la struttura dimensionale resterà relativamente equilibrata fino al 2039.

Sul versante delle acque, il 98,7% delle navi produce acqua dolce a bordo e 218 unità sono in grado di coprire autonomamente l’intero fabbisogno. Tutte le navi in servizio dispongono inoltre di sistemi per il trattamento delle acque reflue; quelle equipaggiate con sistemi avanzati, gli AWTS, sono 249, contro le 136 del 2018.

Crescono infine le tecnologie per la gestione dei rifiuti. Le navi dotate di digestori microbici per il trattamento degli scarti alimentari sono 137, pari al 46,1% di quelle rilevate, rispetto alle 103 del 2022. Sette unità utilizzano inoltre una tecnologia sperimentale waste-to-energy, che attraverso la gassificazione trasforma i rifiuti in energia per le attività di bordo.

Per CLIA, il processo richiede però un salto di qualità anche fuori dalle navi. «Da anni le compagnie stanno investendo in nuovi combustibili, motori multi-fuel e tante altre tecnologie e innovazioni», ha dichiarato il presidente Bud Darr. Gli investimenti, ha aggiunto, potranno essere efficaci se governi, porti e settore energetico lavoreranno per rendere disponibili su larga scala nuovi combustibili rinnovabili e puliti, insieme alle infrastrutture necessarie.