È in Adriatico uno dei rari promontori italiani rivolti verso Est e si gioca una partita cruciale per il futuro della Blue Economy nazionale. Il Parco del Conero, piccolo perimetro protetto che unisce mare, biodiversità e cultura, ambisce oggi a un riconoscimento istituzionale più alto, quello di Parco Nazionale, che ne valorizzi appieno il potenziale strategico in un’epoca in cui la sostenibilità delle economie costiere è necessità sistemica. Il 30 luglio in Commissione Ambiente della Camera si è svolta un’audizione dedicata alla proposta di legge per l’elevazione del Parco Regionale del Conero a Parco Nazionale dove è stato confermato un ampio consenso trasversale sull’iniziativa. La Commissione ha già approvato una prima votazione del testo base; ora seguirà una breve fase per la presentazione di eventuali emendamenti, con l’obiettivo di completare l’approvazione definitiva entro la pausa estiva. A settembre il provvedimento passerà al Senato.
Luigi Conte, presidente del Parco del Conero, delinea con precisione e sensibilità istituzionale le traiettorie possibili di un modello di governance ambientale che sappia coniugare tutela degli ecosistemi marini e sviluppo socioeconomico, rigenerazione ecologica e filiere produttive circolari, conservazione del patrimonio identitario e innovazione tecnologica. Il Parco, ponte naturale tra l’entroterra marchigiano e il sistema marino adriatico, è oggi un microcosmo dove si sperimentano politiche avanzate di rigenerazione degli habitat costieri, economie circolari nella filiera ittica, strategie di destagionalizzazione turistica, agricoltura sostenibile e cooperazione transfrontaliera. Se l’Italia vuole davvero assumere un ruolo guida nel Mediterraneo sulla sostenibilità marina, deve saper trasformare i suoi parchi costieri in piattaforme di innovazione ambientale, centri di ricerca applicata e agenti attivi nel contrasto alla crisi climatica. L’esperienza del Conero è un proof of concept di ciò che potrebbe essere un sistema costiero italiano finalmente integrato, resiliente e competitivo.

Presidente Conte, partiamo dal quadro generale: che ruolo può e deve avere oggi un parco costiero italiano, come quello del Conero, nella costruzione di una vera politica nazionale della blue economy, che metta insieme ambiente, occupazione e innovazione?
«La Blue Economy è un settore trainante dell’economia italiana, con numeri in crescita. A questa crescita deve accompagnarsi una maggiore sensibilità amministrativa verso le tematiche ambientali. Serve superare l’ambientalismo ideologico, fatto di no pregiudiziali, puntando su uno sviluppo consapevole capace di conciliare interessi diversi. Il Parco del Conero, pur piccolo, ha un’enorme biodiversità. È un parco terrestre che si affaccia sul mare, con un clima favorevole tutto l’anno, e si è affermato come punto di riferimento per residenti e turisti. La sua riconoscibilità può e deve crescere ulteriormente».
Il Parco del Conero è oggi una realtà che aspira a diventare Parco Nazionale. Che cosa significa, nel concreto, questa trasformazione per voi?
«Significherebbe una svolta. Sul piano economico, comporterebbe risorse decisamente superiori e la possibilità di completare l’organico, oggi dimezzato. Manca, ad esempio, un biologo marino dedicato esclusivamente al mare e alla collaborazione con l’Università Politecnica delle Marche. Il personale è cruciale anche per l’attività di formazione nelle scuole, il Centro Visite e l’Archeodromo. Diventare Parco Nazionale permetterebbe di rafforzare queste attività fondamentali».
Il progetto “Reti in Circolo” affronta in modo esemplare il tema dei rifiuti marini e della rigenerazione delle plastiche tecniche. Può raccontarci come si inserisce questo progetto nel più ampio disegno di una filiera ittica circolare che coinvolga anche porti, imprese, consorzi, università?
«Far parte di partenariati nazionali e internazionali valorizza il ruolo del Parco nella tutela della biodiversità e nella promozione della cultura ambientale, soprattutto tra i giovani. Il progetto “Reti In Circolo”, finanziato dalla Fondazione Cariverona e guidato da Legambiente Marche, punta a ridurre l’impatto delle reti da pesca in Nylon 6, promuovendo una filiera ittica sostenibile. Prevede un centro di raccolta e riciclo al Porto di Ancona, in collaborazione con produttori di reti e pescatori. Include anche formazione degli operatori e sensibilizzazione della comunità».
In un Paese come l’Italia, che ha quasi 8.000 km di costa, crede che sia tempo di una legge nazionale sulla rigenerazione delle economie costiere?
«Nessuno può sentirsi estraneo a questo tema, che interpretiamo con grande senso di responsabilità. Diventare Parco Nazionale ci darebbe strumenti più forti per promuovere un dibattito ampio e iniziative condivise tra tutti gli attori delle economie costiere. La presenza del capoluogo di Regione nel territorio del Parco significa poter dialogare con uno dei porti più strategici del Mediterraneo. Ancona, Capitale della Macroregione Adriatico-Ionica, non promuove solo cooperazione tra le due sponde, ma anche crescita attraverso infrastrutture, buone pratiche, tutela ambientale e valorizzazione culturale. Solo partecipando ai tavoli con i grandi stakeholder si può far sentire la propria voce e contribuire concretamente».
La crisi dell’Habitat 1170, cuore della biodiversità sottomarina del Conero, pone una questione centrale: come bilanciare il diritto alla tradizione con l’urgenza della rigenerazione ecologica?
«Il degrado dell’Habitat 1170, legato al Mosciolo selvatico di Portonovo, rende auspicabile una sospensione del prelievo. È minacciato da fruizione incontrollata, alterazioni dei fondali, intorbidimento dell’acqua. Anche le alghe brune Cystoseira e Gongolaria mostrano segni di sofferenza. L’alternativa è privilegiare le cozze allevate, comunque di alta qualità. Se il prelievo non può essere sospeso del tutto, va regolato con accordi chiari su quantità e qualità e controlli rigorosi. Senza questi accorgimenti, rischiamo di perdere un prodotto unico al mondo».
In molte regioni italiane si discute oggi del rischio di overtourism e di sovraccarico ambientale dei parchi costieri. Qual è la sua visione di un turismo marino sostenibile e integrato?
«Mare, costa e spiagge sono attrattori straordinari, ma vanno messi a sistema con l’entroterra. Il Parco del Conero offre esperienze legate non solo alla natura, ma anche a vino, miele, olio, artigianato, cultura. Le Marche permettono vacanze piene e varie, anche a pochi chilometri dal mare. Occorre valorizzare i periodi di bassa stagione, puntando su servizi e accoglienza di qualità, per attirare turisti anche nei mesi primaverili e autunnali».
Il Parco del Conero si affaccia su un tratto cruciale dell’Adriatico. Quali alleanze territoriali o internazionali state costruendo, anche con altri parchi costieri europei o con le sponde sud del Mediterraneo?
«La partecipazione ai progetti Interreg Italia-Croazia ci mette in rete con partner delle due sponde dell’Adriatico. Il progetto Resonance si occupa della fragilità idrogeologica delle coste. Mapa (Marine Adriatic Parks) studia e tutela l’ambiente marino, con focus tematici. Queste collaborazioni mostrano come il coinvolgimento locale e transfrontaliero possa promuovere uno sviluppo sostenibile. Purtroppo, le risorse di cofinanziamento sono limitate, e questo è un ulteriore motivo per auspicare il passaggio a Parco Nazionale».