Venezia, la crocieristica prova a tornare in laguna

Via libera ambientale al dragaggio del Vittorio Emanuele III, al nuovo terminal di Canale Nord e agli interventi sul Malamocco-Marghera. Ma le nuove infrastrutture non riportano automaticamente le grandi navi alla Marittima

Venezia

Ultimo aggiornamento 28 settembre 2026 - 18:39

Venezia prova a rimettere ordine nella propria crocieristica dopo cinque anni passati a cercare una soluzione al divieto di transito delle grandi navi davanti a San Marco. La Commissione tecnica Via-Vas del ministero dell’Ambiente ha dato parere favorevole alla compatibilità ambientale di tre interventi destinati a cambiare la geografia degli approdi: il dragaggio del canale Vittorio Emanuele III, il nuovo terminal passeggeri di Canale Nord a Porto Marghera e gli interventi sul canale Malamocco-Marghera.

Per capire cosa può cambiare bisogna però tornare al 2021. Il Governo Draghi vietò il passaggio nel Bacino San Marco e nel Canale della Giudecca alle navi oltre le 25 mila tonnellate di stazza lorda. Da allora la grande stazione marittima veneziana, che negli anni migliori arrivava a gestire sette navi contemporaneamente, è rimasta di fatto tagliata fuori dalle grandi crociere.

Venezia ha dovuto ripartire da Fusina, Marghera e Chioggia, con approdi che hanno consentito di recuperare solo una parte dei traffici. Dai 1,8 milioni di passeggeri movimentati prima dello stop si è scesi, nel dopo Covid, a circa 600 mila. A Marghera, per esempio, il limite delle infrastrutture ha portato anche a situazioni difficili da conciliare con l’immagine della destinazione: l’approdo di navi come Costa Deliziosa, circa 93 mila tonnellate, ai terminal container.

Ora il disegno cambia, ma non significa che Venezia tornerà quella di prima.

A Canale Nord sono previsti due accosti per navi fino a 300 metri e 100 mila tonnellate, con il recupero di un’area industriale dismessa, la bonifica, nuovi piazzali e collegamenti elettrici di banchina finanziati dal Pnrr. È un’infrastruttura più ordinata di quella attuale, ma con un problema commerciale: il mercato delle navi mass market sotto le 100 mila tonnellate è ormai cambiato e le grandi compagnie costruiscono unità di dimensioni superiori. Resta da capire, dunque, quali armatori utilizzeranno stabilmente questi spazi.

Più immediato potrebbe essere l’effetto del Malamocco-Marghera, dove è previsto un intervento da circa 140 milioni di euro. Il dragaggio dovrebbe aumentare i pescaggi e migliorare i margini di sicurezza della navigazione verso Marghera. Il progetto comprende anche circa 100 ettari di nuove barene e velme, utilizzando i sedimenti dei lavori per il recupero morfologico della laguna.

Il terzo tassello è quello più simbolico: il ritorno alla Stazione Marittima. Il dragaggio del Vittorio Emanuele III permetterà di riaprire il canale alle navi più piccole. Il primo stralcio, da 30 milioni, porterà la profondità a 8 metri e consentirà il passaggio di unità fino a 55 mila tonnellate e 230 metri. È un profilo adatto al segmento upper-premium e luxury: potranno arrivare, per esempio, alcune navi di Viking, non quelle più grandi di Explora Journeys.

Con altri 15 milioni e una seconda fase, il limite potrebbe salire a 70 mila tonnellate e 270 metri. E qui la Marittima potrebbe tornare a essere un vero approdo crocieristico, anche se per un mercato diverso da quello delle grandi navi che un tempo affollavano la laguna.

Il punto è proprio questo. Venezia non sta ricostruendo la crocieristica del passato, ma una crocieristica diversa, distribuita su più terminal e segmenti di mercato. Resta da capire quando il nuovo sistema sarà davvero operativo. I progetti devono ancora affrontare tempi, lavori e opposizioni. Nel frattempo, le navi continuano a scegliere altri porti e ogni stagione persa rende più difficile recuperare traffici e itinerari.