Turismo e Blue Economy sono sempre più un binomio inscindibile. È quindi importante che i due settori si conoscano e dialoghino. In che direzione stiamo andando? Lo abbiamo chiesto a Marina Lalli Bertolino, presidente nazionale di Federturismo Confindustria, vicepresidente di Federterme e oggi a capo delle Terme di Margherita di Savoia.
Quali sono i comparti del turismo che stanno avendo maggiore sviluppo?
“La crescente domanda di esperienze personalizzate, viaggi a basso impatto ambientale, uso della tecnologia per la pianificazione e la prenotazione della vacanza, la ricerca del buon cibo stanno favorendo lo sviluppo del turismo esperienziale, sostenibile, digitale ed enogastronomico. I viaggiatori sono sempre più orientati verso esperienze che li connettano profondamente con il luogo visitato, nel rispetto dell’ambiente e delle comunità locali. L’81 per cento dei turisti rivela di essere interessato a sostenere le comunità locali con le spese di viaggio; in Europa due viaggiatori su tre, in media, sarebbero pronti a spendere qualcosa in più pur di poter compensare l’inquinamento generato dai propri spostamenti e per quasi 8 operatori turistici su 10 la sostenibilità ambientale è il driver strategico che li ha spinti ad adottare politiche e soluzioni sempre più green. Sono le experience a crescere di più, con una spesa che raddoppia e che vede in testa alla classifica iconic sites ed eventi live, come categorie più desiderate dai turisti. Questi trend stanno rivoluzionando il settore turistico e aprendo nuove opportunità per gli operatori. Soluzioni come l’intelligenza artificiale e la realtà aumentata hanno dimostrato il loro potenziale per la personalizzazione delle esperienze di viaggio e cresce la domanda di tour eco-compatibili che valorizzano il territorio e le sue risorse. I viaggiatori desiderano vivere esperienze che li coinvolgono in prima persona, come partecipare a un corso di cucina o a una vendemmia e i tour operator offrono sempre più pacchetti su misura, personalizzati per soddisfare le esigenze di ogni singolo cliente. Si cercano esperienze più coinvolgenti, come il wine trekking, le attività nei caseifici, viaggi in risposta all’overtourism anche in chiave di destagionalizzazione”.
L’overtourism è in copertina sul National Geographic: è un problema per i residenti che lo segnalano o anche per gli operatori?
“L’overtourism rappresenta una delle principali criticità del turismo di oggi, con effetti tangibili sull’ambiente, la qualità della vita dei residenti, la sostenibilità economica e la fruibilità delle destinazioni. Si tratta di un fenomeno globale, trainato in gran parte dalla diffusione incontrollata di piattaforme online e dalla carenza di politiche per un turismo responsabile che le istituzioni stanno tentando di arginare ponendo limiti agli affitti brevi e contingentando gli accessi non solo nelle città d’arte, ma anche nei borghi più piccoli. Un tema di cui si deve prendere coscienza guardando alle iniziative adottate anche da altri Paesi, ma soprattutto promuovendo quei territori meno noti, che hanno grandissime potenzialità e che rappresentano un vantaggio competitivo. Bisogna lavorare sui flussi, con azioni efficaci, per non scoraggiare chi visita le nostre città, ma anche preservando un sistema che aiuti i residenti a vivere bene. Tour operator ed associazioni si stanno adoperando per promuovere alternative valide a destinazioni ormai invase dai turisti. Da applicazioni come ‘Unexpected Italy‘, che propone itinerari personalizzati lontano dalla folla, a figure professionali come il “manager di destinazione“ che si occupano di valorizzare le aree meno conosciute. Uno dei trend del 2025 è quello delle “dupe destinations”, ossia delle località che offrono delle esperienze simili a quelle di luoghi più famosi, ma a costi decisamente più contenuti e con meno affollamento di turisti. E’ verso questi luoghi che si deve puntare”.
Quale importanza ha la Blue Economy per il settore turistico e che ruolo gioca per l’immagine dell’Italia a livello internazionale?
“Con 232.841 imprese e un milione di occupati, l’economia del mare in Italia genera un valore aggiunto diretto pari a 76,6 miliardi di euro, che, se consideriamo il valore attivato nel resto dell’economia, raggiunge i 216,7 miliardi di euro, pari all’11,3 per cento del Pil nazionale, con uno dei moltiplicatori economici più alti: per ogni euro speso nei settori direttamente afferenti alla filiera se ne attivano altri 1,8 nel resto dell’economia nazionale, con ricadute positive sul turismo. Anche i dati del The Eu Blue Economy Report 2025 della Commissione Europea che collocano il nostro Paese al terzo posto tra i 27 Stati membri confermano il ruolo da protagonista dell’Italia in Europa e sono frutto dell’operato sinergico delle imprese del mare, dei territori costieri e delle istituzioni. E’ necessario però compiere un ulteriore sforzo intervenendo su: porti intermodali, innovazione, flotte sostenibili e competenze adeguate alle trasformazioni in atto”.
Le crociere possono giocare un ruolo nella gestione dell’overtourism?
“Le crociere, per il grande numero di passeggeri ospitati a bordo delle navi, sono spesso considerate come una delle principali cause del problema di overtourism, ma è opportuno sgombrare il campo da false percezioni e luoghi comuni che spesso fanno male al settore. Possono, infatti, essere viste anche come una soluzione al sovraffollamento. Nel corso degli anni il settore delle crociere è riuscito a instaurare un rapporto di collaborazione costruttivo con le autorità locali che ha permesso non solo di destagionalizzare l’offerta crocieristica, ma anche di differenziare le esperienze a terra offerte ai passeggeri, con visite a luoghi al di fuori dai circuiti turistici tradizionali. È un’ industria che vive di programmazione: le crociere garantiscono una esplorazione molto ricca e variegata delle destinazioni, con flussi programmati ed organizzati in cui gli orari di attracco delle navi vengono stabiliti e comunicati anche con 2 o 3 anni di anticipo”.
Ci sono settori legati alla Blue Economy, come ad esempio alle terme, al diving, alle acque interne, ma anche altri, che avrebbero maggiori potenzialità da sviluppare per distribuire meglio l’offerta turistica su tutto il territorio?
“I settori legati all’economia blu possono svolgere un ruolo significativo nella distribuzione dell’offerta turistica, soprattutto se sviluppati in modo sostenibile. Ad esempio le terme situate in zone marittime potrebbero offrire pacchetti turistici che combinano trattamenti termali con escursioni in barca, sport acquatici o visite a siti di interesse naturalistico costiero garantendo una diversificazione dell’offerta turistica. Le terme, insieme ad altre attività legate all’economia blu, possono attrarre un turismo più vario, riducendo la dipendenza da un’offerta turistica stagionale e concentrata in poche aree, contribuendo a preservare e valorizzare il patrimonio naturale e culturale del territorio. Integrando i vari turismi con attività legate all’economia blu, è possibile distribuire meglio il flusso turistico su tutto il territorio, evitando il sovraffollamento di alcune zone e promuovendo la scoperta di luoghi meno conosciuti”.
Pensa che la disputa sul demanio per i balneari possa trovare una soluzione e come?
“Il tema delle concessioni balneari è complesso ed un nodo difficile da affrontare e risolvere per i Governi che dal 2008 ad oggi si sono misurati su questa questione. Al momento il Decreto-legge n. 131/2024, convertito in Legge n. 166/2024, ha prorogato le concessioni demaniali marittime, lacuali e fluviali per finalità turistico-ricreative fino al 30 settembre 2027, con l’obiettivo di risolvere il contenzioso con l’Unione europea, bisogna vedere se dopo tanti rinvii ci sarà una pronuncia definitiva”.
L’Italia è leader nella produzione di unità da diporto: pensa che si possa fare di più sul fronte della ricezione e accoglienza di queste imbarcazioni?
“L’Italia eccelle nella produzione di yacht e imbarcazioni da diporto che generano un forte impatto sull’economia nazionale e un’importante presenza nel mercato globale. Il buon andamento della nautica ha saputo trainare anche i porti turistici. A fronte di una crescita, nel 2024, del 2 per cento degli ormeggi, le previsioni si rivelano positive anche per il 2025: con un +2,9 per cento per gli ormeggi stanziali e un + 3,2 per cento per quelli in transito. Ma crescono anche dell’1,5 per cento le vendite dei posti barca. Nonostante l’eccellenza nella produzione, l’Italia potrebbe investire maggiormente nello sviluppo di porti turistici moderni e ben attrezzati. La creazione di porti turistici con servizi efficienti è fondamentale per soddisfare le esigenze dei diportisti e rendere l’Italia una destinazione privilegiata per il turismo nautico. Oltre agli ormeggi, è importante offrire servizi di qualità, come assistenza tecnica, manutenzione, ristorazione, negozi e punti di informazione turistica specifici per il diporto. I porti sono snodi vitali per la crescita economica e per lo sviluppo delle filiere e del territorio e investire in una portualità turistica più efficiente e competitiva significa scommettere su un Paese più attrattivo agli occhi del mondo”.