«Il passeggero non si accorge dei tre euro, se ne accorge il mercato». Matteo Paroli, presidente dell’Autorità di sistema portuale del Mar Ligure Occidentale, torna sulla sentenza del Tar che ha dato ragione al Comune di Genova sul contenzioso relativo alla tassa d’imbarco da tre euro sui passeggeri.
Paroli precisa innanzitutto di aver letto solo una prima parte della decisione e sottolinea un elemento che considera importante: secondo il presidente, il Tar avrebbe riconosciuto che l’Autorità portuale non disponeva dei dati richiesti dal Comune. «Quando dicevamo che non avevamo la possibilità di fornire quei dati all’amministrazione comunale dicevamo qualcosa che anche il Tar ha riconosciuto», osserva.
Il nodo, però, resta l’impatto del contributo sul traffico crocieristico. La sentenza fa riferimento, spiega Paroli, alla capacità del singolo passeggero di assorbire l’esborso. Una prospettiva che il presidente dell’Authority non condivide sul piano industriale. «Non è il passeggero che subisce la pressione dei tre euro – sostiene – ma il mercato».
Il motivo è nei tempi con cui le compagnie costruiscono la propria programmazione. «Le società fanno i business plan e i piani economici e finanziari con un anticipo di circa tre anni rispetto all’annualità di riferimento», ricorda Paroli. Per questo anche un costo apparentemente marginale per il singolo viaggiatore può entrare nelle valutazioni degli armatori quando devono decidere dove posizionare le navi e come organizzare gli scali.
L’Authority non esclude che la vicenda possa proseguire con un ricorso. «Non so se verranno fatti ricorsi al Consiglio di Stato da parte delle associazioni, degli armatori», dice Paroli, spiegando di voler prima approfondire la sentenza, che definisce articolata. Ma il presidente lascia aperta anche una strada politica e amministrativa: trovare con il Comune una soluzione che tenga insieme le esigenze di Palazzo San Giorgio e quelle dello scalo.
«Non è assolutamente detto che non si possa trovare una linea di caduta comune», afferma. L’obiettivo, per l’Authority, è evitare che il nuovo costo finisca per incidere sulla competitività del porto proprio in una fase di forte crescita delle crociere. «Il porto può permettersi tutto tranne che far andare via navi rispetto a quelli che sono traffici in forte espansione, quali quelli crocieristici», conclude Paroli.