{"id":39508,"date":"2026-07-15T01:21:29","date_gmt":"2026-07-14T23:21:29","guid":{"rendered":"https:\/\/blueconomy.com\/?p=39508"},"modified":"2026-07-10T19:34:12","modified_gmt":"2026-07-10T17:34:12","slug":"angelo-roma-intervista-livorno","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blueconomy.com\/it\/trasporto-marittimo-e-logistica\/porti\/angelo-roma-intervista-livorno\/","title":{"rendered":"Angelo Roma: &#8220;A Livorno si \u00e8 investito molto in innovazione. Ora serve anche pi\u00f9 flessibilit\u00e0 operativa&#8221;"},"content":{"rendered":"<p><strong>Angelo Roma<\/strong>, consulente marittimo, ha svolto diversi importanti ruoli nella community portuale di Livorno e della Toscana, compresi fra gli altri la rappresentanza di Zim e la vicepresidenza dell\u2019Interporto Vespucci.<\/p>\n<figure id=\"attachment_39509\" aria-describedby=\"caption-attachment-39509\" style=\"width: 150px\" class=\"wp-caption alignright\"><img loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-39509 size-thumbnail\" src=\"https:\/\/blueconomy.com\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/WhatsApp-Image-2026-07-09-at-23.03.40-150x150.jpeg\" alt=\"Angelo Roma\" width=\"150\" height=\"150\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-39509\" class=\"wp-caption-text\"><em>Angelo Roma<\/em><\/figcaption><\/figure>\n<p><strong>Nel 1984 lei ha coordinato il trasferimento storico dei traffici verso la Darsena Toscana con Intercontainers. Guardando a quel modello di terminalismo, come valuta l&#8217;attuale assetto dei terminalisti livornesi rispetto alle esigenze di flessibilit\u00e0 e spazi richieste oggi da agenti e spedizionieri?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abNel 1984 il trasferimento dei traffici verso la Darsena Toscana con Intercontainers rappresent\u00f2 un passaggio epocale: per la prima volta il porto di Livorno si dotava di un terminal dedicato all&#8217;intermodalit\u00e0. Era un modello orizzontale, flessibile, in cui gli operatori dialogavano direttamente con il terminalista senza barriere burocratiche. La situazione attuale \u00e8 profondamente mutata. Gli ingenti investimenti in sicurezza e digitalizzazione da parte dei terminalisti di Livorno si scontrano oggi con un modello rigido e frammentato. Questo crea un divario con le esigenze di flessibilit\u00e0 di agenti e spedizionieri, chiamati a gestire h24 e-booking, merci pericolose, reefer e formati di ogni tipo. La vera urgenza \u00e8 colmare l&#8217;assenza di uno spazio operativo comune che assicuri costi prevedibili e tempistiche certe. In sintesi: il terminalismo deve smettere di fare da imbuto e tornare a focalizzarsi sul servizio\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Per anni si \u00e8 parlato dell\u2019Interporto Vespucci come naturale polmone retroportuale di Livorno. Dal suo osservatorio di ex vicepresidente dell\u2019Interporto, quali nodi strutturali o procedurali mancano ancora per una reale integrazione \u2018banchina magazzino\u2019 che velocizzi il flusso delle merci?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abL&#8217;Interporto Vespucci ha tutte le carte in regola per essere il polmone retroportuale di Livorno, ma dopo anni di discussioni i nodi strutturali restano gli stessi. Questi i principali. La connessione ferroviaria: il collegamento banchina-interporto non \u00e8 ancora fluido come dovrebbe. I tempi di trasferimento container dal molo al retroporto non sono competitivi rispetto ad altri hub italiani. La procedura doganale: l&#8217;integrazione tra controlli in porto e magazzino franco non \u00e8 piena. Si perde troppo tempo nel passaggio di informazioni tra sistemi diversi. La governance: troppe anime \u2014 porto, interporto, Regione, operatori privati \u2014 che faticano a convergere su una strategia unica. Manca un traffic manager che coordini flussi fisici e informativi\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Oggi i grandi carrier tendono a verticalizzare la filiera o a cambiare hub rapidamente: qual \u00e8 la ricetta commerciale che Livorno deve adottare per fidelizzare le compagnie ed evitare la fuga dei traffici?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abLa verticalizzazione dei grandi carrier e la mobilit\u00e0 degli hub sono fenomeni che non si possono fermare. La ricetta per Livorno, a mio avviso, si gioca su tre tavoli. Primo, affidabilit\u00e0 operativa: un carrier cambia hub quando i tempi di attracco, scarico e rientro non sono garantiti. Livorno deve offrire time certainty, non solo prezzo. Questo significa investire in banchine efficienti e in una governance portuale che risolva i problemi in ore, non in giorni. Secondo, servizio ferroviario di qualit\u00e0: il carrier oggi pensa alla filiera door-to-door. Se il porto non gli garantisce un collegamento ferroviario veloce e frequente verso il Nord Italia e l&#8217;Europa centrale, il carrier si sposta altrove. Terzo, relazione commerciale: la vecchia scuola insegnava che il porto si costruisce persona per persona. I rapporti con i line manager dei carrier vanno coltivati con continuit\u00e0, non solo quando c&#8217;\u00e8 una gara da vincere. Livorno deve tornare a essere un partner, non solo un fornitore di infrastrutture\u00bb.<\/p>\n<p><strong>La Darsena Europa \u00e8 l\u2019opera pi\u00f9 attesa dalla comunit\u00e0 logistica toscana. Dal punto di vista tecnico e dei tempi di realizzazione, ritiene che quando l\u2019infrastruttura sar\u00e0 pronta gli operatori troveranno un porto ancora competitivo rispetto ai giganti di Genova e La Spezia?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abLa Darsena Europa \u00e8 l&#8217;opera che la comunit\u00e0 logistica toscana aspetta da decenni, e con assoluta ragione. Dal punto di vista tecnico il progetto \u00e8 solido: fondali profondi, banchine lineari e ampi spazi di manovra capaci di accogliere finalmente le grandi navi transoceaniche post-Panamax, colmando il gap infrastrutturale storico del nostro scalo. Ma c&#8217;\u00e8 un &#8220;ma&#8221; fondamentale che detter\u00e0 il successo o il fallimento dell&#8217;operazione: il market timing. Se la Darsena Europa richieder\u00e0 tempi di realizzazione troppo lunghi, rischiamo che il mercato sia gi\u00e0 cambiato e i flussi si siano consolidati altrove. I nostri competitor diretti non restano a guardare: Genova sta investendo miliardi nella Nuova Diga foranea e La Spezia continua a fare passi da gigante nell&#8217;automazione e nell&#8217;efficienza del trasporto su ferro. La competitivit\u00e0 di Livorno nel giorno dell&#8217;inaugurazione dipender\u00e0 da una precisa equazione strategica basata su tre fattori\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Quali?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abIl fattore tempo: i mercati e i carrier si muovono rapidamente; le promesse non fidelizzano i traffici, la certezza delle date s\u00ec. La connettivit\u00e0 terrestre e ferroviaria: una banchina profonda \u00e8 inutile se dietro \u00e8 isolata. La Darsena Europa deve nascere gi\u00e0 integrata con il bypass ferroviario di Pisa, il potenziamento della linea tirrenica e il raccordo diretto verso l&#8217;Interporto Vespucci, inserendo pienamente lo scalo nei corridoi europei Ten-T. La gestione retroportuale: l&#8217;efficienza della banchina deve estendersi immediatamente alle aree retroportuali, con una catena logistica fluida e costi della manovra competitivi. Se questi elementi non cammineranno alla stessa velocit\u00e0 dei dragaggi e delle gettate di cemento in mare, rischiamo di inaugurare un&#8217;opera ingegneristica bellissima, ma con i clienti che hanno gi\u00e0 scelto altre rotte\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Spedizionieri e agenti combattono ogni giorno con la burocrazia dei controlli e i tempi di sdoganamento. Nella sua carriera ha visto nascere l&#8217;informatizzazione portuale: quali sono i colli di bottiglia digitali che a Livorno rallentano ancora il &#8216;Fast Corridor&#8217; delle merci?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abHo visto nascere l&#8217;informatizzazione portuale in Italia: dalle prime telex alle Edi, dai fax alle piattaforme web. Livorno ha fatto passi importanti, ma i colli di bottiglia digitali restano e penalizzano il Fast Corridor\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Dove si pu\u00f2 intervenire?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abLa frammentazione dei sistemi: il porto, la dogana, i terminalisti, le spedizioniere usano piattaforme diverse che non dialogano tra loro. L&#8217;operatore deve inserire gli stessi dati pi\u00f9 volte, con errori e ritardi. La mancanza di una single window effettiva: esiste sulla carta, ma in pratica molte procedure richiedono ancora passaggi cartacei o interventi umani che rallentano tutto. I controlli non armonizzati: i sistemi di risk analysis della dogana e delle altre amministrazioni non sono pienamente integrati. Una merce pu\u00f2 essere bloccata per verifiche che si sovrappongono senza coordinamento. La scarsa digitalizzazione dell&#8217;ultimo miglio: il collegamento tra porto e retroporto\/interporto non \u00e8 ancora gestito con strumenti digitali condivisi. Il Fast Corridor si costruisce prima con i bit che con i binari\u00bb.<\/p>\n<p><strong>La merce che sbarca a Livorno deve muoversi rapidamente verso i mercati del Nord Italia e del Centro Europa. A che punto \u00e8, secondo lei, l&#8217;efficienza dell&#8217;ultimo miglio ferroviario del porto e quanto penalizza la competitivit\u00e0 degli operatori locali?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abL&#8217;ultimo miglio ferroviario del porto di Livorno \u00e8 il suo tallone d&#8217;Achille competitivo. Non posso dire diversamente. La ferrovia nel porto di Livorno esiste, funziona, ma non \u00e8 competitiva. I tempi di movimentazione dei treni all&#8217;interno del porto, i tempi di attesa per la formazione dei convogli, la frequenza dei collegamenti verso l&#8217;entroterra sono ancora lontani da quelli che servono a un operatore logistico moderno. Quanto penalizza? Tanto. Uno spedizioniere che deve garantire una consegna in Germania o nel Nord Italia calcola la catena logistica in ore. Se l&#8217;ultimo miglio ferroviario aggiunge mezza giornata o una giornata di incertezza, quel cliente preferisce La Spezia o Genova, dove il treno parte pi\u00f9 velocemente e arriva pi\u00f9 puntualmente. Serve un investimento deciso in infrastrutture ferroviarie portuali (raddoppi, elettrificazioni, segnalamento), procedure operative integrate tra porto e ferrovia, orari di servizio garantiti, come fossero corse di una metropolitana\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Il mondo delle agenzie marittime e delle spedizioni sta vivendo un forte ricambio generazionale: i giovani manager logistici che si affidano agli algoritmi che cosa possono imparare dalla vecchia &#8216;scuola di banchina&#8217;?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abQuesta domanda mi tocca da vicino. Ho visto ragazzi brillantissimi, corredati di Mba arrivare in porto e non capire perch\u00e9 un container \u00e8 fermo, magari da una settimana.<br \/>\nLa vecchia scuola di banchina insegnava cose che nessun algoritmo pu\u00f2 sostituire. Il rapporto umano: il porto \u00e8 fatto di persone. Il capo banchina, il gruista, la dogana. Se non sai parlare con loro, non risolvi i problemi. La capacit\u00e0 di leggere la situazione: la banchina \u00e8 un ecosistema vivo. Un algoritmo ti dice che il container \u00e8 in posizione B3, ma solo l&#8217;occhio esperto capisce che quella banchina \u00e8 congestionata perch\u00e9 c&#8217;\u00e8 una nave in ritardo, un treno mancante, un operatore malato. La pazienza e la tenacia: i problemi in porto non si risolvono con una email. Si risolvono stando sul posto, al telefono, di sera, la domenica. La logistica non fa mai pausa. I giovani hanno strumenti potentissimi: i dati, la modellazione, l&#8217;automazione. Ma devono imparare a sentire il porto, non solo a leggerlo su uno schermo. L&#8217;algoritmo ottimizza, ma la vecchia scuola risolve. Il futuro \u00e8 chi sa fare entrambe le cose\u00bb.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il manager, memoria storica dello scalo: &#8220;Nel 1984 c&#8217;erano meno barriere di oggi. La Darsena Europa colmer\u00e0 un gap, ma va completata al pi\u00f9 presto&#8221;<\/p>\n","protected":false},"author":5,"featured_media":39511,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"footnotes":""},"categories":[73],"tags":[45],"class_list":["post-39508","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-porti","tag-le-voci-dell-economia-del-mare"],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO Premium plugin v26.5 (Yoast SEO v26.5) - https:\/\/yoast.com\/wordpress\/plugins\/seo\/ -->\n<title>Angelo Roma: &quot;A Livorno si \u00e8 investito molto in innovazione. 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