Incendio sulla Grande Costa d’Avorio di Grimaldi, il porto di New York chiede l’immunità legale: il caso finisce davanti al giudice

L'Autorità Portuale sostiene di non essere responsabile della sicurezza delle operazioni svolte nei terminal concessi in locazione. Grimaldi e le famiglie dei due vigili del fuoco morti contestano la tesi e chiedono che venga accertata la responsabilità dell'ente.

Ultimo aggiornamento 7 agosto 2026 - 11:12

 

Il devastante incendio che nel luglio 2023 colpì la ro-ro Grande Costa d’Avorio del Gruppo Grimaldi al porto di Newark continua a produrre effetti anche nelle aule di tribunale. Al centro del nuovo scontro giudiziario c’è una questione destinata ad avere ripercussioni ben oltre il singolo caso: un’autorità portuale può essere ritenuta responsabile per un incendio scoppiato a bordo di una nave ormeggiata in un terminal che concede in locazione?

La risposta dovrà arrivare dal giudice federale statunitense Julien Neals, chiamato a pronunciarsi sulla richiesta avanzata dalla Port Authority of New York and New Jersey di essere esclusa dal procedimento. Secondo l’ente, infatti, le attività operative svolte nei terminal affittati ricadono esclusivamente sotto la responsabilità degli armatori e degli operatori coinvolti nelle operazioni di carico e scarico.

L’incendio, sviluppatosi sulla Grande Costa d’Avorio, unità ro-ro costruita nel 2011 con una capacità di 3.950 metri lineari di carico, provocò la morte dei vigili del fuoco di Newark Augusto Acabou, 45 anni, e Wayne Brooks Jr., 49 anni. Le indagini federali hanno successivamente stabilito che il rogo ebbe origine da una Jeep utilizzata per movimentare i veicoli destinati all’imbarco e hanno evidenziato come i pompieri intervenuti non fossero adeguatamente preparati ad affrontare un incendio sviluppatosi all’interno di una nave.

Parallelamente, la controllata Grimaldi Deep Sea ha avviato davanti al tribunale del New Jersey la procedura per limitare la propria responsabilità economica a 15,9 milioni di dollari, chiamando in causa anche la Port Authority, il terminalista Ports America, American Maritime Services e la Città di Newark.

La difesa dell’Autorità Portuale sostiene che non esista alcun obbligo giuridico di garantire la sicurezza delle operazioni di carico o la formazione dei vigili del fuoco. Secondo i legali, l’ente mette semplicemente a disposizione le infrastrutture portuali dietro pagamento di un canone, mentre spetta agli armatori organizzare le operazioni e affidarsi a professionisti qualificati, compresi eventuali operatori di salvataggio marittimo.

Una ricostruzione respinta con forza dagli avvocati del Gruppo Grimaldi. Per la compagnia italiana, la Port Authority avrebbe invece assunto precise responsabilità in materia di sicurezza antincendio, essendo consapevole sia della crescente frequenza degli incendi a bordo delle navi sia dell’inadeguata preparazione del corpo dei vigili del fuoco di Newark. Inoltre, secondo Grimaldi, l’ente avrebbe consentito l’utilizzo improprio del mezzo impiegato per la movimentazione dei veicoli, da cui sarebbe scaturito il rogo.

Sulla stessa linea si collocano anche le famiglie dei due pompieri deceduti, che chiedono al giudice di respingere la richiesta di archiviazione avanzata dalla Port Authority. Secondo i loro legali, prima di escludere qualsiasi responsabilità sarà necessario completare l’acquisizione delle prove, anche alla luce del contratto di locazione del terminal, risalente al 1947, che imporrebbe all’Autorità Portuale l’obbligo di mantenere le strutture in buone condizioni. La decisione del tribunale potrebbe così contribuire a ridefinire i confini delle responsabilità delle autorità portuali nella gestione della sicurezza dei terminal marittimi.