Monfalcone – Superata la metà della stagione 2026, è tempo di bilanci per l’industria crocieristica veneziana: gli investimenti che procedono per il cold ironing segnano il passo del futuro green per il settore in un ambiente delicato come la Laguna. Questa strada era quasi obbligata dopo che il decreto Draghi cinque anni fa aveva quasi azzerato il settore espellendo le navi da crociera dal Bacino San Marco e di conseguenza dalla storica stazione marittima.
Si è ripartiti tra mille difficoltà con il sistema degli approdi diffusi tra Marghera, Fusina e Chioggia ed ora è tempo di un bilancio parziale quando sono state espletate oltre la metà delle toccate prenotate per la stagione 2026. Infatti al 3 agosto sono già state movimentate 139 delle 263 toccate nave previste per l’intero anno, pari al 52,9% del totale. Nel dettaglio, a Porto Marghera sono state effettuate 97 delle 176 toccate programmate; alla Marittima, utilizzata solo dalle navi sotto le 25 mila tonnellate di stazza lorda e quindi ridotta a cattedrale nel deserto, le navi arrivate sono state 33 su 66 previste: infine a Chioggia gli approdi registrati sono stati nove rispetto ai 21 pianificati.
I dati confermano un andamento coerente con la distribuzione stagionale del traffico crocieristico, che concentra buona parte degli scali tra primavera ed estate e che, anche nel 2026, dovrebbe consentire di raggiungere gli obiettivi fissati a inizio anno. «Il dato delle crociere è in linea con la programmazione definita a inizio anno. Come comunità portuale desideriamo sottolineare che il turismo crocieristico rappresenta un’opportunità economica concreta per Venezia, per il Veneto e per l’intero Paese – spiega Davide Calderan, presidente della Venezia Port Community, che ricorda come uno degli elementi distintivi del comparto è la possibilità di pianificare con precisione i flussi: «Si tratta di un turismo organizzato: gli orari di arrivo e di partenza delle navi sono conosciuti in anticipo, così come le escursioni, gli accessi ai musei, le visite guidate e le altre attività sul territorio».
Guardando alle prospettive del settore, la comunità portuale ribadisce infine la necessità di proseguire sul fronte degli investimenti, considerati fondamentali «per valorizzare ulteriormente il comparto è necessario che le istituzioni continuino a investire nelle infrastrutture già progettate e indispensabili allo sviluppo del porto». Proprio per quel che riguarda gli investimenti strategici, l’elettrificazione delle banchine del porto di Venezia entra nella fase della connessione alla rete elettrica in alta tensione.
L’Autorità di sistema portuale ha autorizzato un impegno di spesa da due milioni di euro per la connessione alla Rete di Trasmissione nazionale di Terna dei due interventi di cold ironing previsti nelle aree portuali di Marghera e di Venezia. Il passaggio ora autorizzato riguarda l’alimentazione elettrica delle infrastrutture. Per il Canale Nord a Marghera dove sorgerà la nuova stazione marittima per navi da 300 metri, l’Adsp ha richiesto a Terna una fornitura in alta tensione da 30 megawatt.
Per l’area della Marittima a Venezia, la potenza richiesta è invece di 24 megawatt. Ovviamente per far fruttare questo investimento sarà fondamentale procedere all’adeguamento del Canale Vittorio Emanuele per permettere in futuro alle navi medio-piccole di raggiungerla. Il preventivo trasmesso da Terna il 27 gennaio scorso quantifica in 3,7 milioni di euro il costo della stazione e in circa 300 mila euro quello dei raccordi in cavo interrato alla Rtn. Secondo quanto previsto dalla disciplina della connessione, l’Adsp è chiamata a sostenere la metà della spesa relativa alla realizzazione degli impianti di rete, per un importo complessivo di due milioni di euro