Cipro, il traghetto affondato a 500 metri: squadra speciale dalla Turchia per cercare i 20 dispersi

Sale ad almeno otto il numero delle vittime del catamarano capovolto domenica dopo la partenza da Kyrenia. Il relitto è a oltre 500 metri di profondità, irraggiungibile con i mezzi disponibili localmente. Tra i dispersi anche alcuni bambini.

Ultimo aggiornamento 1 settembre 2026 - 09:46

Un relitto a oltre 500 metri di profondità, venti persone ancora disperse e una corsa contro il tempo che ora passa attraverso la Turchia. Una squadra specializzata nelle operazioni in acque profonde era attesa martedì a Cipro Nord per tentare di raggiungere il traghetto capovolto domenica poco dopo aver lasciato il porto di Kyrenia.

Il bilancio della tragedia è, per ora, di almeno otto morti. A bordo del catamarano a doppio scafo viaggiavano complessivamente 267 persone, tra passeggeri e membri dell’equipaggio, quando la nave ha iniziato a imbarcare acqua e si è rovesciata.

Molti superstiti sono riusciti a salvarsi aggrappandosi alla parte dello scafo rimasta fuori dall’acqua, venendo successivamente recuperati dalle imbarcazioni presenti nella zona. Ma il timore delle autorità è che alcuni passeggeri possano essere rimasti intrappolati all’interno dei compartimenti della nave nel momento in cui il traghetto si è capovolto. Tra i venti dispersi ci sono anche dei bambini.

Il problema principale, ora, è la profondità. Il relitto giace infatti sul fondale a più di 500 metri, circa 1.640 piedi, ben oltre le capacità operative delle risorse disponibili localmente. Per questo l’arrivo della squadra turca rappresenta un passaggio decisivo nelle operazioni di ricerca.

«Intervenire sul fondale non è possibile con le risorse che abbiamo attualmente a disposizione, ma da domani questo intervento sarà possibile», ha dichiarato lunedì ai giornalisti il leader turco-cipriota Tufan Erhurman, annunciando l’arrivo delle attrezzature specialistiche necessarie per esplorare il relitto e l’area circostante.

Resta tuttavia ancora da chiarire se qualcuno dei dispersi sia effettivamente rimasto intrappolato all’interno della nave. Alcuni filmati pubblicati sui social network sembrerebbero mostrare persone ancora presenti in uno dei compartimenti mentre altri superstiti erano appollaiati sulla punta dell’imbarcazione capovolta in attesa dei soccorsi.

Intanto prosegue anche l’indagine sulle cause del naufragio. Le autorità turco-cipriote hanno precisato che il traghetto disponeva di un certificato di navigabilità valido, ma le testimonianze raccolte finora descrivono una sequenza drammatica.

Secondo alcuni passeggeri, il catamarano, caratterizzato da uno scafo particolarmente largo, avrebbe iniziato a oscillare violentemente prima di ricadere con forza sull’acqua. L’impatto avrebbe provocato l’apertura di una parte della prua, dando inizio alla sequenza che ha portato al rapido capovolgimento della nave.

La magistratura ha già avviato i primi accertamenti. Nove persone legate alla gestione operativa dell’imbarcazione sono state poste in custodia per tre giorni su disposizione di un tribunale, per consentire alla polizia di proseguire le indagini.

Ora, però, l’attenzione resta concentrata soprattutto sul mare e su quei 500 metri d’acqua che separano i soccorritori dal relitto. L’arrivo degli specialisti e delle attrezzature dalla Turchia potrebbe finalmente consentire di capire cosa sia accaduto nelle ultime fasi del naufragio e, soprattutto, se tra le lamiere del catamarano ci siano ancora i venti passeggeri che risultano dispersi.