Il comandante del Filo Jet aveva lasciato la professione per circa dieci anni. Quando è tornato a bordo, la sua abilitazione turca non era più valida. E così Mustafa Öz ha pagato 3.500 dollari per ottenere una nuova patente da comandante rilasciata in Honduras.
È uno dei dettagli emersi davanti al tribunale distrettuale di Kyrenia, dove il 3 settembre sono tornati i nove indagati per il naufragio del Filo Jet, il traghetto veloce della Filo Denizcilik affondato il 30 agosto durante la traversata fra Kyrenia, a Cipro, e Taşucu, in Turchia.
La patente honduregna, secondo quanto riferito in aula, è stata successivamente riconosciuta dalle autorità turco-cipriote. Il Dipartimento dei Porti, dopo le verifiche, l’ha considerata valida, con scadenza fissata al 30 ottobre 2029. Separatamente era stato rilasciato anche un documento locale di riconoscimento, valido fino al 26 settembre 2026.
È un elemento che si aggiunge a un’inchiesta che sta cercando di ricostruire non soltanto gli ultimi minuti della nave, ma tutto ciò che è successo prima che il Filo Jet lasciasse il porto.
Secondo gli investigatori, circa quattro miglia nautiche al largo di Kyrenia si sarebbe spezzata la parte anteriore della sezione di scafo sul lato sinistro del catamarano. Da lì sarebbe iniziata la sequenza che ha portato all’imbarco dell’acqua, allo sbandamento a sinistra e infine al capovolgimento della nave.
Ma c’era anche un avvertimento.
La seconda comandante, Merve Nur Seraslan, aveva infatti espresso contrarietà alla partenza perché il porto di Taşucu era stato chiuso a causa delle condizioni di tempesta fino alle 15. L’inchiesta dovrà stabilire perché la traversata sia comunque iniziata e quale fosse esattamente la situazione meteorologica e operativa al momento della partenza.
Sul tavolo degli investigatori ci sono inoltre precedenti episodi di infiltrazioni d’acqua, problemi ai motori e anomalie al sistema di governo. Saranno esaminati i registri tecnici del traghetto, i danni precedenti, le ispezioni e, appunto, le qualifiche dell’equipaggio.
I nove indagati sono il direttore della Filo Denizcilik Ali Özdülger, il comandante Öz, la seconda comandante Seraslan, il direttore di macchina Zeki Öz, il secondo ufficiale di macchina Metin Gül e i membri dell’equipaggio Sertan Erol, Kadir Kuliyev, Vale Hurmatov e Raşat İbrahimov. Sono accusati, a vario titolo, di responsabilità per le morti provocate da negligenza e imprudenza. Il 3 settembre la loro detenzione è stata prorogata di altri otto giorni.
Intanto il bilancio continua a pesare sull’inchiesta: il Filo Jet trasportava 259 passeggeri e otto membri dell’equipaggio. Alla sera del 3 settembre erano stati recuperati dieci corpi, 239 persone erano state tratte in salvo e 18 risultavano ancora disperse. Il relitto è stato individuato a circa 550 metri di profondità al largo di Kyrenia.
Le autorità di Cipro del Nord hanno sospeso le operazioni della Filo Denizcilik mentre proseguono gli accertamenti. Oltre 200 persone sono già state ascoltate e altre cento circa dovrebbero essere interrogate.
Il caso, dunque, si sta trasformando in una ricostruzione a più livelli: la rottura dello scafo, le condizioni del mare, i problemi tecnici già segnalati e la decisione di partire nonostante l’allerta. E ora anche la storia professionale di chi era alla guida della nave, con quella patente honduregna da 3.500 dollari che gli investigatori dovranno collocare nella lunga catena di circostanze che ha preceduto il naufragio.